Torino-Udinese 2-1

ULTIME NOTIZIE AS ROMA TORINO“Possiamo crescere” dice Ivan Juric, con convinzione, appena dopo aver superato l’Udinese in una battaglia che ha esaltato quel suo spirito guerriero perfettamente trasmesso alla squadra, scrive La Gazzetta dello Sport.

Il successo sui friulani, tiratissimo ma meritato per come i granata hanno saputo governare la sfida, ha messo in evidenza che alcuni, importanti progressi, sono già in atto: il Toro dispone adesso di diverse armi in più. Prendiamo Sasa Lukic. Con la cura Juric è cresciuto moltissimo. L’allenatore lo ha tolto dalla giostra delle posizioni sulla quale il serbo si trovava in evidente disagio e lo ha collocato stabilmente in mezzo al campo, uno dei due perni del suo meccanismo di gioco, con Pobega spalla preferita e Mandragora (tra poco torna) valido coprotagonista ché quel ruolo è tanto dispendioso.

Lukic già a La Spezia era stato tra i pochi salvatisi in un pomeriggio grigio, l’altra sera si è imposto all’attenzione di tutti per l’eccezionale continuità della sua prestazione: dinamico, ordinato, illuminato. Il più bravo, senza ombra di dubbio.

E passiamo a Belotti. Ecco, il capitano, al contrario, sembrava smarrito in un buco nero, con lo Spezia aveva giocato male e in Nazionale non aveva raccolto le soddisfazioni sperate. Però contro l’Udinese è tornato ai suoi migliori livelli di combattività e pericolosità. Il Gallo ha risposto da vero capitano alla sollecitazione irrituale pervenutagli alla vigilia dal suo allenatore (“Tocca a lui lanciare un segnale”). Non è da tutti i tecnici spronare il capitano della squadra con parole severe (“Gioca solo se lo merita”) e non è da tutti i giocatori reagire solo sul campo con un comportamento irreprensibile. In questo quadro va sottolineato come la Maratona abbia riservato ad Andrea ripetute manifestazioni di affetto.

Infine, occhi puntati sul gol-capolavoro di Josip Brekalo. Anche questo sgusciante attaccante croato nella sosta internazionale aveva ricevuto una forte spinta dalla raggiunta qualificazione al Mondiale. “Il mio gol è stato un momento magico — ha raccontato nella notte a Torino Channel — frutto però di uno schema provato in allenamento: cercare Belotti in profondità e poi arrivare sulla seconda palla. Sono molto felice anche per aver segnato davanti ai tifosi. in una partita così difficile”.

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