Fabrizio Lucchesi

ULTIME NOTIZIE AS ROMA LUCCHESI MOURINHO – Sono passati ormai vent’anni dall’ultimo scudetto della Roma. Fabrizio Lucchesi, direttore generale proprio negli anni del titolo giallorosso, lo ha ricordato a Il Giornale di Roma, oltre a parlare anche del nuovo allenatore José Mourinho

“La squadra dello scudetto nasce, come tutti i progetti, da uno lavoro programmatico, devi avere un po’ di fortuna e devi sbagliare poco. La Lazio vince lo scudetto 1999-2000, l’anno in cui io ero arrivato, e questa cosa fece indispettire non poco il Presidente Sensi. Noi avevamo programmato un crescendo d’investimenti e di scelte in tre anni. Mi ricordo che una sera il Presidente Sensi mi disse: “Fabrizio, io sono troppo grande d’età… voglio provare ad azzardare…” e provammo ad anticipare di due anni gli investimenti previsti per il triennio. Fummo bravi e fortunati, indovinammo quasi tutto, sbagliammo poco, riuscimmo a mettere in campo, grazie al Presidente e grazie ad un allenatore straordinario, una squadra di campioni e di uomini, perché alla fine la differenza la fa quello e venne fuori lo scudetto. Se ci penso, ancora oggi mi vengono i brividi”.

Su Capello e su Mourinho… 

L’artefice principale è stato Franco Sensi, è la persona alla quale va legato quello Scudetto, ma se non avessimo avuto Fabio Capello come allenatore, sarebbe stata dura. Un allenatore che doveva portare un certo tipo di vissuto, che lui aveva già maturato dalle sue esperienze precedenti. Quindi noi tutti, me compreso, avevamo bisogno di un uomo forte fuori dal campo, come Franco Sensi, e di un uomo forte nel rettangolo verde, l’allenatore, intorno al quale far girare il progetto sportivo. La mia funzione era quello del regista fra queste due realtà e alla fine sono riuscito a generare la partita della vita, venne fuori proprio questo concetto per cui era importante avere i giocatori forti ma altrettanto avere un allenatore vincente. E questo è l’augurio che faccio alla Roma di quest’anno, con l’arrivo di Mourinho.

Su Totti e sulla Roma… 

Totti è un fuoriclasse, non è un campione. Totti sta certamente nell’Olimpo dei grandi. Ho avuto il previlegio di lavorarci quattro anni e vi dico che quello che si vedeva la domenica, era solamente un pezzettino del suo straordinario repertorio. Tra l’altro è un ragazzo d’oro, che vuole bene alla Roma e sono convinto che se gli fanno l’analisi del sangue, non trovano il sangue rosso ma lo trovano giallorosso. Io sono rimasto innamorato di Roma, della Roma e dei romanisti. Vivo a Roma e voglio bene a questa città, voglio bene ai tifosi, anche se sono passati vent’anni l’affetto che mi lega a loro è intatto. Sento il calore forte della tifoseria nei miei riguardi ed è una roba che mi inorgoglisce e mi fa sentire un previlegiato. Sono rimasto a vivere a Roma anche se dopo la Roma ho fatto altre esperienze. Addirittura sono andato a lavorare alla Fiorentina tre anni e ho fatto il pendolare tra Roma e Firenze pur avendo casa a Firenze. La mia famiglia è a Roma, i miei figli sono cresciuti a Roma, sono tifosissimi della Roma, perciò posso dire che sono felicemente innamorato di Roma e della Roma.

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