Calcio d’estate, ma quello vero

Un calcio d'estate, dunque. Quello vero, non le solite amichevoli di lusso, ritiri in montagna e tournée oltre oceano

Un calcio d’estate, dunque. Quello vero, non le solite amichevoli di lusso, ritiri in montagna e tournée oltre oceano, spesso dannose per i muscoli dei calciatori ma parecchio utili per le tasche dei club.

Questa è l’ipotesi più gettonata che sta rimbalzando da qualche giorno nei vari tavoli di (video)lavoro tra le federazioni, l’Eca, l’European Leagues fino alla Fifpro: non si cerca di regalare alla gente un sport credibile o lo spettacolo ammirato fino a qualche tempo fa, ma stringersi intorno a una esigenza comune, di non far saltare il banco, di evitare il fallimento di una o più società, dalla serie A in giù, un discorso che vale anche per i club stranieri, che non navigheranno nell’oro per colpa della crisi da coronavirus.

Gli altri temi caldi, gli stipendi ridotti, gli aiuti dei governi (non monetari ma richiesta di modernizzazione di alcune norme fondamentali), vengono trattati in parallelo. Ecco perché si studia una ripartenza e la si dà in pasto alla gente, per ridare luce, speranza. Futuro. Si parla di calendari: slittato l’Europeo ecco che a riempire l’estate potrebbero essere campionati e coppe.

Si può fare? Per ora è programmabile ma non, per ovvi motivi, ufficializzabile. L’Uefa sta valutando due soluzioni: una prevede di portare avanti contemporaneamente i campionati (più la fase finale delle coppe nazionali), la Champions e l’Europa League. L’altra, quella più probabile e che piace molto alla serie A (i presidenti continuano però a litigare), è che vengano portate prima a termine le competizioni nazionali e poi le coppe europee.

Prolungare la stagione fino ad agosto comporterebbe la proroga dei contratti in scadenza, la rimodulazione delle assicurazioni e lo slittamento in avanti della finestra estiva di mercato. Siamo nel campo delle ipotesi, su questo si sta ragionando, tenendo conto che l’allungamento della stagione interrotta per il coronavirus, porterebbe a una compressione inevitabile della prossima stagione, visto l’Europeo spostato nel 2021 (e in quell’anno ci sono pure le Olimpiadi, da decidere in quale periodo dell’anno ma comunque da svolgersi entro l’estate). L’ipotesi piace alla serie A piace anche se i presidenti continuano a discutere, qualcuno non vuole più ripartite e pensa già al prossimo anno.

Sarà/sarebbe un calcio (solo) da tv, molto probabilmente (forse quasi sicuramente) a porte chiuse. Un campionato compresso, come un mondiale o un Europeo: si partirebbe il 2-3 giugno, si concluderebbe con la dodicesima giornata da recuperare a metà luglio (11-12). Sei settimane e mezzo in cui si giocherebbe a ritmo serrato in mezzo alla settimana e nel week-end.

Questo l’andamento studiato. E poi, via alle competizioni europee, anche queste bruscamente interrotte a marzo: 15 e 16 luglio ci sarebbero gli ottavi di finale di Europa League, con andata e ritorno in pochi giorni, poi il 22/23 e 26 andate e ritorno dei quarti anche di Champions, fino alla semifinale del 29/30 e 2 agosto, con finali previste per il 5 e 6. Oggi nuova videoconferenza indetta dalla Figc a cui parteciperanno anche i calciatori. Si parlerà di date possibili e documenti da consegnare al governo (domani la scadenza) per arginare l’emorragia. 

(Il Messaggero)

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