Marco Conidi

AS ROMA NEWS CONIDI – Marco Conidi, cantautore e tifoso della Roma, racconta la sua passione per il colori giallorossi in un’intervista a Il Messaggero. Queste le sue dichiarazioni:

Essere tifoso della Roma significa accontentarsi?
“No. Essere tifoso della Roma significa amare la propria squadra. Avere un sentimento che va oltre qualsiasi cosa”.

Quindi Lotito sbaglia?
“Preferisco non parlare di dirigenti o presidenti di altre squadre. Io commento solo quello che dicono il presidente e i dirigenti della Roma”.

La Roma non si discute si ama. Cosa significa questa frase per lei?
“Ci si innamora senza sapere il prezzo che si pagherà. Senza ritegno e in maniera spregiudicata e totale. Quando ci si innamora è come quando ci si innamora di una donna, non metti in conto quante sofferenze e gioie avrai, e questo è bellissimo”.

Ma quindi il tifoso romanista è diverso dagli altri?
“Chi è innamorato e tifoso della Roma non lo ha mai fatto perché ha una bacheca piena di trofei o perché tutti gli anni vince qualcosa. Sono altre le squadre che possono vantare questo. Siamo innamorati perché quel senso di appartenenza ci fa guardare negli occhi con milioni di persone e sentirci fratelli, amici e parenti. La nostra famiglia. Questo vale molto di più”.

Lei ha scritto Mai sola mai, un inno all’amore?
“Ricevo complimenti anche da tifosi di altre squadre perché parla di quel sentimento che è talmente chiaro a chi lo prova, ma è difficile da spiegare. Ho cercato le immagini di quando ero bambino, di Agostino Di Bartolomei, i viaggi per andare allo stadio. Lo stadio è l’unica occasione in cui si prova un’empatia fortissima con un estraneo. Non conta la classe sociale o l’ideologia politica: quello è un appuntamento con l’amore”.

Come è accaduto all’Olimpico durante la finale di Tirana?
“Sì, c’erano 50mila persone in uno stadio dove non si giocava una partita. Non vi sembra un gesto d’amore? Io ero lì, ho cantato prima della partita e mi sono emozionato. Ritrovarsi in così tanti allo stadio, rivederci e abbracciarsi è una sensazione che auguro anche ad altre squadre”.

Friedkin ha riportato l’empatia tra club e tifosi?
“È una dirigenza illuminata e preparata. Che ha a cuore il tifoso dopo anni in cui la gestione precedente quasi condannava la romanità, il romanismo e il senso di appartenenza. Loro ne hanno fatto una priorità e i numeri dicono che hanno avuto ragione. In più c’è un condottiero meraviglioso: schietto e diretto, in un mondo in cui tutti hanno dieci facce lui ne ha una”.

Mourinho ha contribuito a fare la differenza?
“È una sicurezza che ci deve essere tra la squadra e la città, finché ci sarà lui sulla panchina mi sento al sicuro”.

Cosa si aspetta dal prossimo anno?
“Dopo questa stagione suggellata da una vittoria, abbiamo tutti l’aspirazione a fare qualcosa di più. Anche se il mio lavoro è fare il tifoso perché è un ruolo molto importante. Qualche punto in più la squadra lo ha ottenuto grazie a noi, alla spinta e all’amore del popolo”.

Quindi un compito determinante.
“Fare il tifoso è un privilegio e una responsabilità, bisogna essere partecipi, innamorati e attivi. Fidarsi di chi mette quella maglia e dare speranza a chi si abbatte”.

FOTO: Credit by Depositphotos.com

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