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Totti torna alla Roma? Ranieri apre ai Friedkin: perché il ritorno della bandiera può cambiare il futuro giallorosso
Bastano dieci parole per riaccendere un sogno. Dieci parole pronunciate da Claudio Ranieri che hanno immediatamente fatto rumore in tutto l’ambiente giallorosso: «I Friedkin ci stanno pensando». Il tema è di quelli che toccano il cuore prima ancora della testa: il possibile ritorno di Francesco Totti alla Roma.
Un’ipotesi che, solo fino a poco tempo fa, sembrava fantascienza. E invece oggi torna d’attualità, come se il tempo avesse riannodato quel filo spezzato il 17 giugno 2019, giorno dell’addio fragoroso dell’ex capitano alla dirigenza. Una rottura dolorosa, figlia di incomprensioni e di un ruolo mai davvero definito. «Sono all’oscuro di tutto», disse allora. Parole che raccontavano la frustrazione di sentirsi una figura simbolica ma senza potere decisionale, una “scatola vuota” per chi in campo era abituato a comandare e trascinare.
Un paradosso, se si pensa che da calciatore Totti veniva spesso coinvolto nelle scelte strategiche, perfino nel convincere altri big a scegliere la Capitale. Poi il calcio, si sa, cambia velocemente e quel primo tentativo da dirigente non trovò mai una vera collocazione.
Oggi lo scenario è diverso. L’apertura raccontata da Ranieri lascia intendere una scelta condivisa con la proprietà, non una nomina di facciata. Un ritorno studiato, costruito, con responsabilità concrete. Non un simbolo, ma una figura operativa, capace di incidere.
Il rientro di Totti avrebbe una doppia valenza. La prima, emotiva e identitaria. Perché la Roma è appartenenza, storia, radici. E nessuno rappresenta questi concetti più del suo capitano storico. La seconda, tecnica e gestionale. In una struttura che già comprende personalità forti come Gian Piero Gasperini, lo stesso Ranieri e il direttore sportivo Ricky Massara, aggiungere competenza ed esperienza non può che essere un valore.
Certo, la chiave sarà definire bene il ruolo. È questo il punto su cui tutti insistono: niente equivoci, niente ambiguità. Un incarico chiaro, con poteri reali e responsabilità precise. Ma se c’è una cosa che Totti ha sempre dimostrato, dentro e fuori dal campo, è la capacità di adattarsi a tutto. Trequartista, falso nove, uomo assist o finalizzatore: ha sempre giocato “a tutto campo”. Anche da dirigente, l’obiettivo resterebbe lo stesso di sempre: fare squadra.
Per ora siamo nel campo delle riflessioni, ma il segnale è forte. E a Trigoria sanno bene che certi ritorni non sono solo romantici: possono cambiare l’aria, il clima, perfino l’ambizione. Il nome di Totti, del resto, a Roma non è mai stato passato. È solo rimasto in attesa. E adesso, forse, è arrivato il momento di riaccendere la luce.
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