Eusebio Di Francesco

(Gazzetta dello Sport – D. Stoppini) Che sia un tecnico in fiducia, lo dimostra l’audacia di un turnover che stavolta s’è spinto verso vette inesplorate: otto cambi rispetto alla partita con il Crotone, un’altra Roma eppure sempre la stessa Roma. Un altro 1-0 — il terzo di fila—la difesa ancora senza gol incassati, nove punti in una settimana. E gli ultimi tre contro il figlio, non se la prenderà a male Federico. «Ma questa vittoria non la chiamerei sporca — dice Eusebio Di Francesco — Abbiamo creato i presupposti per far male, il Bologna ci ha impensierito con i tagli, ma la nostra linea difensiva ha lavorato molto bene. E poi avevo chiesto ai miei di fare gol su calcio d’angolo: ne avevamo battuti 78 senza mai segnare, finalmente sono stato accontentato». Di più: «La partita è sempre stata sotto il nostro controllo — ancora l’allenatore della Roma — anche se specie nel primo tempo potevamo e dovevamo essere più lucidi per chiudere il match. A volte siamo poco convinti negli ultimi 20-25 metri. Il turnover? Con il Chelsea mi serviranno forze fresche, la squadra ha sposato il mio pensiero». Dzeko ora resta l’unico a non essere mai uscito dai titolari: «Il gol se l’è tenuto per martedì, me l’ha detto negli spogliatoi — ha scherzato DiFra — Sono felice, perché la squadra sta migliorando e vuole portare avanti il mio credo. La fase difensiva? Ci lavoriamo molto, c’erano state alcune difficoltà iniziali: anche se non siamo velocissimi sappiamo leggere bene le situazioni».

IL FIGLIO – E qualche situazione pericolosa, ieri sera, gliel’ha creata anche il figlio Federico: «Se potrà venire alla Roma in futuro? Quando andrò via io, potrà venire tranquillamente perché penso che sia difficile allenare il proprio figlio – dice Eusebio –. Credo sia stato il più pericoloso del Bologna, ha una grande capacità di attaccare gli spazi.In campo non si guarda in faccia a nessuno, lui giustamente ha fatto la sua gara e Florenzialla fine mi ha detto che è anche un rompiscatole. Era un avversario, adesso staremo insieme e tornerà a essere mio figlio».

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