Edin Dzeko

(Il Tempo – A. Austini) Un’altra passeggiata per migliorare in vista di impegni più severi e allungare a nove la striscia record di successi consecutivi in trasferta. La Roma batte il Benevento a domicilio con la stessa scioltezza con cui ha steso il Veronaall’Olimpico sabato scorso: stavolta segna anche un gol in più, non ne incassa nessuno e sta diventando una piacevole costante (le uniche reti subite finora in 5 gare ufficiali sono le tre dell’Inter), mostra evidenti progressi nell’apprendimento del calcio che vuole Di Francesco e trova piacevoli conferme. Su tutte la vena da bomber di Dzeko. Per il bosniaco è come se la scorsa stagione magica, tra le migliori nella sua carriera, non fosse mai finita. A Benevento segna la seconda doppietta di fila (siamo già a 5 squilli in campionato) e i gol a referto sarebbero stati quattro se Lucioni e Venuti non lo avessero anticipato due volte sulla linea, buttandola comunque due volte dentro nella loro porta. In più Edin colpisce un palo e una traversa che portano a cinque il conto dei «legni» centrati finora dai giallorossi. Insomma lo sfogo post-Atletico è stato solo dettato dalla frustrazione del momento. Un gran contributo al poker lo ha dato anche Kolarov, migliore in campo insieme al centravanti, rispolverando l’intesa trovata al tempo del City. Il terzino serbo si sta rivelando un acquisto intelligente, col bagaglio di esperienza accumulato in Premier unito a qualità indi scutibili. Non è un pivello neppure Gonalons e il suo debutto da romanista è andato come sperava Di Francesco.

Rispetto a De Rossi, il francese ha più facilità nelle «imbucate» in verticale (vedi azione del secondo gol) e fatica un po’ di più in fase difensiva, ma rappresenta comunque un’alternativa di lusso dentro una rosa lunga e completa. Ecco perché le assenze di tre pilastri come Nainggolan, De Rossi e Manolas (senza contare Schick) sono state ampiamente compensate dagli undici schierati ieri dal tecnico, cinque diversi rispetto alla vittoria col Verona. La facilità della gara ha consentito a Di Francesco di regalare altri minuti ad El Shaarawy, Gerson e Florenzi: con l’esordio di Gonalons, siamo già a 21 calciatori utilizzati. Note stonate? Under non ha sfruttato la seconda chance consecutiva da titolare ed èstato sostituito nell’intervallo: passaggi a vuoto che alla sua età ci stanno tutti. Qualche occasione di troppo concessa nel finale a Coda & soci, quando la tensione ormai era calata, e Di Francesco non ha gradito. Il bicchiere, comunque, è bello pieno e va ulteriormente rimboccato sabato in casa contro l’Udinese, prima di affrontare un ciclo terribile: due trasferte con Qarabag e Milan, poi dopo la sosta Napoli all’Olimpico e altre due visite a Chelsea e Torino. Sarà il primo momento verità. Un discorso a parte va fatto sul livello della Serie A. Partite come quella di ieri e la precedente con l’Hellas confermano la voragine che si è creata fra le squadre di vertice e gran parte delle altre. Si parla da anni di restrizione del campionato a 18 squadre, ora sarebbe il caso di passare ai fatti. Per il bene di tutti.

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