ESCLUSIVA, Dragoni: “Mi chiedo come con questi conti la Roma possa iscriversi al campionato” [AUDIO]

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James Pallotta

ESCLUSIVA GIANNI DRAGONI AS ROMA – Gianni Dragoni, giornalista de “Il Sole 24 ore” è stato intervistato in esclusiva da Romagiallorossa.it per commentare il bilancio della AS Roma al 30 giugno 2018 e per parlare dei debiti che il club ha contratto e dovrà coprire nel corso dei prossimi anni.

Dott. Dragoni, dal bilancio si evince che i debiti hanno quasi raggiunto il fatturato, nonostante quest’ultimo sia aumentato di 75 milioni. Come mai?
La questione dei debiti la vedo negli investimenti che sono stati fatti in acquisti di nuovi calciatori, perchè l’anno scorso, prima del 30 giugno 2018, la Roma ha investito circa 150 milioni. Il pagamento dei calciatori è spalmato negli anni, ma nella maggior parte dei casi si pagano subito. Probabilmente l’aumento dei debiti, oltre all’aumento dei costi, che ha portato il bilancio ancora in perdita, si può spiegare nell’aumento degli investimenti.

Nel suo interessantissimo articolo scrive che il Patrimonio Netto Consolidato è rimasto negativo, anzi, peggiorato. Da -88,9 milioni del giugno 2017 a -105,4 milioni del 30 giugno 2018. La Roma ha perso tutto il capitale? E perché?
La Roma ha perso tutto il capitale perchè il patrimonio netto è un sinonimo di capitale. In realtà il patrimonio netto è la somma algebrica tra capitale sociale, eventuale sovrapprezzo azioni, o altre riserve, e somma il risultato dei bilanci accumulati nel tempo. Se la somma è inferiore a zero è negativo e, in questo caso, siamo a -105,4 milioni; l’anno precedente, arrotondando, era -89 milioni di consolidato. Vuol dire che è sotto zero di oltre 100 milioni. Perchè ha perso il capitale? Perchè la somma delle perdite di questi anni porta un totale ad un valore negativo. Anche se, nell’ultimo esercizio del giugno scorso, si è completato un nuovo aumento di capitale che l’assemblea dei soci ha deliberato l’anno scorso, in cui erano stati chiesti 115 milioni ma poi sono stati effettivamente versati 100 milioni. La maggior parte li aveva già anticipati Pallotta l’anno precedente, cioè 90 milioni, pertanto l’effetto finanziario di questi versamenti era già stato consumato, quindi i soldi erano già stati spesi. Però solo nel momento in cui viene perfezionato l’emissione di nuove azioni, si può dire che questi soldi vengono messi a capitale. Eppure, anche se sono stati versati in giugno, il bilancio al 30 giugno mostra ancora un segno negativo. Quindi se non ci fosse stato questo aumento di capitale, avremmo visto un patrimonio netto ancora più basso di -105 milioni. Probabilmente avremmo visto un -200 milioni.

La Roma ha bisogno quindi di una nuova ricapitalizzazione?
La Roma ne aveva bisogno l’anno scorso, c’è stata ma non è stata sufficiente. Quindi ha bisogno di una nuova ricapitalizzazione. Tra l’altro con queste cifre c’è da chiedersi, in un anno successivo, se le autorità di controllo finanziarie, sia la Uefa (che guarda il discorso del conto economico e delle perdite), sia la Commissione Licenze Uefa e Federcalcio, diano tutte le autorizzazioni senza nessuna eventuale restrizione per la partecipazione sia alle Coppe Europee che al campionato. Da quest’anno, anche se sono criteri ancora molto flessibili, anche la Federcalcio ha una sorta di Fair Play Finanziario italiano, meno rigoroso di quello della Uefa. Comunque la Roma ha bisogno di un nuovo aumento di capitale, anche perchè i debiti aumentano. La Roma è vero che ha venduto dei giocatori però, oltre ai debiti finanziari netti, che sono quelli in cui si pagano gli interessi alle banche finanziatrici, la Roma ha 175 milioni di euro di debiti per calciomercato per pagare ancora calciatori che ha comprato negli anni precedenti.

Leggiamo che i costi del personale sono aumentati a 158,8 milioni: perché non si possono ridurre queste spese. E soprattutto, sono necessarie?
Questo è il costo del personale che è salito da 145 a quasi 159 milioni, ma in assoluto non lo ritengo un costo così alto rispetto ad una comparazione internazionale, visto che la Roma si confronta in Champions League, anche con aspirazioni importanti, soprattutto dopo la semifinale raggiunta l’anno scorso. Il problema è che questo costo, rispetto ai livelli di ricavi che ha la Roma, che è stato di 251 milioni, è un costo piuttosto elevato, considerando anche le altre spese. Credo che sia difficile ridurlo per mantenere competitiva la squadra. Il punto da valutare è se i soldi che vengono spesi, come in ogni azienda, sono spesi nel modo migliore. Cioè se gli stipendi che vengono dati ai calciatori corrispondano al loro reale valore. Faccio l’esempio di una squadra che ha già pubblicato il bilancio, cioè la Juventus. Il costo del personale è di oltre 250 milioni ma il fatturato è di 400 milioni.

Le plusvalenze vanno messe nel conto economico?
Certo, vanno messe nel conto economico ma non nei ricavi. Ad esempio, la Juventus senza le plusvalenze ha un fatturato di 402 milioni di euro. Costo del personale, invece, 259 milioni di euro. La Roma ha fatturato 251 milioni di euro e il costo del personale è 159 milioni. Quindi la Roma spende 100 milioni in meno della Juventus.

In conclusione, dove sono finiti i 98,4 milioni che la Roma ha incassato dalla Champions? Per caso per ridurre il debito che la Roma ha verso Goldman Sachs e Unicredit?
Sicuramente una parte sono finiti per coprire le spese. Sinceramente mi aspettavo un bilancio migliore della Roma, soprattutto alla luce di questo e sul lato dei debiti. La Roma nel bilancio dice che Unicredit non ha prestato soldi, ma ha solo partecipato all’operazione con Goldman Sachs. Ci sono circa 25 milioni di euro di commissioni e oneri finanziari, che sono una spesa importante, potrebbero essere uno stipendio di 3-4 calciatori. Tutto ciò dimostra che questo debito finanziario ha un costo importante e crescente per la squadra.

L’INTERVISTA AUDIO A GIANNI DRAGONI

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