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Roma sempre più “gasperiniana”: Celik simbolo della metamorfosi voluta da Gasperini
Gasperiniani si nasce, sarebbe l’ideale, ma soprattutto ci si diventa. E quando in panchina c’è Gian Piero Gasperini, l’essere gasperiniani non è soltanto una questione tattica o atletica: diventa quasi uno stato dell’anima. Un processo che non riguarda solo il giovane da plasmare, l’acerbo da indirizzare, ma può coinvolgere chiunque, anche chi sembrava aver già dato tutto.
L’esempio più evidente è Zeki Celik. Un discreto terzino che aveva faticato ai tempi di José Mourinho e che Claudio Ranieri aveva in qualche modo “salvato”, reinventandolo come difensore centrale o esterno. Oggi Celik è tornato stabilmente nel suo ruolo naturale ed è diventato uno dei più affidabili del campionato: crossa, si propone, lotta, marca e si fa trovare anche dentro l’area avversaria. È la fotografia perfetta di una trasformazione riuscita.
Sono pochi, ormai, i calciatori della Roma che Gasperini non è riuscito a portare completamente dalla sua parte, a dipingerli secondo la propria idea di calcio. Artem Dovbyk è uno di questi: gli smarcamenti continui e aggressivi di Donyell Malen non sembrano ancora essergli entrati davvero in testa. Qualche dubbio resta anche su Evan Ferguson, che dà l’impressione di partire, salire, ma poi fermarsi, lasciando interrogativi su quale possa essere il suo reale margine di crescita.
Diverso il discorso per Niccolò Pisilli, che ha avuto bisogno di tempo ma ora sta arrivando, così come Neil El Aynaoui, lentamente sempre più dentro i meccanismi del tecnico. Chi invece sembra essere diventato il nuovo “Toloi” di Gasperini è Daniele Ghilardi: un giovane cresciuto, per usare le parole care al tecnico, in maniera “esponenziale”. La prestazione contro il Milan è stata semplicemente mostruosa, degna dell’assente giustificato Mario Hermoso, altro gasperiniano doc.
La nuova sfida di Gasperini adesso si chiama Robin Vaz. Un giocatore che ha bisogno proprio di questo percorso, di tempo e fiducia. Due partite, due presenze: segnali chiari che la fiducia del tecnico c’è. E Gasperini non si ferma qui. Sta lavorando anche su Mile Svilar. Sì, proprio su un portiere che sfiora la perfezione. Perché anche lui può crescere ancora, soprattutto nella gestione del pallone con i piedi, fondamentale nel calcio del tecnico di Grugliasco.
La vera forza di Gasperini, però, è riuscire a tirare fuori qualcosa in più anche dai più affidabili. Manu Koné, Gianluca Mancini e Bryan Cristante ne sono la prova. In particolare Koné sta imparando, passo dopo passo, a velocizzare il gioco, a cercare con più continuità la verticalità.
La Roma, oggi, non è solo una squadra allenata da Gasperini. È una squadra che gli somiglia. Ed è forse questo il segnale più forte di una metamorfosi che, ormai, è quasi completa.
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