Eusebio Di Francesco

(Gazzetta dello Sport – A. Pugliese/D. Stoppini) Non è l’elogio della follia, ma del lavoro. Eusebio non è Erasmo, anche se un po’ folle sarebbe stato giusto un paio di mesi fa puntare su una Roma tra le prime tre squadre d’Europa come numeri difensivi. Non è più un caso, è una costante. Cambiano le coppie centrali, gli esterni, gli avversari: il totale dice cinque reti subite in dieci giornate di campionato. Quattro dei quali – contro Inter e Napoli – sanguinosi dal punto di vista del risultato, ma l’evoluzione della specie difensiva giallorossa non può non essere una buona notizia per Di Francesco. Se poi sarà davvero l’arma vincente per inseguire il massimo traguardo, è presto per dirlo e non è neppure così scontato, considerati i rapporti di forza dell’attuale Serie A. Se tutti scrivono record, vuol dire che l’asticella si alza in linea generale. Ma qui è il particolare che stupisce. Il Di Francesco arrivato a Roma con la fama del tecnico monofase, è lo stesso che ora dà un’occhiata a questo dato e sorride: nei maggiori campionati europei solo Barcellona (3) e Manchester United (4) hanno incassato meno reti della Roma, sul podio alla pari del sorprendente Leganes.

RUOLINO – Sette partite su dieci con Alisson che festeggia un clean sheet – in Europa meglio solo lo United con 8 partite con la porta inviolata – sono il frutto di un lavoro specifico sul reparto difensivo che a Trigoria non ricordano così specifico dalle prime settimane di Luciano Spalletti, appena subentrato a Rudi Garcia. In quelle prime settimane del 2016 il tecnico toscano si mise sul campo a spiegare personalmente e singolarmente l’atteggiamento difensivo da tenere, ad iniziare dalle posture. Poi, con il passare dei mesi, Spalletti allentò la presa sull’assetto difensivo. Ecco: Di Francesco è tornato a spingere su quel tasto lì. «Sì, è vero, ci lavoriamo molto, all’inizio c’erano state alcune difficoltà – ha raccontato l’allenatore giallorosso –. Ora, invece, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La squadra è cresciuta nelle aggressioni, non quelle basse ma alte: il lavoro dei centrocampisti e degli attaccanti permette alla linea di difesa, anche se composta da giocatori individualmente non velocissimi, di rimanere alta, così da leggere bene ogni situazione».

TORNA KOSTAS – E l’altra cosa che sorprende, è che per scelta o necessità Di Francescoè stato di fatto costretto a cambiare quasi sempre la linea, intesa come componenti. Insomma, neanche il tempo di «conoscersi» e poi lasciarsi. In tal senso, da domani sera (contro il Chelsea) dovrebbe tornare Kostas Manolas, sulla carta il punto fermo del reparto centrale. Ed allora, se tanto mi dà tanto, facile che quei numeri possano diventare ancora più belli di oggi. Altro che sorprese, però…

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