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Carlo Verdone, amore eterno per la Roma: dai ricordi in Curva Sud all’amicizia con Totti
AS ROMA NEWS VERDONE – A pochi giorni dal suo 75° compleanno, Carlo Verdone apre il cassetto dei ricordi e racconta a Sportweek la sua storia d’amore calcistica: una passione viscerale e antica per la Roma, nata sui banchi di scuola e cresciuta sugli spalti della Curva Sud. Un legame che il regista definisce “un colpo di fulmine”, nato quando un suo compagno di banco, romanista doc, riempiva i quaderni con i disegni di Giacomo Losi, Dino Da Costa e dei protagonisti della Roma degli anni Sessanta. “Così la Roma mi è entrata dentro”, spiega l’attore, ricordando l’infanzia trascorsa tra matite, figurine e sogni giallorossi.
La prima volta all’Olimpico è scolpita nella memoria: un derby. Verdone era in Curva Sud con un amico e suo padre, travolto dal boato dello stadio e dalla grandezza di un Olimpico che gli sembrava immenso. Ma ciò che lo colpì di più fu una scena d’altri tempi: un gruppo di laziali che, sulle spalle, portò una bara con la scritta “Qui giace la Roma”, accolta dai romanisti con qualche lancio di pomodori. “Oggi tutto è più violento, si è spenta la poesia di quegli anni”, riflette Verdone, nostalgico di un calcio meno esasperato e più romantico.
Il suo primo idolo? Non un romanista, ma Omar Sivori, “il mito di tutti i bambini della mia generazione”. Gambette veloci, calzettoni abbassati e dribbling che facevano impazzire le difese. Poi, nella Roma, arrivò un’altra scintilla: Pedro Manfredini, “Piedone”, l’uomo delle triplette, capace di rubargli il cuore grazie a una prolificità straordinaria.
Nel racconto non mancano ricordi legati all’amicizia con Francesco Totti, alle gioie e alle delusioni sportive (“Ah, la finale col Liverpool…”), ma anche episodi irresistibili che sembrano usciti da un suo film. Come quello, surreale, vissuto a Perugia nel 2000. Verdone racconta la telefonata inaspettata di Luciano Gaucci, allora presidente degli umbri, che lo invita a vedere la sfida contro la Roma assicurandogli che sarebbe stato accolto con affetto. La realtà fu ben diversa: “Appena ho messo piede in campo, sono partiti applausi… e poi una mitragliata di bottigliette d’acqua!”, ricorda divertito. Costretto alla fuga sotto la pioggia di plastica, arrivò in tribuna stremato: «Preside’, me hanno lapidato de acqua minerale!». Gaucci minimizzò: “Saranno quattro o cinque…” “Ma quali quattro o cinque, questi so’ cinquemila!”, ribatté Verdone. Il giorno dopo, come ringraziamento, gli arrivò a casa un elegante servizio da tè. “Poi non l’ho più sentito”, conclude sorridendo.
Tra aneddoti, nostalgie e ironia, Verdone conferma ancora una volta il suo ruolo di “romanista simbolo”, legato visceralmente alla squadra e alla città. Un amore che, a 75 anni, non smette di emozionarlo.
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