Josè Mourinho

ULTIME NOTIZIE AS ROMA MOURINHO FRIEDKIN – Istruzioni per l’uso. Nelle vicende di mercato non esistono buoni o cattivi. Che il calcio, poi, sia inserito nell’ambito di strutture socio-economiche tendenti al profitto e in cui il cuore ha sempre meno diritto di cittadinanza, ormai non può più fare scandalo. Ciò che succede alla Roma, però, ha delle caratteristiche singolari, alla luce della forbice che si è creata fra aspettative e realizzazioni, scrive La Gazzetta dello Sport.

La storia è nota. Il 4 maggio, a sorpresa, il club giallorosso annuncia l’ingaggio di José Mourinho. Tesserarlo non è solo un gesto tecnico, perché l’allenatore portoghese porta con sé una storia calcistica che, nel periodo, può essere paragonabile solo a quella di Guardiola. Sono passati quasi tre mesi da quel giorno e i tifosi fanno fatica a sovrapporre i sogni delle prime settimane alla realtà.

Morale: al momento, lo Special One non sta allenando una Special Roma, ma la stessa squadra dello scorso anno, più Rui Patricio, Shomurodov e Viña al posto di Spinazzola. Vero, probabilmente si era esagerato quando gli abboccamenti informali o le proposte degli agenti avevano fatto sognare in porta De Gea o Donnarumma, in difesa Sergio Ramos, a centrocampo Renato Sanches o in attacco Icardi e molti altri (tutta gente che ha cambiato o può cambiare squadra), ma c’era la presenza di Mourinho a garantire la liceità delle ambizioni, anche perché l’ingaggio del portoghese (circa 7,5 milioni) resta in effetti da top club.

La domanda (comprensibile) che si è fatto per settimane il tifoso medio, in fondo, era sempre quella: ma che sarebbe venuto a fare Mou alla Roma senza avere garanzie? Ragionamento sensato, se si pensa che un paio di settimane dopo l’accordo coi giallorossi il Real Madrid era andato alla carica con lui per tentarlo. La cartina di tornasole di tutta la situazione è stata la questione Xhaka, l’unico acquisto – con Rui Patricio – che il portoghese ha chiesto esplicitamente (gli altri li ha avallati).

La storia al momento è nota: dopo tanta attesa e l’accordo contrattuale trovato con la Roma, lo svizzero ha rinnovato con l’Arsenal perché il gap fra i due club per il trasferimento non è stato colmato, coi giallorossi fermi a 15 milioni più 3 di bonus, e i “gunners” altrettanto fermi a 23 più 3 di bonus. Otto milioni per stoppare un obiettivo già pregustato.

Non è un caso che ora il tecnico intenda responsabilizzare Cristante, mentre Tiago Pinto – pur sperando in un cambio di rotta degli inglesi – insegua Zakaria del Moenchengladbach, Koopmeiners dell’Az, Delaney del Dortmund o, addirittura, Damsgaard della Sampdoria. Anche se il fair play finanziario è sospeso, il mantra di Pinto, però, è chiaro: se si vende, si compra. Discorso già sentito negli ultimi 10 anni e oltre. E la Roma dovrebbe vendere Florenzi, Pastore, Nzonzi, Pedro e Santon, solo per fare alcuni nomi, che da soli immobilizzano circa 34 milioni lordi per la prossima stagione.

Domanda: allora è colpa dei Friedkin? No di certo. Le condizioni di partenza non raccontano soltanto di una squadra giunta 7a in classifica ed entrata solo in Conference League. I nuovi proprietari – che non sono (e non devono essere) filantropi – finora in un anno hanno speso circa 387 milioni per la Roma (199 per acquistarla e 188 in versamenti per aumento di capitale). E l’impressione è che non sia ancora finita lì, visto che l’ultimo bilancio evidenzia debiti finanziari per 318 milioni e perdite che si aggireranno intorno ai 150-160 milioni.

Lo scorso anno le perdite furono per 202, ma un budget previsionale fatto sul triennio fino al 2024 ha evidenziato un dato preoccupante. Se il Covid tenesse ancora lontani gli spettatori dagli stadi, se gli sponsor esitassero e se le qualificazioni in Champions non riuscissero, le perdite potrebbero arrampicarsi fra tre anni fino a 300 milioni. Quanto basta per giustificare il fatto che Pinto non spenda 23 milioni per un giocatore di 29 anni (Xhaka), paghi chi può più avanti (Rui Patricio e Shomurodov) e che punti su prospetti “affamati” da valorizzare.

Ultima domanda: tutto questo è compatibile con la presenza di Mourinho in panchina? La risposta è affermativa, se si pensa che lo stesso tecnico, nel giorno della presentazione, ha parlato di un progetto a medio termine, anche se ha anche detto come si aspetti “regali” da parte dei Friedkin. Cioè acquisti non solo indispensabili.

Ecco, a 15 giorni dall’inizio della stagione con una non facile trasferta di Conference (Turchia o Norvegia), c’è da dire che l’ingaggio dello Special One da parte della proprietà è stato una mossa mediatica folgorante, ma è ovvio che prevede anche dei rischi legati alle attese. E se per la Roma il salto di qualità in panchina si vede già, quello sul mercato ancora no. Per i Friedkin, alla luce dei conti, un dilemma non facile da sciogliere.

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