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INCHIESTA – “Querelati da Marco Violi”: il gruppo Telegram, l’estrema destra e la rete di intimidazioni
Secondo quanto denunciato e segnalato alle autorità, dietro il gruppo Telegram denominato “Querelati da Marco Violi” si celerebbe un insieme strutturato di soggetti riconducibili all’estrema destra, residenti prevalentemente tra Veneto ed Emilia-Romagna, che avrebbe agito con l’obiettivo di diffamare, insultare e minacciare di morte Marco Violi, direttore di Romagiallorossa.it. Il gruppo, nato esplicitamente contro Violi, avrebbe superato i limiti della critica legittima trasformandosi, secondo la ricostruzione fornita, in uno strumento di persecuzione digitale, con contenuti reiterati e di particolare gravità.
Nella stessa ricostruzione viene indicato un collegamento operativo con pagine social riconducibili a “Er Clab”, progetto nato per delegittimare e diffamare pubblicamente giornalisti e addetti ai lavori del calcio. Tra i bersagli citati figurerebbe anche Fabio Caressa, insieme ad altri professionisti del settore, colpiti da campagne di discredito e insulti sistematici. Si tratterebbe, sempre secondo quanto segnalato, di un ecosistema coordinato in cui canali Telegram e pagine social agirebbero in modo complementare.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda le chiamate telefoniche anonime e ripetute che il gruppo Telegram avrebbe “ordinato” ad alcuni soggetti nel periodo novembre–dicembre 2025. Tra i nomi indicati nelle segnalazioni compare Filippo Borgo, che — secondo la denuncia — avrebbe contattato più volte l’utenza di Violi, anche durante le partite della AS Roma e in piena notte, con modalità ritenute insistenti e persecutorie. Un quadro che, se confermato, delineerebbe una strategia di molestia organizzata.
Altro nodo centrale è la diffusione pubblica di vocali WhatsApp privati di Violi, cordiali e confidenziali, ottenuti da Alessandra Fusco, persona con la quale il giornalista intratteneva rapporti esclusivamente via WhatsApp. La domanda posta nelle segnalazioni è netta: perché la Fusco avrebbe dato l’ok alla diffusione pubblica di vocali privati e con quale finalità? Un interrogativo che investe direttamente la tutela della privacy e l’eventuale strumentalizzazione di contenuti personali.
L’intera vicenda è stata formalmente segnalata alla Polizia Postale di Roma, con la consegna — secondo quanto riferito — di chat Telegram, screenshot, log di chiamate, contenuti audio e collegamenti tra profili e pagine social. Ora spetterà agli inquirenti ricostruire ruoli, responsabilità e dinamiche, verificando se e come odio politico, diffamazione, violazione della privacy e persecuzione digitale si siano intrecciati in un’unica rete.
Questa inchiesta riporta fedelmente i fatti così come denunciati. Le accuse sono gravi, circostanziate e ora all’attenzione delle autorità competenti. Secondo quanto affermato, la verità verrà a galla, chiarendo chi ha organizzato, chi ha partecipato e con quali strumenti a un’operazione di intimidazione che, se accertata, rappresenterebbe un caso emblematico sul fronte della tutela dei giornalisti e del contrasto alle molestie online.
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