Tutti per Dzeko. Anche Pjanic

Pazzi di Dzeko. Tutti. Compresi quelli che l’hanno definito un «bidone» l’anno scorso, dimenticandosi una carriera che parlava chiaro e continua a farlo. Ventotto gol stagionali in trentaquattro presenze, il bottino aggiornato dopo la tripletta di Villarreal è pazzesco, con tre mesi e mezzo ancora da giocare. La Roma spera di farlo fino in fondo su tre fronti e intende «spremere» il bosniaco fino all’ultima goccia: per Spalletti il centravanti è diventato irrinunciabile e il copione non cambierà domani, quando all’Olimpico arriverà il Torino imbottito di ex e guidato da Belotti che insegue Higuain, ieri scattato in testa, e Dzeko nella classifica dei marcatori di campionato. I numeri del bosniaco fanno impressione, lo tengono in lizza per la Scarpa d’Oro, dove al momento è secondo in classifica dietro Cavani, Higuain e in compagnia di Suarez, e lo lanciano verso un record ormai a portata di mano: quello di miglior marcatore della Roma in una stagione. Nel caso sarà Totti a dover rinunciare a uno dei suoi tanti primati, lui che nel 2006/07 segnò 32 gol, compresi i 26 che valsero la Scarpa d’Oro. A Dzeko ne mancano quindi 4 per il sorpasso, intanto ha superato se stesso – mai era arrivato a così tante reti a febbraio – e si appresta a superare i suoi limiti: la migliore stagione a Wolfsburg (2008/09) lo ha visto andare a segno 36 volte, l’anno dopo si è fermato a 29. Tanti giocatori al suo posto si sarebbero tolti diversi sassolini dalle scarpe. E invece niente, Edin segna, sorride e guarda avanti, senza fare la minima polemica sulle vecchie critiche davanti ai microfoni.

In fondo, il suo carattere è questo e l’esperienza gli suggerisce di non alzare troppo l’asticella, perché nel calcio il vento può cambiare in ogni momento. Il suo amico Pjanic fa ancora il tifo per lui: «Si giocherà il trono dei bomber con Higuain, ma se lui mi lascia lo scudetto può diventare capocannoniere». Nessuna sorpresa se chi parla è lo stesso che non si preoccupò di dire dopo il ko del 2013 in Coppa Italia con la Lazio: «Persa per persa, sono felice che abbia segnato Lulic». Chissà come l’ha presa stavolta il Pipita, mentre Miralem non nasconde un pizzico di nostalgia: «Di Roma mi manca l’aria, a Torino non c’è il sole tutto l’anno e fa più freddo ma ci si abitua». E quel «like» piazzato da Pjanic sulla foto di Villarreal pubblicata da Strootman su Instagram è la conferma di un legame mai spezzato nonostante il «tradimento» della scorsa estate. Dzeko ha preferito prendersi la rivincita nella Capitale, lo stesso si può dire di Fazio ed Emerson, altre due storie bellissime di questa stagione romanista. Entrambi potrebbero essere convocati da Ventura in virtù dei rispettivi passaporti italiani, ma per l’argentino sta arrivando la chiamata del ct dell’Albiceleste Bauza, che ha confermato l’intenzione di convocare Fazio. Domani in tribuna all’Olimpico ci sarà invece il tecnico del Brasile Tite, che osserverà con attenzione Emerson. «Il mio sogno è giocare con la Seleçao – dice il terzino a Goal.com – se invece dovesse arrivare la chiamata dell’Italia, ci penserò». Poi spiega il segreto della rinascita: «Con Spalletti ho imparato a difendere, anche la dieta mi è servita tanto». Per giocare nella Roma e nel Brasile si può rinunciare tranquillamente a guaranà e cioccolatini.

(Il Tempo – A. Austini)

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