Più si chiede di Ramón Rodríguez Verdejo, alias Monchi, a chi il mercato lo frequenta quotidianamente e più sembra di avere a che fare con il gemello di Sabatini. Indipendente, amante dei talenti, si fida quasi esclusivamente del suo istinto e dei suoi collaboratori fidatissimi perché il suo mestiere «non è vendere cartellini e fare soldi ma reinvestire ogni anno per ottenere risultati. Il mio scopo è generare plusvalenze per permetterci di stare a livelli superiori alle nostre possibilità economiche». Musica per le orecchie di Pallotta.

MISTER BILANCIO Ormai del suo futuro non parla più. Anche sabato in occasione di una premiazione ha dribblato le domande sulla Roma lanciandosi in una constatazione che sa tanto di addio: «Nessuno è indispensabile al Siviglia». Club andaluso che ha rappresentato la sua vita. Prima calciatore (giocava in porta), poi delegato di campo, accompagnatore e infine ds. Carica, quest’ultima, che ha fatto la fortuna del club andaluso. Vendi a 10, compri a 3 e rivendi a 15. Detta così, sembra facile. Anche a Sabatini è riuscito spesso. Quello che gli è mancato è saper nel frattempo allestire squadre che riuscissero poi a vincere. Monchi ci è riuscito. E non una volta. Ma lo ha fatto con continuità. Per carità 15 anni non sono i 6 del dirigente perugino nella capitale, ma nemmeno due coppe Uefa, tre Europa League consecutive, una supercoppa europea, due coppe del Rey e una supercoppa spagnola si possono paragonare ai mancati successi giallorossi delle ultime sei stagioni. Anche perché Monchi assunse la direzione del Siviglia quando il club andaluso era in serie B e come ama ricordare «non avevamo i soldi nemmeno per comprare i palloni». Che sia bravo lo sanno un po’ tutti. Anche Fazio, preso da Ferro Carril per 704 mila euro e rivenduto al Tottenham per 10 milioni. Meno persone però sono a conoscenza che già in passato lo abbiano cercato sia il Barcellona che il Real Madrid: «Quando gli ho spiegato le ragioni del mio no mi guardavano come un marziano», sorride. Se trovate un termine diverso fate pure. Ma per uno che nella sua carriera ha fatto guadagnare oltre 300 milioni di plusvalenze al Siviglia, trovarne uno migliore è difficile. Alcuni affari? Mettetevi comodi che la lista è lunga. Rakitic preso dallo Schalke 04 per 2,5 milioni è acquistato dal Real Madrid per 24. Kondogbia scovato nel Lens per 3,5 milioni è poi ceduto a 18. Julio Baptista preso per 3 milioni dal San Paolo è poi ceduto a 20. Dani Alves, strappato al Bahia per 550mila euro è pagato dal Barcellona 42 milioni. E non ultimi Bacca, comprato a 7 milioni e rivenduto a 30 e Krychowiak, acquistato a 5,5 milioni e ceduto al Psg per 33,6.

CANTERA D’ORO C’è il rischio di annoiarsi ma chi ha lanciato i vari Negredo, Luis Fabiano, Kanouté, Aleix Vidal, Gameiro, N’Zonzi e Vitolo, è sempre lui, tal Ramón Rodríguez Verdejo. Per non parlare poi dei giovani della cantera sivigliana, costati zero e rivenduti a decine di milioni. Tra questi, Moreno (18), Luis Alberto (8), Ramos (27), Reyes (24) e Jesus Navas (25). Proprio quest’ultimo, in scadenza di contratto a giugno, ieri è avvicinato dai tabloid inglesi alla Roma. Se è una coincidenza visto l’imminente arrivo di Monchi, un’associazione di idee o una boutade, lo sapremo a breve. Intanto è già stato segnalato il possibile sostituto di Manolas. Si tratta di Rodrigo Caio del San Paolo, passaporto comunitario, in scadenza nel 2018. Il primo di una lunga serie.

(Il Messaggero – S. Carina)

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