Difra-Sarri, tutto cominciò a Lanciano

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Maurizio Sarri e Eusebio Di Francesco

(Il Messaggero – M. Ferretti) La prima volta, dicono, non si scorda mai. Chissà, però, se Eusebio Di Francesco e Maurizio Sarri, avversari sabato prossimo all’Olimpico sulle panchine di Roma e Napoli, ricordano davvero il loro primo tête-à-tête su un campo di calcio. Forse sì; anzi, probabilmente sì perché gli allenatori nulla dimenticano: il non dimenticare è parte integrante della loro professione. Ecco perché, potete star tranquilli, se ad un tecnico chiedete di una partita di cinque, dieci anni fa ti snocciolano in fila indiana formazioni, arbitro e marcatori. La prima volta di Di Francesco con(tro) Sarri è storia di quasi nove anni fa, dicembre 2008. Quando l’Olimpico, ma anche il San Paolo, erano per entrambi più sogni che obiettivi. Campionato di Lega Pro Prima Divisione, girone B: Eusebio alla guida della Virtus Lanciano, che oggi non esiste più; Maurizio sulla panchina del Perugia. DiFra, 39 anni, è alla sua primissima esperienza da allenatore, dopo un variegato passato da dirigente; Sarri, 49 anni, reduce dalla fallimentare esperienza al Verona, è da tre mesi arrivato al Grifo per sostituire Giovanni Pagliari. Domenica 21 dicembre 2008, stadio Guido Biondi di Lanciano, 1175 spettatori paganti. Diciassettesima giornata, ultimo appuntamento prima della pausa di Natale. Una curiosità: la Virtus si schiera con il 4-4-2, stessa cosa per il Perugia. Ma come: i due allenatori di Roma e Napoli non erano (sono) i profeti del 4-3-3? Partita equilibrata nonostante la Virtus sia in 10 per l’espulsione di Turchi, poi l’uno-due di De Giorgio per la vittoria degli ospiti di Sarri, mezza cicca in bocca, blocchetto per gli appunti tra le mani e rigorosamente in tuta come oggi. Primo successo dopo tre pareggi di fila per gli umbri; prima sconfitta dopo quattro vittorie di fila per gli abruzzesi. Di Francesco finisce sotto accusa, reo – secondo i critici locali – di aver cambiato l’assetto della squadra, il 4-2-3-1, senza un valido motivo dopo un mese di sole vittorie. «Ho scelto in base alla condizione dei miei giocatori e perché il Perugia ha un centrocampo muscolare che a mio avviso era necessario fronteggiare con un certo tipo di uomini», il commento di DiFra in sala stampa.

LA LEGGE DEL PRINCIPE Un’occhiata alla classifica dopo 17 giornate: Perugia 24 punti, Virtus 21 con la peggior difesa del campionato, 27 reti al passivo. Singolare, guardandolo con gli occhi di oggi, il cammino del Perugia di Sarri: 15 gol fatti, 12 subiti. Altra curiosità: in testa alla classifica, e in fuga, c’è il Gallipoli allenato da Peppe Giannini. Che, in quella stagione, si divertì a battere Di Francesco (3-1) nel girone d’andata (Eusebio a gennaio venne esonerato per far spazio a Dino Pagliari) e Sarri sia all’andata (0-1 a Perugia) sia al ritorno (4-1). Una sconfitta, quella, che costò il posto all’attuale allenatore del Napoli, sostituito dal richiamato Giovanni Pagliari, il fratello di Dino.

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