Paulo Roberto Falcao

(Corriere della Sera) «Assuuurdo» dice strascicando incredulo quella celebre u brasileira. Già, deve essere inconcepibile per uno come Paulo Roberto Falcao, ottavo re di Roma, pensare a un’Italia senza Mondiale. Proprio lui che dagli azzurri subì una delle sconfitte più cocenti della sua carriera, 35 anni fa. Il «Divino» è passato a Milano, al Ficts, per presentare un documentario su di sé, «Chiedi chi era Falcao» di David Rossi.

Assurdo sì, Paulo Roberto, com’è potuto accadere?
«È tragico. Ma è il momento in cui bisogna rinascere, fareil punto. E non può essere una partita, ma un malessere che parte dalontano. Dai giovani».

Ovvero?
«In Italia li mortificate sempre, bastano due errori e si bruciano. In Brasile facciamo diversamente.Quando ho fatto il c.t., nel ‘90, ho lanciato Marcio Santos, Mauro Silva, Leonardo quando ancora erano poco conosciuti».

Già, il c.t.: avrebbe dovuto dimettersi subito Ventura?
«Non so, però chi comanda deve trarre delle conseguenze da questa disfatta».

Dal tracollo azzurro al suo, a Spagna ‘82, sembra passata un’era geologica.
«Beh, allora la vostra era una squadra forte, con personalità, anche se il risultato più giusto sarebbe stato un pareggio».

Ma se non smetteste mai di attaccare…
«Beh, vincere a volte non basta. Quel Brasile fenomenale se lo ricordano ancora tutti anche se ha perso».

A proposito di allenatori, il «suo» era Nils Liedholm.
«Era fantastico anche quando girava intorno alle cose: se non ti voleva far giocare la domenica, ti diceva di averti visto male il martedì».

Con voi Ancelotti: si vedeva già la stoffa dell’allenatore?
«No, aveva visione di gioco, ma parlava molto poco».

È l’uomo giusto per l’Italia?
«Gliel’ho detto, devi vincere un Mondiale, ti manca solo quello. Certo ora sarebbe un po’ lunga…».

Tutti e tre avete vinto uno scudetto a Roma, inaudito.
«In realtà, avremmo dovuto vincerne due, quel gol annullato è il più grande scandalo della storia del calcio italiano».

Non le è ancora andato giù quel Juve-Roma del 1981?
«No, quel fuorigioco non l’ho ancora capito. Eravamo più forti di loro. Avremmo vinto subito e forse avremmo vinto di più».

Comunque anche un solo scudetto…
«Spostammo l’aeroporto d’arrivo perché Fiumicino era imballato, Roma sembrava ferma, irreale. Una festa che non ho mai più visto».

Si dice però che dovesse andare all’Inter. Ma Andreotti stoppò tutto.
«Dicono, dicono. Secondo me aveva cose più importanti a cui pensare. Io non avrei mai potuto giocare contro la Roma, per come mi hanno accolto e mi hanno trattato».

E il nono re di Roma, Totti, avrebbe voluto congedarsi meglio dal calcio giocato.
«Il problema è che il giocatore muore due volte, quando smette e per davvero. Bisogna essere preparati. E lui ora mi sembra preparato».

Totti assisterà per la prima volta al derby dalla tribuna domani. Come erano i suoi?
«Ai miei tempi la Lazio era in B, il vero derby era con la Juve. Ma questo è importante, perché non decide solo la supremazia in città, ma anche in serie A. Ed è ora di tornare a vincere non solo i derby, ma anche i campionati».

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