Josè Mourinho

AS ROMA NEWS SHERIFF EUROPA LEAGUE MOURINHO – Le parole contano davvero? Centotredici giorni fa c’era un mondo – quello giallorosso – in fiamme per la finale di Europa League persa a Budapest contro il Siviglia. L’arbitro Taylor era il nemico; agguati e complotti le parole d’ordine di spiriti bellicosi. Sembra quasi un paradosso che oggi la Roma ricominci davvero in una città, Tiraspol, dove l’odore della guerra ha l’inesorabilità del reale, scrive La Gazzetta dello Sport.

La Transnistria – repubblica non riconosciuta dall’Onu – ha il cuore che batte per la Russia, mentre la Moldavia, da cui si è separata, è più vicina al nostro Occidente. Basterebbe questo, a poco più di trent’anni dalla secessione che ha insanguinato queste terre brulle, per stare in allarme. Ma c’è molto di peggio, ovvero la guerra tra Russa e Ucraina che si combatte a meno di 150 km di distanza, prendendo Odessa come punto di riferimento.

Insomma, se il calcio è metafora della guerra, siamo in una zona che conosce entrambe le cose, anche se il pallone va in vetrina soprattutto grazie allo Sheriff, la squadra multinazionale (ci sono giocatori di 19 nazionalità diverse) espressione di un’azienda che da sola produce circa il 50% del prodotto interno lordo della Transnistria. Come sorprendersi allora se il club ora allenato dall’italiano Roberto Bordin vanti una bacheca con 42 titoli?

Certo, José Mourinho da solo ne vale 26, anche se stasera dovrà scontare la prima delle 4 giornate di squalifiche inflittegli dalla Uefa per le dichiarazioni di fuoco seguite al match col Siviglia. Eppure la rabbia non si è ancora placata. «Io continuerò a dire – e lo farò fino all’ultimo giorno della mia carriera e anche oltre – che la finale di Budapest noi non l’abbiamo persa. E lo dirò ogni volta che parlerò di quella partita».

Adesso, però, gli tocca gestire la lontananza dai suoi. «Non sarò vicino alla squadra e non potrò comunicare – spiga – , ma mi fido del mio staff. Comunque, anche se non posso parlare con i giocatori, posso esultare ai gol». Perché la caccia alla zona Champions, obiettivo del club, è raggiungibile anche tramite la vittoria in Europa League. «Non riesco a scegliere una competizione. Ci sono squadre forti in Italia e in Coppa come Brighton, Liverpool, Leverkusen e Atalanta. Rispettiamo lo Sheriff, ma il nostro traguardo è vincere il girone e non complicarci la vita come fatto lo scorso anno andando ai playoff con un club sceso dalla Champions».

Per partire forte, comunque, Mou sceglie di cambiare pelle alla Roma, lanciando Svilar in porta («ma lo faccio solo perché so che per Rui non ci sono problemi») e rilanciando Karsdorp, Bove, Aouar e Zalewski. La tentazione sarebbe quella di lanciare Lukaku in coppia con Belotti, anche se il portoghese spiega che, per filosofia, preferisce «giocare con due attaccanti dove uno sia di creatività. Per questo abbiamo giocato con Dybala o El Shaarawy».

Ma il dubbio attacco incomberà fino al match, perché Big Rom è un talismano di Europa League, visto che segna da 11 partite di fila con all’attivo un bottino di 15 reti. Sarà per questo che Karsdorp, dopo aver derubricato a poco la lite con Mou dello scorso gennaio («Tante cose accadono nel calcio, è la vita. Alcune sono positive e altre negative, ma fa parte del passato»), chiude rivelando l’obiettivo della Roma: «Vogliamo vincere la Coppa». Sarebbe l’unico modo per dimenticare Budapest. Forse.



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