Paulo Dybala

AS ROMA NEWS – Come spesso accade, ha ragione José Mourinho. Perché è vero che «c’è una Roma con Dybala e una senza». Il corollario è lampante: se esistono delle chance (ed esistono) che i giallorossi possano approdare in Champions League, è solo pensando che la Joya possa giocare spesso, scrive La Gazzetta dello Sport.

Nonostante il rendimento di questa stagione sia un po’ inferiore rispetto a quello della scorsa, anche due giorni fa contro l’Udinese si è visto che l’attaccante è in grado di fare la differenza in qualsiasi momento. Tra l’altro, la sana arrabbiatura portata a casa dall’Argentina per via dei gossip sulla festa della nazionale (con modelle al seguito) dopo il ko con l’Uruguay sembra avergli dato una carica speciale, tanto è vero che l’invito al silenzio mimato dopo la rete segnata ai friulani era indirizzata proprio ai media di oltreoceano.

Insomma, la resurrezione di Dybala è l’arma in più della Roma. Non è un caso che, imitando anche l’esultanza di Bellingham, la Joya abbia ricevuto in “like” anche dall’inglese. Fra campioni, d’altronde, ci si capisce.

Le parole dello Special One, che domenica rimandava il ritorno di Chris Smalling al 2024, hanno senz’altro immalinconito i tifosi giallorossi, ma non c’è dubbio che la panchina che Mourinho aveva a disposizione contro l’Udinese poteva fare la differenza, come in effetti puntualmente è successo.

Non è un caso che l’allenatore portoghese, così parco di elogi per la sua rosa, stavolta li abbia fatti, immaginiamo per la gioia del general manager Tiago Pinto. Tra avere o non avere Lorenzo Pellegrini o Leonardo Spinazzola, ad esempio, passa tutta la differenza del mondo, tanto da permettersi il lusso anche di non impiegare gente come Aouar o Belotti.

E se a questi sorrisi si aggiunge il fatto che anche Renato Sanches sia a un passo dal ritorno fra i convocati – forse già giovedì per il match contro il Servette – la gestione di un gruppo a cui attingere per le rotazioni, potrà fare davvero la differenza in vista di un cammino nelle coppe che la Roma non ha intenzione di trascurare. Occhio poi anche ai baby. Avere in panchina un talento come Bove è di sicuro un’arma in più.

Se volessimo scherzare, si potrebbe dire che per avere la «gang di banditi» che José cerca, i calciatori dovrebbero prendere ad esempio dalla loro panchina, giunta alla espulsione numero 25 dell’era Mourinho.

Ovvio, però, che l’allenatore portoghese si riferisca a qualcosa di diverso, cioè a uno spirito guerriero che finora non ha trovato nel suo gruppo fuori casa, «dove c’è gente a cui manca la mamma o il dolce della nonna». L’Olimpico di sicuro non potrebbe essere più “materno” e caldo di come appare, perciò è in trasferta che la Roma deve crescere, visto che il bilancio finora è di appena una vittoria (Cagliari), due pareggi (Torino e Lazio, considerando il derby “fuori casa”) e tre sconfitte (Verona, Genoa e Inter), senza contare anche una pesante in Europa League contro lo Slavia Praga.

Troppo poco per una squadra che ambisce alla zona Champions. Il cambio di passo, perciò, è atteso già da domenica contro il Sassuolo, per poi chiudere l’anno viaggiando a Bologna e a Torino (sponda Juve). A Capodanno, perciò si vedrà se la trasformazione in «banditi» c’è stata oppure no.

Non nascondiamolo: il problema è serio. Se con le medio-piccole la Roma – dopo una brutta partenza – si è rimessa in carreggiata, la differenza la stanno facendo anche le sfide contro le avversarie dirette per i posti nobili della classifica. Da quando Mourinho siede sulla panchina giallorossa, la squadra ha giocato 27 incontri contro le big del campionato (Inter, Juve, Milan, Napoli, Lazio e Atalanta) ed il bilancio è fortemente negativo.

Le vittorie sono state appena 5 (meno di un quinto), i pareggi 6 e le sconfitte 16 (ben più della metà). Morale: su potenziali 81 punti a disposizione la Roma ne ha conquistati appena 21. Un passo che non è da qualificazione Champions. E quest’anno il rendimento non è migliore. In tre sfide contro rivali dirette per i piani alti (Milan, Inter e Lazio) la Roma ha ottenuto solo un punto, quello nel derby.

Certo, in tutte e tre i casi le assenze nella squadra sono state pesanti, ma visto che si parla di un andamento “storico”, è segno che occorre fare molto di più per conquistare i punti che valgono doppio, quelli degli scontri diretti.

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