Mito Zoff, mito lui. Daniele De Rossi stasera, con la fascia di capitano al braccio, eguaglierà le presenze (112) del portiere campione del mondo 82 e si appresta, in futuro, a superarlo. Se Dino è entrato di diritto tra i miti del calcio italiano, inevitabilmente anche Daniele spera di esserlo (con le sue venti reti azzurre, ha agganciato Paolo Rossi). Quantomeno un mondiale, Daniele e Dino, lo hanno vinto. «Neanche a questa età, e con l’abitudine a giocare a certi livelli, certi traguardi ti lasciano indifferente: parliamo di Rossi e Zoff, non serve aggiungere altro, anche se poi, dopo la partita numero 112, ci sarà la 113, e dunque alla fine la vivrò come vivo tutte le altre. Tutta questa storia con la Nazionale è molto emozionante, e quando seduto su un divano ci ripenserò, sarò ancora più felice e orgoglioso. Inseguiamo certamente il sogno del Mondiale, altrimenti non saremmo qui. Pure nel 2006, quando eravamo con Lippi, il titolo non era una cosa vicina, ma poi è successo» ricorda De Rossi. «Non sarebbe saggio, però, paragonarci a quella squadra. Assomigliamo, invece. al gruppo di Antonio Conte, per caratura del tecnico e del gruppo stesso. Ho la sensazione che qui ci siano giovani che staranno in Nazionale per molti anni: Donnarumma, Verratti, Belotti sono quasi certezze. La prima volta che ho visto giocare Gagliardini con la maglia dell’Atalanta contro il Napoli mi ha impressionato. Da subito si vedevano le sue qualità. Non ha ancora debuttato, ma ha la stoffa giusta».

ROMANISMO – Il centrocampista non dimentica la Roma. È in attesa del rinnovo di contratto. «Vivo bene la mia permanenza in giallorosso. È una scelta che ho fatto consapevolmente, anche se dal punto di vista professionale poteva non essere la migliore; mi dispiace non aver vinto molto, anche perché ci siamo andati vicini tante volte. Rimpianti comunque non ne ho. Certo, quando sto a casa e guardo in tv le grandi partite di Champions mi dico: peccato, sarebbe stato bello essere lì».

(Il Messaggero – B. Saccani)

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