Nicolò Zaniolo

ULTIME NOTIZIE AS ROMA ZANIOLO MOURINHO – La rincorsa di Nicolò è iniziata. Due panchine consecutive in campionato, la seconda – domenica scorsa – senza nemmeno subentrare. Eccezioni che non vanno trasformate in regola. Ma per questo c’è bisogno di un’inversione di rotta. Del ragazzo in primis. Mourinho glielo ha fatto presente, scrive Il Messaggero.

Inizialmente in privato, dopo Venezia, in un colloquio a quattr’occhi. Poi, nella seduta immediatamente successiva, lo ha spronato a dare di più. Ne è nato un botta e risposta, confinato alle dinamiche di campo che sono sempre le stesse, dalla serie A alla terza categoria.

Un concetto, però, quello «di dare di più», reiterato indirettamente nel post-gara di Marassi quando, rispondendo ad una domanda sulla possibile collocazione come mezzala nel 3-5-2 di Zaniolo, è comparsa la parola chiave: «Con il lavoro si può tutto». Il lavoro, appunto. Al di là delle diplomazie pubbliche, in questo momento José pretende di più. In partita e durante la settimana a Trigoria. Una volontà che si va a scontrare con il momento delicato vissuto dal ragazzo.

Dopo essersi sentito al centro del progetto, coccolato, atteso, lusingato da attenzioni che sono iniziate prima dell’approdo dello Special One a Roma (con sms e telefonate da parte del tecnico), seguite poi da elogi pubblici e privati, nelle ultime 2 settimane Nicolò ha avvertito un cambiamento. Come se quel pallone non passato ad Abraham nella gara interna contro il Bodo/Glimt abbia alterato gli equilibri. Il passo successivo, il cambio di modulo, ha acuito questa sensazione e in parte ha incrinato le certezze di un 22enne che ha visto la propria centralità, di colpo, venire meno.

Perché è inutile girarci attorno: se Mou, per ora, lo considera soltanto seconda punta nel 3-5-2, lo spazio si restringe. E non è questione di Zorya o non Zorya, contro il quale partirà titolare. In ballo c’è una stagione in corso che per lui deve essere quella del rilancio. Non solo nella Roma ma anche in chiave azzurra. Pinto, sempre attento agli equilibri, ha provato a mediare, rassicurandolo che quello del tecnico è soltanto un modo per spronarlo.

Ora tocca a Zaniolo. E la risposta non può che essere sul campo. La partecipazione ai festeggiamenti ai gol di Felix (inserito nella top 11 dei migliori Under 21 in Europa dal sito statistico Whoscored) non azzera la rabbia agonistica di voler riprendersi il posto. Non c’è nulla di male: sarebbe strano il contrario. Nicolò è consapevole che va invertito il trend. Magari iniziando a mettere da parte la ricerca disperata del gol o la giocata ad effetto che lo stanno attanagliando da settimane.

Che poi debba giocare seconda punta, mezzala o trequartista, per adesso poco importa. Perché se è vero che sta maturando in lui la convinzione di volere un ruolo più centrale (non dunque confinato all’ala) per poter sfruttare in modo più incisivo gli strappi che lo contraddistinguono, ora l’importante è giocare. Poi, tornare il vero Zaniolo lo aiuterà a trovare con Mou la collocazione più idonea.

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