James Pallotta

NOTIZIE STADIO AS ROMA – Ci risiamo. Altri arresti, altre manette, altro terremoto politico per colpa dell’incolpevole, perdonateci il gioco di parole, progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. All’alba di ieri, i carabinieri arrestano Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale di Roma, pentastellato della primissima ora. Finisce in carcere alla stessa ora il suo sodale, l’avvocato Camillo Mezzacapo. Secondo l’ordinanza della gip Maria Paola Tomaselli, che ha risposto alle richieste della Procura della repubblica di Roma, il sistema era basato sull’”asservimento” della funzione pubblica di De Vito agli “interessi di natura privatistica facenti capo al gruppo Parnasi”.

Lo stadio, però, è solo un piccolo pezzo di un format corruttivo, che s’allarga come una macchia verso il centro della città e tocca l’area della stazione Trastevere e dell’ex Fiera di Roma. Se nella precedente inchiesta era stato “il punto di vista privato” a prendere il sopravvento, stavolta – dice il procuratore aggiunto Paolo Ielo – è quello pubblico. Un sistema che lo stesso Parnasi ha svelato nei suoi interrogatori. Ripercorrendo tutto il suo lungo giro di Roma corruttivo. Il ruolo del proprietario di Eurnova, travolto dall’inchiesta di giugno, è ancora centrale.

I colloqui registrati mostrano un desiderio di continuare a colpire. Agli arresti domiciliari sono finiti anche Fortunato Pititto, vicino al gruppo imprenditoriale della famiglia Statuto, e Gianluca Bardelli, proprietario della concessionaria dell’incontro segreto tra De Vito e Mezzacapo. Ma lo stadio della Roma cosa c’entra, quanto c’entra, dove c’entra? La risposta di James Pallotta da Boston è categorica: “Niente, questa storia non ha nulla a che fare con la Roma. Non sono né arrabbiato né preoccupato da quanto è successo. Mi auguro che i tempi di realizzazione del progetto non si allunghino”.

Mauro Baldissoni, il vicepresidente, intervistato da Sky, chiarisce che “non si parla di aspettative, ma del diritto a veder realizzato lo stadio nei tempi più rapidi possibili. L’approvazione della Conferenza dei servizi risale a 15 mesi fa, sullo stadio della Roma non ci possono e non ci debbono essere dubbi, è un diritto acquisito della Roma”. Il problema resta quello della “funzione pubblica mercificata e messa al servizio del privato al fine di realizzare il proprio arricchimento personale“. Cioè: De Vito ha votato sì allo stadio perché ne aveva un interesse. Il che, spiega ancora Ielo, è una circostanza che prescinde dalla bontà del progetto e dalla sua legittimità e dalla correttezza dei vari passaggi amministrativi. Dunque, l’iter amministrativo non è sporcato dall’inchiesta a meno che non sopraggiungano altre circostanze e altri soggetti chiamati a indagare.

(Gazzetta dello Sport)

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