Leandro Paredes

AS ROMA NEWS BAYER LEVERKUSEN EUROPA LEAGUE – È dolorosissimo. Si resta inebetiti davanti a una Roma meravigliosa che è andata davvero molto vicina al miracolo, nonostante l’assenza di Dybala. Due rigori di Paredes, due fiamme nel buio, avevano reso il ribaltone possibile. Invece in finale vola il Bayer Leverkusen, che festeggia con i suoi tifosi sulle note beffarde di Bella Ciao dopo aver conservato anche l’imbattibilità grazie al gol di Stanisic a tempo scaduto, scrive il Corriere dello Sport.

La BayArena però ha tremato, perché il più forte portiere dell’Europa League, Mile Svilar, ha parato quasi tutto. Tutto tranne una carambola incontrollabile che si è accanita al minuto 83 su Mancini, sfortunato anche nella finale dello scorso anno contro il Siviglia. Peccato. Enorme. Resta il rimpianto di un capolavoro incompiuto, che si lega all’orgoglio di averlo almeno disegnato nei contorni più nitidi. L’Atalanta prenda appunti in vista di Dublino: i tedeschi non sono invulnerabili.

Come aveva annunciato, De Rossi ha studiato un piano partita molto simile a quello dell’Olimpico. Ha solo cambiato qualche interprete per necessità (Azmoun per Dybala) o per strategia, preferendo puntare su N’Dicka al posto di Smalling e soprattutto spostando di nuovo El Shaarawy a destra. Nel 3-5-2 di partenza, Angeliño faceva il centrale aggiunto mentre Spinazzola andava a infastidire il Bayer a sinistra. Paradossalmente era molto meno riconoscibile il Leverkusen perché Xabi Alonso ha tenuto fuori tre titolari, compresi i marcatori dell’andata Wirtz e Andrich, sistemando la squadra con due trequartisti dinamici dietro a un altro centravanti di manovra: stavolta Adli.

Alla Roma serviva la famosa scintilla per riaprire la semifinale. E quando Lukaku ha sbagliato l’ultimo controllo prima di calciare (4′) la sensazione è che l’approccio alla serata fosse stato perfetto. Poi però per una quarantina di minuti ha dettato legge il Bayer Leverkusen, sin troppo sicuro della sua invincibilità. Il primo tempo si è concluso con 17 tiri tentati, un palo di Palacios con esito benevolo e almeno un paio di grandi respinte del solito, gigantesco Svilar, senza il quale sarebbe stato impossibile sopravvivere all’assalto.

La complicazione per De Rossi è stata la perdita di Spinazzola, che ha scoperchiato Zalewski: finché l’allenatore non ha invertito gli esterni, liberando l’ultimo arrivato dall’incubo Frimpong che lo aveva fatto subito ammonire, la Roma ha barcollato. Ma siccome niente è scontato nel calcio, l’episodio a favore è arrivato nel finale di tempo: un cross innocuo di Angeliño è stato gestito male da Tah che ha affossato l’ex compagno Azmoun sotto gli occhi dell’arbitro Makkelie. Rigore. Paredes ha acceso la speranza calciando forte davanti ai fischi della curva nord del Leverkusen.

In quel momento la questione poteva cambiare radicalmente. Perché il Bayer ha subìto la paura dello sgretolamento e la Roma ha preso coraggio. Purtroppo mancava poco all’intervallo: i tedeschi hanno concesso solo un paio di mischie, bramando la pausa che li avrebbe dovuti ricompattare. Ad ogni modo le distanze dimezzate, nel sentiero verso Dublino, annunciavano un secondo tempo pieno di emozioni.

Il Bayer l’ha afferrato con rabbia, continuando a tessere la tela, certo che prima o poi il dominio avrebbe pagato. Ma pur creando diverse situazioni interessanti non era mai preciso, mai cattivo. Dall’altro lato Cristante, Azmoun ed El Shaarawy hanno stuzzicato il portiere Kovar prima che un avventato mani di Hlozek in area consegnasse il pacchetto con la scritta Secondo Rigore. Makkelie stavolta non l’aveva visto ma il Var sì. E Paredes non ha fallito neanche questo. Zero a due. Pari. Ma qui la sorte, dopo essere stata amica, ha tradito la Roma. I cambi stabilizzanti di De Rossi non hanno fruttato. Smalling, saltando sull’ottavo calcio d’angolo, ha disorientato Svilar, al termine di una serata da fuoriclasse. E Mancini non è riuscito a spostarsi facendosi gol da solo. Di nuovo, come a Budapest. Una maledizione.



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