Josè Mourinho

AS ROMA NEWS MOURINHO – A sentirli parlare, Mourinho e Pinto somigliano allo Yin e allo Yang. E poco importa che la filosofia che incarnano il nero e il bianco sia riconducibile alla Cina e non al Giappone che attualmente li ospita. Perché anche a Tokyo i punti di vista del gm (e quindi della società) con quelli dello Special, almeno pubblicamente faticano a trovare un punto di contatto, scrive Il Messaggero.

Dopo aver coniato il termine “mercatino” a inizio mese per definire la sessione estiva (che già a fine agosto lo aveva visto tiepido in contrasto con l’euforia della piazza: “Abbiamo preso 5 calciatori con 7 milioni, la Lazio ne ha spesi 39…”), ieri Mourinho tra il serio e il faceto ha rifilato un’altra stilettata delle sue, cogliendo al balzo un paio di domande dei giornalisti giapponesi presenti: “Non abbiamo la forza di andare a prendere giocatori in Premier. Abraham? Era un calciatore che voleva mettersi in mostra mentre Matic ha 34 anni e ha militato nei migliori club. È tornato per giocare con me, per portare esperienza”.

Già questo sarebbe bastato. Poi, però, alla prima occasione, José non si è risparmiato una battuta, replicando alla possibilità di acquistare un calciatore giapponese: “Se costa poco…”. Per carità, nella vivace dialettica di Mourinho nulla di trascendentale. Ma le parole del tecnico sono comunque la spia di una volontà che Pinto fatica a controllare. Interpellato poco dopo, il dirigente ha provato a dribblare la questione: “L’opinione del tecnico è molto importante, così come lo è la sostenibilità del club. Anche il Fair Play Finanziario è qualcosa che dobbiamo tenere presente. Non voglio comunque perdere il mio tempo parlando di mercato, voglio godermi la tournée in Giappone”».

Si percepisce ormai da tempo come Pinto rimanga sempre abbastanza stizzito quando si parla di mercato. E fatichi a mediare tra la posizione pubblica dell’allenatore (che dietro a sé ha pressoché l’intera piazza a sostenerlo) e quella silente dei Friedkin che lui rappresenta come frontman societario. Anche perché José è un giocoliere come pochi altri. Ed entrambe le dichiarazioni di ieri, qualora venisse interpellato nelle prossime settimane sulla questione, hanno già pronta l’exit-strategy. Perché Mou è attento a non chiamare mai in causa la proprietà Usa. E nemmeno il connazionale, ci mancherebbe.

Il riferimento, eventualmente, sarà ai paletti Uefa che bloccano la Roma sul mercato. Intanto, però, le sue parole hanno l’effetto desiderato, ossia quello di alzare la soglia dell’attenzione in città e alimentare la discussione tra radio locali, quotidiani e social. Concetto che lo Special, riesce addirittura a rafforzare in un secondo momento: “Devi essere fortunato ad avere giocatori con le giuste motivazioni e qualità. Noi allenatori le possiamo implementare, ma non facciamo miracoli”. Tradotto: per fare il salto di qualità non basta Dybala.

La sessione di gennaio è lontana ancora una quarantina di giorni ma è come se fosse già iniziata con la sosta per i mondiali. Ma prima di pensare a qualche arrivo, rigorosamente in prestito, bisogna cedere. La Cremonese ieri ha aperto all’arrivo di Shomurodov (“Ha delle qualità precise e particolari. L’importante è che chi venga lo faccia con lo spirito giusto”, le parole del ds Giacchetta) che tuttavia ha già visto il suo posto preso da Solbakken.

Per un terzino, serve piazzare Karsdorp (Juventus in pressing ma soltanto in prestito). Le alternative non mancano: Bellerin, Odriozola e Bereszynski le piste percorribili. Mou vorrebbe un centrale mancino che sappia impostare da dietro. Ma anche per prendere Ndicka (Eintracht) in scadenza a giugno, servirebbe piazzare Kumbulla (Fiorentina). Per non parlare della mediana dove Bove sarà lasciato partire soltanto con la certezza di avere un calciatore più pronto al suo posto. Il solito gioco a incastri che Mou conosce bene. Ma che dopo un anno e mezzo, dà l’idea di far fatica ad accettare.

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