lunedì 19 Agosto 2019
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Roma, la conferenza stampa di Bruno Peres fissata oggi alle 18.20

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Per Bruno Peres, già domenica, potrebbe arrivare l’esordio in campionato, con soli 2 giorni di lavoro con la nuova squadra. Oggi si inizia subuto alle 18.20, quando a Trigoria andrà in scena la conferenza di rito nella quale il nuovo terzino giallorosso verrà presentato alla stampa.

Sabatini è pronto all’offerta per Borja Valero

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Più aumentano le smentite e più, paradossalmente, lievitano le conferme: Borja Valero è nel mirino della Roma. L’ennesima riprova è arrivata da Paulo Sousa che negli ultimi giorni, tentando di rassicurare la piazza viola, ha invece avvalorato quanto sta accadendo attorno al calciatore: «Magari hanno avuto (la domanda contemplava anche Kalinic e Badelj, ndc) proposte importanti. Economiche e tecniche. Però nessuno è distratto». Il tecnico portoghese è consapevole che il problema non è essere distratti o meno ma fino a quando la Fiorentina riuscirà a resistere. E infatti, da uomo di calcio, a domanda diretta («Resteranno?») ha tergiversato. Come se per strada ti chiedessero che ore sono e la risposta fosse che dopo tutto non è una brutta giornata. Paulo Sousa è infatti consapevole che se la Roma dovesse superare il play off di Champions e presentarsi con un’offerta di almeno 12-13 milioni per un calciatore di 31 anni (che vedrebbe tra l’altro il proprio ingaggio raddoppiare da 1,5 a 3 milioni), difficilmente la Fiorentina riuscirebbe a resistere. Discorsi comunque futuribili e legati alla qualificazione dei giallorossi all’Europa che conta. Perché a differenza di quanto accaduto con il Torino, l’Empoli e l’Inter, appare improbabile che Corvino (già in difficoltà con la piazza viola) possa accettare la formula del prestito con riscatto. Anche contemplasse l’obbligo. Dunque, tutti e subito.

VAINQUEUR AI SALUTI – Intanto Sabatini, ieri a Oporto, continua a lavorare sullo sfoltimento della rosa (intato Castan è stato girato dalla Sampdoria al Torino). La mancata convocazione di Vainqueur per la trasferta di Oporto è l’ennesimo segnale che il francese non rientra nei piani di Spalletti. Forse per rendersene conto sarebbe bastato considerare i 224 minuti nei quali è stato impiegato nel girone di ritorno. Per il centrocampista ci sono due offerte dalla Premier (una è del Crystal Palace) e una dalla Liga. Anche Iturbe è in stand-by: il Malaga lo chiede ed è disposto a pagargli l’ingaggio ma non a garantire il prestito oneroso. Il Villarreal, invece, per ora ha solo chiesto informazioni.

(Il Messaggero – S. Carina)

Champions League, Porto-Roma 1-1: le pagelle dei quotidiani

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La Roma pareggia al ‘do Dragao’ contro il Porto per 1-1: dopo l’autorete di Felipe, arriva il gol su rigore di Andrè Silva per i portoghesi. Una Roma brillante per mezz’ora, ma l’espulsione di Vermaelen ha messo in difficoltà una squadra che sembrava dominare il match annullando di fatto la squadra di Espirito Santo. Nel secondo tempo è uscita la qualità del Porto che si è resa pericolosa in più di un’occasione. Queste le pagelle dei principati quotidiani:

IL TEMPO
Alisson 6; Florenzi 5,5, Manolas 6,5, Vermaelen 5, Jesus 5,5; Nainggolan 6,5, De Rossi 7, Strootman 6; Salah 5,5, Dzeko 6, Perotti 6. Subentrati: Emerson 5, Fazio 6, Paredes SV. Allenatore: Spalletti 6.

IL MESSAGGERO
Alisson 6,5; Florenzi 6, Manolas 7, Vermaelen 5, Jesus 5,5; Nainggolan 6,5, De Rossi 6,5, Strootman 7; Salah 6, Perotti 6, Dzeko 6. Subentrati: Emerson 5, Fazio SV, Paredes SV. Allenatore: Spalletti 6,5.

LA GAZZETTA DELLO SPORT
Alisson 6,5; Florenzi 5,5, Manolas 6, Vermaelen 4,5, Jesus 5; Nainggolan 6,5, De Rossi 7, Strootman 6,5; Salah 6, Dzeko 6, Perotti 5,5. Subentrati: Emerson 5, Fazio SV, Paredes SV. Allenatore: Spalletti 6,5.

IL CORRIERE DELLA SERA
Alisson 6,5; Florenzi 5, Manolas 6,5, Vermaelen 4, Jesus 5; Nainggolan 6,5, De Rossi 6, Strootman 7; Salah 6, Dzeko 5,5, Perotti 6. Subentrati: Emerson 4, Fazio SV, Paredes SV. Allenatore: Spalletti 5,5.

LA REPUBBLICA
Alisson 6; Florenzi 5,5, Manolas 6, Vermaelen 5, Jesus 6; Nainggolan 6,5, De Rossi 6,5, Strootman 6,5; Salah 6,5, Dzeko 5, Perotti 5,5. Subentrati: Emerson 5, Fazio SV, Paredes SV.

LA STAMPA
Alisson 5,5; Florenzi 6, Manolas 6, Vermaelen 4, Jesus 6; Nainggolan 6,5, De Rossi 6,5, Strootman 6,5; Salah 6, Dzeko 6, Perotti 5,5. Subentrati: Emerson 5, Fazio SV, Paredes SV. Allenatore: Spalletti 6.

Esaltato dalla lotta: riecco De Rossi, il vero gladiatore

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Ci aveva visto lungo alla vigilia, quando l’aveva definita una battaglia. E così è stato per tutta la partita, anche se i duelli veri si sono combattuti quasi tutti dopo quella scellerata espulsione di Vermaelen, che ha costretto la Roma sulla difensiva per oltre 60’. C’era da stringere i denti, da buttare sul campo ogni goccia di sudore, da provare anche a fare l’impossibile. Un po’ tutto quello che ha fatto Daniele De Rossi, soprattutto quando la squadra è andata in difficoltà. Ogni goccia di sudore è stata una carezza per la Roma, lui che prima del match era stato molto chiaro a Sports Illustrated: «Il solo sentimento più grande dell’orgoglio di giocare per la Roma sarebbe la tristezza che proverei senza di lei». Parole da guerriero vero, di uno che nella battaglia ci vive e ci si esalta e che, da capitano, da questa mattina ne preparerà un’altra di sfida, quella di martedì all’Olimpico.

CHE MURO – Senza Vermaelen, De Rossi si è messo lì e ha respinto un po’ tutto quello che c’era da respingere. Quando serviva ha anche scalato tra Manolas e Juan Jesus, allungando la difesa a 5. E quando – con Fazio – Spalletti (a cui si è avvicinato per leggere appunti tattici da riportare ai compagni) ha deciso di giocarci per davvero a 5, è tornato lì davanti a spazzare palloni e coprire le linee di passaggio avversario. Una prova gigantesca per abnegazione e impegno, buttando sul campo tutto il cuore e l’amore che ha per la maglia. «Avrei potuto guadagnare molto di più altrove, ma la mia è una questione di passione, di fede, di amicizie. Il denaro ti può far lasciare Roma per il Chelsea, ma non mi ha mai convinto ad andare altrove. Io sto bene qui e amo questa città e questo club». Ieri in campo l’ha dimostrato, tanto per non tradire le parole.

CUORE ED ENERGIA – Ecco, martedì ci sarà bisogno proprio di questo, di gente che abbia il cuore e il coraggio di buttare tutto se stesso dentro la partita. Era quello che aveva anche chiesto alla vigilia Spalletti, giocatori che fossero nella sfida al 100%. E non è un caso che il tecnico alla vigilia si sia portato dietro proprio De Rossi, aveva bisogno di lanciare un segnale a tutto il gruppo. «C’è da lottare», il concetto. E chi più di Daniele può incarnarlo quel concetto lì? Nella Roma probabilmente nessuno, se non altri due che gli girano spesso accanto come Nainggolan («Sessanta minuti in dieci ci sono costati energia, ma abbiamo lottato. Dovevamo chiuderla prima, è necessario crescere fisicamente», le parole del belga a fine gara) e Strootman. Ma per Daniele è tutto diverso, lui la vive davvero da tifoso. E quando nella ripresa si è immolato tuffandosi con il corpo su uno dei tanti assalti portoghesi ha trovato anche tutta l’essenza della sua gara. Era una battaglia, serviva un guerriero. E Daniele è come se la sua di partita l’avesse già vinta…

(Gazzetta dello Sport – A. Pugliese)

Spalletti felice a metà: “Troppi errori per un gruppo di qualità come il nostro”

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Alla fine è solo da capire se è più forte il rammarico per una partita che in undici sarebbe stata diversa o la soddisfazione per una squadra che ha portato comunque a casa un risultato positivo. Spalletti il dubbio non se lo pone neanche e va dritto al cuore del problema: «Personalmente sono molto contento per l’atteggiamento dei miei, undici contro undici abbiamo fatto la partita. E c’è da prendere il buono, che è molto. Mi aspettavo questa gara, siamo partiti con personalità e mi fa piacere aver visto anche l’altra faccia della squadra, quella che ha sofferto fino alla fine. L’unico appunto che posso fare alla mia squadra è quello che doveva saper gestire meglio alcune situazioni: serviva un po’ più di maturità e invece abbiamo provato delle ripartenze avventate, perdendo equilibrio. Ma in generale chi ha giocato ha fatto una buona gara, stando dentro la partita e facendo qualcosa anche per il compagno».

LOTTATORI – E allora è tutto rimandato al ritorno, anche se ieri la Roma sembrava davvero poter portare a casa la partita e ipotecare la qualificazione: «Dopo essere passati in vantaggio abbiamo però sbagliato troppo, forzando alcune situazioni. Avremmo dovuto avere più pazienza, farli uscire: erano loro che dovevano recuperare. Invece abbiamo concesso al Porto di giocare sui nostri errori e abbiamo collezionato cartellini evitabili. Ma Alisson mi è sembrato fortissimo, ha giocato con personalità, considerando che era anche la prima partita in Champions. E De Rossi ha sempre pulito la casellina davanti ai centrali di difesa, giocando con un’abnegazione fortissima. Florenzi? Ha spinto bene, poi è calato nella ripresa. Ma ha lottato anche lui».

L’APPELLO – La chiave è un po’ tutta lì, in quei cartellini subito pesantissimi sui due centrali giallorossi, Manolas e Vermaelen, che hanno inevitabilmente condizionato il resto della partita giallorossa: «Un giocatore esperto come Vermaelen non può prendere due cartellini così, dei due è addirittura più grave il primo. Ma dal punto di vista fisico stiamo bene, gli errori sono stati tecnici, soprattutto per una squadra di qualità come la nostra. Così finisci a rincorrere sempre l’avversario e sprechi più energie. Dzeko però ha fatto una grandissima partita di sacrificio, venendo a prendere anche il loro mediano basso in fase di non possesso. E anche Salah nel secondo tempo si è messo sempre a disposizione. Ripeto, io sono soddisfatto». Appello finale, con convocazione accorata per martedì prossimo: «Il Dragão ha trascinato il Porto, ora gli faremo però capire cosa è l’Olimpico».

MERCATO – Intanto ieri prima della partita il direttore generale della Roma Mauro Baldissoni ha tenuto socchiusa la porta per il mercato giallorosso: «Riteniamo che la squadra sia completa, ma il mercato non è ancora chiuso ed è fatto di scelte. Se si creano delle opportunità le vaglieremo». Quelle opportunità sono appunto Borja Valero (con cui la Roma ha già intavolato un discorso e deve mettersi solo a tavolino per convincere la Fiorentina a cedere il giocatore) e Tielemans, il baby dell’Anderlecht che piace molto dalle parti di Trigoria. Baldissoni ha poi liquidato Pjanic così: «Non possiamo stare qui a rimpiangere giocatori che fanno altre scelte, ma possiamo solo rimpiazzarli con giocatori altrettanto forti».

(Gazzetta dello Sport – A. Pugliese)

Strootman alza un muro: 7 contrasti e 3 recuperi

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Aggrappata alla gloria con la forza e la grinta dei mediani. Così la Roma salva la pelle nell’inferno del Dragão, sempre in sofferenza dopo l’espulsione di Vermaelen, sempre in debito di ossigeno. Ma il terzetto De Rossi-Strootman-Nainggolan tiene su la baracca e alza un muro davanti all’area di rigore. Sono loro, con sincronismi già ben oliati, a chiudere gli spazi che, sconsideratamente, i difensori giallorossi lasciano aperti. Sono loro, con una costante azione di pressing e di raddoppio di marcatura, a rallentare la manovra del Porto che, a tratti, è davvero ossessionante. E sono sempre loro a innescare, quando ci riescono e quando i muscoli li sorreggono, a disegnare quelle poche trame offensive che spezzano il ritmo agli avversari.

SACRIFICIO – Se i centrali della retroguardia non brillano (e combinano parecchi guai) ci pensa De Rossi a capire quando è il momento di fare un passo indietro e posizionarsi da terzo stopper. La duttilità tattica del capitano è fondamentale per la Roma, perché consente di cambiare modulo in corsa, così come importante è la presenza di Strootman, abile nella fase di possesso palla (quando i giallorossi sono in undici) e utile anche nell’azione di recupero. Nainggolan, infine, si muove tra le linee, quasi da trequartista pronto a inserirsi sfruttando i movimenti di Dzeko, e ripiega, dimostrando un notevole spirito di sacrificio, nel momento in cui il Porto spinge sull’acceleratore cercando di trarre vantaggio dalla superiorità numerica. Tre mediani al servizio della causa, tre centrocampisti che si completano perfettamente.

NUMERI – Ora Spalletti, per costruire una squadra davvero forte e imprevedibile, dovrà fare in modo che questo terzetto cominci a dialogare con gli altri reparti. Perché, se il problema principale è quello della difesa dove manca un autentico leader, anche in attacco i tagli degli esterni e i movimenti di Dzeko vanno messi a punto. Certo, quando si parte da una base di marmo, come quella garantita da De Rossi-Strootman-Nainggolan, si è piuttosto avanti con il lavoro. Per dare un’idea dell’importanza del terzetto ecco qualche numero: sono 9 i palloni recuperati da Nainggolan, 5 quelli «rubati» da De Rossi cui vanno aggiunti pure i 5 intercettati. E Strootman mette sul piatto, oltre ai 3 recuperi, la bellezza di 7 contrasti vinti. Di fronte a tanta grinta e a tanta energia anche il Porto è stato costretto ad alzare le mani. I portoghesi ci hanno provato con i cross (addirittura 29, più 8 calci d’angoli), con i tiri da fuori area, ma quando hanno cercato di avvicinarsi troppo a Alisson i tre guardiani hanno sempre fatto la voce grossa.

(Gazzetta dello Sport – A. Schianchi)

“Roma, grande cuore. E il 23 tutti allo stadio”

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«Maelen». In questo tweet di Ronny c’è tutta la sintesi della partita della Roma contro il Porto: 46’, recupero compreso, nel primo tempo in cui la squadra giallorossa domina in lungo e in largo («i Dragoni stasera siamo noi»), ma poi si complica la vita con l’espulsione del belga e nella ripresa si gioca quasi a una porta sola. La squadra però esce imbattuta e visto come si era messa «va bene così».

MOMENTO DECISIVO – Impossibile, per i romanisti, non cambiare stato d’animo e sentimento quando Vermaelen viene espulso: il difensore out, fuori Perotti, dentro Emerson Palmieri, inizia la sofferenza. Ma la Roma guidata dal ringhio di Strootman («il diavolo di fronte a Espirito Santo») e da un De Rossi «vecchia maniera», dà modo ai tifosi di essere tutti uniti come, almeno sui social, non si vedeva – e leggeva – da un po’. Tutti davanti alla tv (compreso l’infortunato Rüdiger e la famiglia Dzeko, figlia di pochi mesi inclusa), ognuno con il fiato sospeso, ad esultare per il gol annullato al Porto come se fosse un’altra rete giallorossa. «Uniti», scrive Alex, mentre tale Recanati sintetizza così: «Esse romanisti, che infarto ogni partita». Gli fa eco Daniele, su Facebook: «Na volta il 17 agosto portavo le ragazzette al mare, oggi ho detto a mi moje (testuale, ndr ) de andasse a mangia’ la pizza con le amiche». La signora sembra aver accettato l’offerta, il marito impreca, esulta, soffre, smartphone in mano, e come lui molti altri, tanto che durante i 90 minuti #PortoRoma è la tendenza della serata su Twitter.

E L’OLIMPICO? – Il ritorno, la prossima settimana. Ieri, per la Roma si è palpitato anche in Brasile. Rio de Janeiro, fino a domenica città olimpica: Mediaset Premium è arrivata a Casa Italia, e allora gioia e sofferenza davanti alla tv anche per il presidente del Coni Giovanni Malagò e l’eroe del beach Daniele Lupo. Stanotte si giocherà l’oro con il compagno Nicolai, ieri ha seguito la sua Roma alla tv. Sui social, dopo il pareggio del Porto diventa un unico, grande «forza e coraggio», come scrive Pier, «perché adesso è un’altra partita». Sarà per questo che Mel chiede di «chiamare il pullman» da mettere davanti alla porta? E come lei molti altri, Spalletti sembra ascoltarli, visto che toglie Salah e mette il gigante Fazio, poi tocca a Paredes per Florenzi. E la Roma resiste, nonostante sia in debito d’ossigeno visto che è soltanto il primo impegno ufficiale della stagione, e l’applauso a fine partita è unanime. Per le critiche magari ci sarà tempo e modo oggi, ieri sera invece soltanto «cuore e orgoglio». Resta da vedere se questo sentimento si tradurrà, sabato ma soprattutto la prossima settimana al ritorno, in un Olimpico magari meno freddo degli ultimi tempi. È l’auspicio di Simone: «Sarà una guerra, serviremo tutti». Esagerato, ma lo stadio pieno darebbe una mano.

(Gazzetta dello Sport – C. Zucchelli)

Roma a metà, il Porto ringrazia

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Il punto di partenza nel leggere il viaggio della Roma in Portogallo non può che essere uno: in parità numerica (undici contro undici) non c’è stata partita con i giallorossi assoluti padroni della scena. Netto, infatti, è apparso il divario tecnico fra le due contendenti, netta la differenza di peso e classe. Ma un cartellino rosso ha mandato tutto all’aria. Due partite in una: questo ha detto il duello di Oporto. Il confine lo segna l’ingenuità di Vermaelen, ex Barcellona che non dà il proprio contributo di esperienza alla causa giallorossa. È, infatti, un doppio cartellino giallo del difensore al debutto nel cuore della difesa romanista a complicare, notevolmente, i piani di De Rossi e soci. Fino all’espulsione di Vermaelen, la Roma aveva in mano la notte: un gol, l’autorete di Felipe, e almeno quattro occasioni d’oro sprecate. I giallorossi, grazie alla veemenza di Nainggolan e Strootman là in mezzo, non concedevano spazio ai portoghesi e il copione ne risentiva. Poi, la frittata perché con un uomo in meno il Porto occupava la metà campo avversaria senza uscirne più.

L’INGENUITA’ DEL DIFENSORE – Il pareggio dei ragazzi di casa è un regalo di Emerson (fallo di mano su tocco di testa di Adrian Lopez) che manda sul dischetto Andre Silva. La Roma ha dato la sensazione di viaggiare già con una buona condizione di forma e di avere la testa dentro la stagione: lo dimostra il modo in cui i giallorossi hanno cominciato la gara su un terreno, comunque, pieno di trappole per chiunque. Ma, per staccare il pass per i gironi di Champions League, la stessa Roma dovrà stare attenta alle proprie leggerezze nel ritorno in agenda martedì sera all’Olimpico. La difesa è nuova, nuovissima e, per questo, ha bisogno di tempo per cercare il punto di equilibrio. Ieri l’amnesia di Vermaelen ha macchiato la prima uscita. «Sessanta minuti in dieci ti tolgono energie. Peccato, nel primo tempo potevamo stare tre o quattro a zero per noi…», così Nainggolan.

(La Stampa – G. Buccheri)

Olimpico, nuove regole: “Basta soste selvagge: auto e moto off-limits”

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Tolleranza zero alla sosta selvaggia di auto e moto fuori dall’Olimpico. Cambiano le regole della viabilità attorno allo stadio a partire dal match tra Roma e Udinese che si disputerà sabato nella prima di campionato di calcio di Serie A. L’obiettivo è garantire la sicurezza e i controlli durante l’afflusso e il deflusso degli spettatori in pieno periodo di allerta anti-terrorismo. I vigili urbani non ammetteranno più le file di auto e moto nella mezzeria o nel centro della carreggiata sul lungotevere a ridosso dell’impianto sportivo ma anche dal lato opposto di Ponte Duca D’Aosta, ovvero sul lungotevere Flaminio, sul lungotevere Thaon de Ravel e sul lungotevere Salvo D’Acquisto fino a Ponte Milvio.

MEZZI PUBBLICI – Se non si troverà un parcheggio regolare, allora gli automobilisti ma anche i pullman saranno deviati in tre nuove aree parking delocalizzate rispetto allo stadio e custodite dagli steward. Stesso discorso anche per le due ruote, fino a ieri ammassate fin sotto l’obelisco, lasciate all’ultimo minuto addirittura in quarta o quinta fila. D’ora in poi potranno essere parcheggiate solo nelle aree previste in via sperimentale in via Contarini, via Toscano, viale Maresciallo giardino e via Morra di Lavriano. Cambieranno le abitudini dei tifosi: meglio arrivare con largo anticipo rispetto al fischio di inizio della partita o raggiungere lo stadio direttamente con i mezzi pubblici i bus 69, 32 o il tram 2 altrimenti auto o motorini saranno multati e portati via dai carrattrezzi. «Nessuna pietà», assicurano dal comando dei caschi bianchi.

LA SICUREZZA – L’anno scorso, infatti, una determinazione dirigenziale dei Vigili Urbani aveva permesso una certa elasticità che adesso, però, viene spazzata via «per motivi di ordine e sicurezza pubblica» dalle nuove disposizioni emanate martedì dal vicecomandante Raffaella Modafferi dopo la sigla alla vigilia di Ferragosto dell’accordo di programma per la migliore fruibilità dello Stadio Olimpico agli spettatori tra Questura di Roma, Coni, le società sportive Roma e Lazio. L’intento è di garantire il rispetto dell’area di massima sicurezza interdetta al traffico nel perimetro dell’Olimpico istituita con decreto ministeriale a dire il vero già nel giugno 2015, in relazione al pericolo di attentati terroristici e all’accessibilità dei mezzi di soccorso. Le aree di parcheggio per le auto e i pullman individuate dal tavolo tecnico e attive fino al 30 giugno 2017 sono state individuate in piazzale Clodio, in viale della XVII Olimpiade e, nel caso di eventi con oltre 40-50mila spettatori, in viale di Tor di Quinto 8dopo Ponte Flaminio).

I NODI – A gestirli saranno gli steward già in capo alle società sportive o, nel caso di concerti, dalle organizzazioni private. Il che dovrebbe mettere fine all’odioso racket dei parcheggiatori abusivi. «Qualsiasi veicolo in divieto, sul marciapiede o in doppia fila intorno allo stadio verrà rimosso e sanzionato», tuonano gli agenti della municipale, che esortano a «utilizzare i mezzi pubblici potenziati in occasione degli eventi». Anche se resta il nodo dei carri attrezzi a disposizione degli agenti: ancora troppo pochi in città in attesa del nuovo bando per fare fronte alle emergenze. Senza contare i guai di Atac alle prese con vetture spesso indisponibili per guasti meccanici.

(Il Messaggero – A. Marani)

Nainggolan: “Tocca a noi ora chiuderla in casa, ma occhio all’Udinese”

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Parzialmente buona la prima. La Roma pareggia a Porto, aggrappata con le unghie ad un uno a uno che lascia aperta la strada per la qualificazione alla Champions League. Un’espulsione (Vermaelen), un rigore subìto e la rete del vantaggio grazie a un autogol: la stagione giallorossa comincia a muoversi tra emozioni e difficoltà, in un avvio già decisivo (soprattutto economicamente) per le ambizioni future. «Un risultato positivo, ce la giochiamo al ritorno- è fiducioso Nainggolan- ora pensiamo al campionato. Abbiamo giocato 60 minuti in dieci, abbiamo lottato tanto. Nel primo tempo potevamo fare più gol, ma questo è il calcio e la prossima l’avremo in casa. Dobbiamo accumulare minuti nelle gambe per migliorare, non si possiamo essere già al cento per cento».

Spalletti preferisce Alisson a Szczesny. Il brasiliano, che ha svolto tutta la preparazione con i compagni, sembra ancora in piena fase di ambientamento, ed è molto probabile che nella prima di campionato tocchi al collega polacco difendere la porta. Sabato, contro l’Udinese, nell’esordio stagionale all’Olimpico, si dovrebbe tornare all’antico, per la gestione di un turnover subito importante per il proseguo dell’annata. Martedì prossimo, infatti, ci sarà il ritorno del preliminare contro il Porto e Spalletti dovrà valutare la condizione di tutti e i tempi di inserimento dei nuovi. Con l’Udinese ci sarà Vermaelen, visto che in Europa sarà squalificato per l’espulsione che ha trasformato il secondo tempo di ieri sera in una battaglia. Fatica a riempirsi lo stadio Olimpico. Anzi, almeno stando ai dati attuali, si presenterà mezzo vuoto. Intorno ai 17mila gli abbonamenti sottoscritti e circa 5mila i biglietti staccati, con la curva Sud messa in vendita come tutti gli altri settori. Non si registra la corsa al botteghino (in vendita anche i tagliandi della Champions), per un fenomeno che segue l’andamento della passata stagione, tra la protesta degli ultras contro le misure restrittive in curva e i disagi che le nuove disposizioni sui parcheggi intorno allo stadio sembrano destinate a creare.

Torna intanto a parlare di mercato il diggì Baldissoni. «Riteniamo la squadra completa – la convinzione del dirigente – dal punto di vista tecnico abbiamo diverse scelte. Comunque il mercato terminerà tra pochi giorni, e, come ripetiamo sempre, è fatto di scelte. Se si creeranno opportunità fino alla fine, verranno vagliate per migliorare eventualmente una squadra già competitiva». Discorso che coinvolge Borja Valero: la Roma non sembra intenzionata a mollare il giocatore della Fiorentina. Il centrocampista, bloccato da un infortunio alla caviglia, continua a essere un obiettivo dei giallorossi, un sogno che potrebbe essere regalato a Spalletti solamente in caso di qualificazione alla Champions. La valutazione del ragazzo si aggira intorno ai 15 milioni di euro. Baldissoni parla poi delle pressioni che devono essere gestite. In particolare da Dzeko. «Sono dei professionisti, che hanno valore e storia indiscutibili. La pressione deve essere uno stimolo, niente di più».

(La Repubblica – F. Ferrazza)

Castan “scappa” al Torino. Iturbe tra Malaga e Villarreal

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Leandro Castan

L’inizio della stagione non blocca il lavoro parallelo di Walter Sabatini, pronto ad accelerare sulle ultime operazioni che chiuderanno il mercato romanista.Il diesse ha seguito Porto-Roma al Dragao e nonostante l’attesa per l’esito finale del preliminare, i giallorossi hanno già fissato le priorità insieme a Spalletti. «La squadra è completa – dice il dg Baldissoni – e il mercato finisce tra qualche giorno. Se si presenteranno delle opportunità sceglieremo se migliorare ancora la rosa». Sistemato il reparto difensivo con l’arrivo di Bruno Peres, l’agenda di Trigoria segna ancora l’arrivo di due pedine tra centrocampo e attacco. D’altronde nella solita regola di chi entra per chi esce, sono sempre pronte le valigie di Iturbe e Vainqueur. L’attaccante argentino infatti è rimasto sotto osservazione del tecnico per tutta l’estate, ma la possibilità di sostituire il ragazzo con una pedina più funzionale non è mai tramontata. Malaga e Villarreal hanno manifestato interesse. La Roma è disposta ad accettare la formula del prestito oneroso già utilizzata la scorsa stagione durante l’avventura negativa di Iturbe in Premier League, fissando almeno a 15 milioni la cifra per il diritto di riscatto.

Discorso diverso per Vainqueur, rimasto fuori dalle convocazioni di Spalletti per la prima sfida con il Porto e in generale dai piani tecnici del mister, con cui si è scontrato più volte nelle ultime settimane. Anche in questo caso per sostituire il centrocampista francese (richiesto in Inghilterra), Sabatini sta valutando più profili. Cambio in corsa invece per Castan, volato a Torino dopo la breve e infelice parentesi alla Sampdoria. Dopo aver ricevuto il parere negativo di Giampaolo a Genova, il difensore brasiliano non ci ha pensato un attimo nell’accettare la chiamata di Mihajilovic e ieri si è allenato ai suoi ordini. La Roma ha acconsentito i al giro di prestiti, considerando che i termini dell’operazione non cambieranno (il Torino pagherà il 70% dell’ingaggio del giocatore). Rifiutata invece da Torosidis l’offerta granata: il terzino poteva finire dentro uno scambio con Bruno Peres ma preferirebbe lasciare l’Italia. Continuano a fioccare richieste anche per Paredes e Rudiger, su cui non si è mai allentata la presa del Chelsea di Conte.

(Il Tempo – A. Serafini)

La maledizione europea: nel 2010 ultima vittoria in trasferta

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Una maledizione. Alla Roma americana l’Europa non porta fortuna. Certo non ci pensava nessuno dopo la prima mezz’ora di Oporto, quando lo stadio “do Dragao” ammutoliva sotto i colpi di Nainggolan e Salah che terrorizzavano il monumento di Casillas. Ma era un’illusione. È bastato un istante di distrazione per trasformare le premesse gloriose in oscuri presagi. Cinque minuti all’intervallo, André Silva scappa via a Vermaelen che lo aggancia: rosso. In quel momento in molti avranno ripensato a Leverkusen e i 2 gol di vantaggio dilapidati in 5 minuti. All’assurdo ko di Borisov. Alla beffa di Mosca, l’ultima gara europea di Strootman prima di ieri in Portogallo, con quel pari subito a tempo scaduto e che forse è costato una qualificazione agli ottavi. Per non parlare dei 6 gol di Barcellona. Un caso dietro l’altro che tutti insieme fanno un tabù: la Roma americana a Oporto s’era presentata senza lo straccio di una vittoria in trasferta nel curriculum di Champions. L’ultima risale al 2010, a Basilea: in panchina c’era Ranieri e di Pallotta a Roma non aveva mai sentito parlare nessuno. Il Porto aveva cercato di mettere la strada in discesa nel primo tempo, ma liberarsi di una maledizione è più difficile che segnare a porta vuota. E non può che essere una maledizione se proprio a porta vuota Dzeko riesce a farsi chiudere nel primo tempo, dopo regalo di quel Casillas che monumentale a guardar bene non è più. E chissà se un gol in quel momento avrebbe aiutato a rompere il tabù e ad arricchire il curriculum internazionale. Un curriculum che prima di presentarsi in Portogallo recitava 7 sconfitte in 14 gare della coppa più preziosa dal 2014 a oggi. Una ogni due. Con la miseria di 2 successi (Cska e Bayer), tutti all’Olimpico. Proprio all’Olimpico ora Spalletti dovrà costruire il passaggio a quella fase a gironi che tra premi e diritti tv garantisce un minimo di 28 milioni di incassi. La Roma di oggi non può farne a meno.

(La Repubblica – M. Pinci)

Spalletti: “Promossi con riserva. Siamo partiti bene, poi abbiamo fatto il gioco loro”

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È rimasto imbattuto contro il Porto e alla fine un sorriso gli è scappato. Spalletti sa che il pareggio in trasferta è un buon inizio, ma non può accontentarsi di una squadra capace di entusiasmare e colpire nel primo tempo, salvo poi perdersi nel secondo. Non ha aiutato certo l’espulsione di Vermaelen al debutto in giallorosso, che complica le cose anche per il ritorno all’Olimpico tra cinque giorni. Resta ottimista il tecnico toscano, che vede il bicchiere mezzo pieno: «Sono molto contento della prestazione dei miei calciatori, era la prima ufficiale, vederli in campo è stato un piacere. Se devo analizzare la partita c’è una cosa che diventa fondamentale: dopo essere passati in vantaggio abbiamo perso qualche palla forzando delle situazioni. Si poteva gestire la partita facendoli uscire, erano loro a dover creare qualche spazio in più. Abbiamo perso dei palloni e subìto dei cartellini che ci hanno messo in difficoltà: potevamo evitarli». Non è stato per Spalletti un difetto di preparazione atletica, nonostante l’evidente calo tra un tempo e l’altro: «Probabilmente vedendola da fuori il problema sembra fisico, ma abbiamo perso qualche palla troppo facilmente per la qualità che abbiamo. Il contrasto, la fisicità, il duello, il tenere palla, il metterti in condizione di stare sempre a rincorrere l’avversario crea difficoltà».

All’intervallo ha strigliato i suoi per cercare di evitare l’inevitabile contraccolpo mentale dopo il rosso a Vermaelen: «Nello spogliatoio abbiamo dovuto riordinare le idee in base alla nuova situazione tattica che avremmo dovuto avere nel secondo tempo. L’appunto sull’esperienza e sul ritmo da avere nella partita l’ho dovuto fare, ma sono cose normali. Salah si è messo a disposizione, Dzeko ha fatto una grandissima partita, poteva far meglio in una situazione ma ha voluto evitare il rigore. È venuto sempre a marcare il mediano basso, abbiamo fatto squadra compatta. Sapevo di avere una squadra forte e ne ho avuto la conferma». La difesa è da sistemare: «Devo insegnare meglio la linea (ride, ndc). Noi abbiamo sempre tentato di fare la partita, anche dopo l’1-0. Con troppe verticalizzazioni gli abbiamo concesso il pallino. Il Porto ha giocatori forti, abbiamo fatto un po’ il suo gioco. La loro linea difensiva scappava sempre prima, era sempre a posto al limite dell’area». Con Vermaelen se l’è presa per il primo fallo più che per il secondo: «Il primo è peggio, è un giocatore espertoà Sul secondo deve rischiare qualcosa, l’avversario è davanti alla porta. Dopo venti minuti avevamo i due centrali ammoniti, non può succedere una cosa del genere visto il calcio che abbiamo espresso nei primi minuti». Dzeko si è preso gli applausi dell’allenatore, che ha preferito spegnere sul nascere eventuali polemiche sull’utilizzo del centravanti: «Non voglio che inizi un duello infinito con lui. Può fare quello che gli pare, io sto dalla sua parte». Poi apre alla cessione di Paredes: «Da noi non può giocare con continuità. Il pensiero di andare via è il suo non il nostro. È un giocatore forte, e quelli come lui possono dare il via a delle situazioni di mercato. Quasi tutte le squadre hanno bisogno di incassare. Dopo Bruno Peres siamo fermi». Complimenti per Alisson: «Era più pronto di Szczesny e mi è sembrato fortissimo». Oggi la squadra farà ritorno nella capitale all’ora di pranzo e si allenerà già nel pomeriggio con Peres al debutto: scatta l’ora del campionato.

(Il Tempo – E. Menghi)

Nainggolan: “All’Olimpico chiudiamo il conto”

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Un piede ai gironi di Champions la Roma lo mette: il pari di bellezza e sofferenza è da considerarsi positivo. «Quasi 60 minuti in dieci…Ci abbiamo messo tanta energia, abbiamo lottato — le parole di Radja Nainggolan —. Comunque abbiamo subito di più nella ripresa, normale in 10, questo è il calcio. Adesso ce la giochiamo in casa». Dove magari la condizione atletica sarà migliore. «Nella prima partita subito in dieci è difficile, bisogna accumulare minuti e migliorare fisicamente, non si può stare al 100% alla prima partita— ancora il centrocampista belga—. Credo che abbiamo fatto tanto, corso tanto, ottenendo un risultato positivo. E tocca a noi chiuderla in casa». Spalletti resta sulla gara: «La Roma mi è piaciuta, ma abbiamo perso troppe palle semplici». Del resto cammino europeo e calciomercato marciano insieme. A partire da un particolare legato alla distribuzione del cosiddetto market pool dei diritti televisivi. Juventus e Napoli — proprio come è successo negli ultimi due anni alla Roma, grazie all’eliminazione di Lazio e Napoli — guadagneranno circa 20 milioni in più dalla Champions in caso di retrocessione dei giallorossi in Europa League. Andare avanti nell’Europa che conta, insomma, porta a due risultati: aggiunge risorse per Sabatini e ne toglie alle due rivali.

L’ultimo arrivo è stato Bruno Peres — che ha scelto la “13” che fu di Chivu e Maicon — è stato inserito nella lista Champions e sarà a disposizione di Spalletti per il ritorno, martedì prossimo all’Olimpico. La dirigenza dice che la squadra è a posto e non sono previsti altri arrivi. È giusto dire così, ma l’interesse per Borja Valero resta altissimo. Entro una settimana si saprà di più. A centrocampo, in ogni caso, serve un innesto. Ieri Gerson, convocato dopo un anno e mezzo dalla nazionale brasiliana under 20, non ha trovato posto neppure in panchina. La strada per il talentino brasiliano pagato 17 milioni di euro è ancora lunga. Non ha funzionato la “chimica” tra Leo Castan e Marco Giampaolo, alla Sampdoria. Così il difensore brasiliano si è trasferito al Torino. È il secondo prestito in poche settimane, da regolamento con il benestare delle parti in causa. Dalla Spagna segnalano Villarreal e Malaga su Iturbe. Si parla di prestito con diritto di riscatto a 15 milioni. Carletto Mazzone direbbe: magara! L’attaccante sudamericano (39 presenze e 3 gol in serie A con la Roma) pesa sulle casse societarie 2,5 milioni netti a stagione. Seydou Keita (46 partite e 3 gol in giallorosso) ha scelto dove continuare la carriera: va per sei mesi in Qatar, all’El Jaish.

(Corriere della Sera – L. Valdiserri)

L’ultima missione di capitan Totti: “Vincere ancora”

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Che poi a pensarci bene, la cosa più brutta sarebbe perderli entrambi in un colpo solo. Francesco&Daniele. Un pezzo eterno di storia della Roma, 41 stagioni in giallorosso in due. Potrebbe succedere alla fine di questa stagione, quando Totti dovrebbe chiudere con il calcio giocato e De Rossi andrà in scadenza di contratto. Prima, però, sognano di vincere qualcosa d’importante insieme.

MISSIONE – De Rossi e Totti hanno consegnato i propri pensieri a Sport Illustrated , insieme a Baldissoni («Sono parte di Roma, se pronunci questa parola e ti senti come Giulio Cesare vuol dire qualcosa») e a Pallotta («Non siamo lontani dal competere con i migliori club al mondo. Totti? Mi ha detto che quando vinceremo lo scudetto andrà al Colosseo di nascosto di mattina»). Per loro, Totti e De Rossi, si è trattato di sottolineare lo spirito di appartenenza. Il capitano da giugno farà il direttore tecnico: «Non sono un’icona, ma un cittadino di Roma innamorato della sua città. Fossi andato altrove avrei più medaglie d’oro: io e Daniele abbiamo vinto il Mondiale e poco altro qui. Ma magari vinceremo un altro trofeo. La nostra è stata una missione portata avanti con passione. La città? Non mi opprime, sono innamorato delle sue strade, dei monumenti e delle borgate»

E DE ROSSI… – «Non sarei mai potuto nascere altrove – dice Daniele –. Ho sempre amato stare qui, il solo sentimento più grande dell’orgoglio di giocare per la Roma è la tristezza che proveresti senza. Certo, non sarebbe giusto per i tifosi lasciare entrambi insieme, è anche una questione di ambizioni. È più ambizioso vincere la Champions col Real o il campionato con la Roma?».

(Gazzetta dello Sport – A. Pugliese)

La Roma domina e soffre. Pari prezioso con il Porto: la Champions è più vicina

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Tutto e il contrario di tutto. La Roma esce dal Dragao con un 1-1 che lascia aperto il discorso qualificazione alla Champions League, con il vantaggio del gol segnato in trasferta. Nella gara di ritorno — martedì all’Olimpico, ci sarà anche il nuovo acquisto Bruno Peres — serviranno una vittoria o uno 0-0. In mezzo, l’impegno di campionato contro l’Udinese, sabato alle 18. In cinque delle ultime sei sfide (Lazio, Napoli, due volte Udinese e Sampdoria) il preliminare di Champions League ha bocciato la squadra italiana: ultima sopravvissuta il Milan edizione 2013-2014. E anche ieri sera è stata una gara sulle montagne russe, dominata dai giallorossi per 30’ e poi per un’ora con la testa sott’acqua. Spalletti conferma le impressioni. In porta c’è Alisson, che ha fatto tutta la preparazione con la squadra, e in attacco c’è Dzeko, a caccia di rivincita dopo la travagliata stagione scorsa. Il talentino Gerson, pagato 17 milioni, non va neppure in panchina. L’adattamento al calcio italiano richiede tempo. Ma, poiché di tempo non ce n’è, sembra anche un segnale alla società: serve un altro centrocampista, visto che Vainqueur non rientra più nei piani. Espirito Santo preferisce i muscoli dello spagnolo Adrian Lopez alla velocità del messicano Corona.

La partita si accende subito. La Roma domina per possesso palla e occasioni. Due salvataggi sulla riga (Felipe su Salah e Telles su Dzeko) e una parata super di Casillas rendono giusto il colpo di fortuna con cui la Roma passa in vantaggio, al 21’. Corner corto di Salah, cross di Florenzi e Felipe devia goffamente nella sua porta. Pochi secondi dopo Alisson è bravo a salvare a terra. La gara gira sulla doppia ammonizione di Vermaelen, tra il 28’ e il 41’. Davvero inutile la prima a centrocampo, letale la seconda. Spalletti preferisce inserire Emerson e non Fazio, mandando al centro Juan Jesus. Nel convulso finale di primo tempo Kuipers non vede un fallo di mano di Emerson, in area, su colpo di testa ravvicinato di Adrian Lopez. Era rigore e si poteva discutere sulla chiara occasione da gol. Il Porto rientra negli spogliatoi furibondo. La ripresa è di sofferenza. Il Porto pareggia, ma Kuipers viene salvato dall’assistente di porta e annulla per fuorigioco di Adrian Lopez. È ancora l’assistente ad aiutarlo pochi minuti dopo: questa volta Emerson non sfugge al rigore per un altro fallo di mano. L’incidenza del brasiliano sulla gara è disastrosa. Il Porto spinge, crea occasioni, ma non passa più. Si torna a Roma con un punto tutto sommato buono e l’idea che per il quinto anno di fila la Roma non abbia un terzino. Basterà Bruno Peres?

(Corriere della Sera – L. Valdiserri)