Lorenzo Pellegrini

NOTIZIE AS ROMA PELLEGRINI – Ah, ma allora è un vizio… Altro giro, altra partita e altro colpo di tacco vincente. E ancora una volta sotto la Nord. La Roma ci ha preso gusto: due volte Pastore, poi Lorenzo Pellegrini. Chissà se anche stavolta Jim Pallotta si dirà disgustato per lo spettacolo offerto dalla Roma. Dipende, come sempre, da chi gli spiega la partita. Pellegrini, il dominatore del derby.

E non soltanto per quell’invenzione balistica con il risultato ancora fissato sulla parità: Lorenzo ha dominato il derby con la sua ritrovata classe unita ad una strepitosa presenza in campo. Da veterano, altro che ragazzino cresciuto nel vivaio di Trigoria. Il gol (e che gol!), l’assist per la testa di Fazio e prima ancora la conquista del calcio di punizione poi trasformato in oro da Kolarov. Una prova completa. Finalmente.

Aveva forse più bisogno lui che la inaccettabile, inammissibile (lei sì…) Roma d’avvio campionato di una gara così: gli serviva un colpo d’autore, aveva la necessità di sentirsi importante, di lasciare il segno e c’è riuscito nella partita emotivamente più difficile per un romano e romanista. E pensare che non era stato neppure inserito nella lista dei titolari ma, si sa, il calcio è strano. E talvolta stranamente molto bello. Fuori Pastore, dentro Pellegrini: cambio di tacco, ma un altro gol di tacco. Una tradizione, ormai.

LA RINASCITA – In meno di novanta minuti, la Roma ha recuperato il suo futuro. Era impensabile che Lorenzo avesse dimenticato come si gioca a pallone, ma tutta un serie di piccoli fattori gli avevano rovinato l’inizio della stagione. Arrivando al punto di non avere più la certezza del posto. Poi, come capita nelle favole a lieto fine, ecco il derby. E tutto incredibilmente cambia.

Pellegrini incanta compagni e avversari, oltre che i tifosi della Roma allo stadio o davanti alla tv. Pur giostrando in una posizione per lui anomala: trequartista sì, ma a modo suo. Cioè andandosi a cercare il pallone, a suo piacimento, in ogni angolo del campo, non in una posizione statuaria, quasi immobile. Quindi marcabile. Pellegrini, invece, a tratti è stato immarcabile, creando un mare di guai alla squadra di Simone Inzaghi. Una rappresentazione inedita del ruolo, una prestazione talvolta un filo troppo nervosa ma molto molto concreta. Roba da leccarsi i baffi. E quando EDF l’ha spostato da mezzala nel 4-1-4-1 finale, Lorenzo non ha tradito le attese. Chiudendo con assoluta dignità anche nel concitato 5-3-2 che ha accompagnato il triplice fischio di Rocchi.

C’ERA UNA SVOLTA – Un gol al derby ti può cambiare la vita, si sa. Figuriamoci, quindi, quanto te la possa cambiare un gol, una vittoria con la tua firma e con una prestazione sontuosa come quella sfoderata ieri. Se i tre punti dell’Olimpico consentono alla Roma di ripartite, è probabile che adesso la vittoria darà la possibilità a Pellegrini di ritagliarsi uno spazio più ampio nell’undici giallorosso. Nessuno come Di Francesco lo conosce e sa quanto vale, e nessuno più del tecnico abruzzese sa come metterci le mani.

Giocare a Roma non è così semplice come farlo a Sassuolo: Eusebio l’ha ripetuto mille volte, segno che Lorenzo aveva bisogno di capire e crescere. Ora, però, il tempo dell’attesa sembra finito. È arrivato il momento di dare continuità alla prestazioni: lui ha tutti gli strumenti per farlo. E adesso che si è tolto anche lo sfizio dimostrare le orecchie al pubblico dopo il gol, è probabile che il passato l’abbia messo definitivamente in archivio. Chissà, forse è solo una speranza ma dopo averlo visto giocare così bene contro la Lazio somiglia tanto ad una certezza.

(Il Messaggero – M. Ferretti)

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