In attesa del faccia a faccia tra Virginia Raggi e James Pallotta della prossima settimana, probabilmente già lunedì, per il progetto Tor di Valle potrebbe arrivare un regalo dal Parlamento. Ieri il governo ha depositato un emendamento in commissione Bilancio che riscrive l’articolo 62 della manovra e cambia la legge sugli stadi. Non è un passaggio da poco, perché cancella uno dei capisaldi della norma del 2014, che vietava esplicitamente la possibilità di costruire appartamenti accanto agli impianti sportivi. I guadagni dei privati, in sostanza, fino ad oggi possono arrivare solo da negozi e uffici. L’emendamento del governo però abroga quel divieto e apre all’edilizia residenziale. Come? Prevedendo che si possano realizzare «alloggi di servizio», da destinare agli atleti o ai dipendenti delle società che utilizzano lo stadio, «nei limiti del 20% della superficie utile». Gli appartamenti, che dovrebbero essere costruiti «in aree attigue a quella dell’intervento», peraltro non verrebbero neanche conteggiati come opere che generano profitti ai proponenti e quindi da controbilanciare con infrastrutture pubbliche pagate dai privati. Secondo l’emendamento infatti gli alloggi andrebbero considerati come «destinazione sportiva» e quindi sarebbero «esclusi dagli oneri di urbanizzazione pretesi dall’amministrazione comunale».

LA CONFERENZA Che impatto avrà l’emendamento su Tor di Valle, progetto da oltre mezzo milione di metri cubi con negozi, uffici e alberghi? Per il momento dal Campidoglio nessuno si sbilancia. «È prematuro pensare alla possibilità di alloggi nel progetto», dichiara la presidente della Commissione Urbanistica, Donatella Iorio (M5S). Che aggiunge: «Ci sono diversi elementi ancora da definire, come la possibilità che si apra una nuova conferenza dei servizi». Di fatto però l’emendamento presentato ieri consentirebbe ai privati di «discostarsi motivatamente» dal progetto iniziale durante la conferenza decisoria. Il Comune intanto lavora alla delibera per conferire la «pubblica utilità» al nuovo progetto, così come modificato dopo il patto con la Roma del 24 febbraio. Quindi con le cubature dell’«Ecomostro» dimezzate, le tre torri da 220 metri cancellate e sostituite da un unico serpentone che unirà palazzine alte fino a 7 piani. La delibera dovrebbe arrivare in Assemblea capitolina il prossimo 14 giugno. Giusto 24 ore prima che si chiuda definitivamente la conferenza dei servizi (convocata dalla Regione), che ha già espresso il proprio parere finale negativo. Per il via libera al progetto Tor di Valle bis servirà quindi una nuova conferenza, che il Campidoglio chiederà già il 14 giugno, quando verrà spedita la delibera alla Pisana. Servirà poi un nuovo progetto definitivo e un secondo passaggio in Assemblea capitolina, per la votazione della variante urbanistica. Su questo anche l’emendamento del governo è stato chiaro: sulle modifiche al Piano regolatore si deve esprimere il Consiglio comunale.

IL RICORSO Sul progetto, poi, pende ancora la spada di Damocle della Soprintendenza archeologica. Vale a dire la procedura per mettere il vincolo all’ippodromo di Julio Lafuente. La Roma si è mossa. E i primi di maggio, in sordina, ha presentato le proprie controdeduzioni all’ufficio del Ministero dei Beni culturali. Nel ricorso si sostiene che la tettoia delle tribune non sarebbe stata disegnata dall’architetto spagnolo, che avrebbe solo firmato il progetto. Nella memoria si fa riferimento anche alla presenza di amianto e al fatto che l’opera non sarebbe stata direttamente connessa con le olimpiadi del 60.

(Il Messaggero – L. De Cicco)

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