Italia, playoff servito

Gian PIero Ventura, Ct Italia

(Il Messaggero – U. Trani) La Nazionale, senza giocare (di questi tempi, meglio così), si è qualificata per i playoff di metà novembre, sfruttando il ko della Bosnia contro il Belgio. Ma non è ancora ripartita verso il mondiale, essendosi fermata a Madrid, come certificato dalle prestazioni contro Israele (successo sofferto, 1 a 0, il 5 settembrea Reggio Emilia) e la Macedonia (pari vergognoso, 1 a 1, venerdì a Torino). Lo scorso 2 settembre, la notte dell’umiliazione al Bernabeu, la Spagna ha ridimensionato il piano di Ventura. Lo ha detto con sincerità capitan Buffon prima di lasciare l’Olimpico granata. Lo ha, invece, negato il ct che, barcollando da una gaffe all’altra, si è aggrappato alle assenze per giustificare l’attuale rendimento. Posizioni diverse, dunque, nello stesso spogliatoio. Ed è da lì dentro che bisogna ripartire. Dove è nata l’unità di crisi per fronteggiare la situazione allarmante dell’Italia che domani sera giocherà in Albania e il 17 ottobre a Zurigo (ad oggi è testa di serie) conoscerà la rivale negli spareggi per andare in Russia.

COMPROMESSO OBBLIGATO Il patto, per non cancellare il lavoro di 13 mesi, è stato siglato durante il chiarimento tra Ventura (in precedenza ha parlato alla squadra al completo), Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini nella pancia del Grande Torino, dopo la sfida contro la Macedonia: una decina di minuti, tra ct e senatori, per andare avanti compatti. Da squadra. Concetti semplici, ma diretti. Il ko di Madrid ha lasciato il segno e i big lo hanno ricordato all’interlocutore: la figuraccia contro la Spagna non l’hanno proprio mandata giù. Perdere ci sta, ma non in quel modo. Perché la sconfitta ha colpito pure i giovani che, da quella sera, sono impauriti e confusi. L’exit strategy è la più scontata: uniti più che mai all’interno, perché il mondiale è a rischio. E’ quello che i dirigenti federali hanno chiarito sia prima del match che ieri mattina a Ventura (e al suo staff): basta con le inutili polemiche verso i media e stop ad altri esperimenti. E Tavecchio in prima persona, con due telefonate (venerdì e ieri), ha chiesto spiegazioni al ct. L’esclusione di Candreva evidenzia quanto (anche) la gara contro i macedoni sia stata preparata con approssimazione. Dal ritorno alla difesa a 3, solo per mettere a proprio agio Bonucci, con i terzini Zappacosta e Darmian sulle fasce contro una formazione che inizialmente ha schierato in attacco solo Nestorovski, fino alla scelta di 5 giocatori non titolari nei loro club: in partenza Barzagli, Zappacosta, Darmian e Gagliardini, nell’ultima mezz’ora anche Bernardeschi. E, nella fase cruciale, dentro Cristante, il 13° debuttante di questa gestione tecnica.

CONTRATTO PESANTE La Federcalcio, al momento, non pensa al cambio di ct in corsa e le chiamate del presidente a Ventura servono pure per allontanare ogni ipotesi (Di Biagio per il playoff e Ancelotti per la Russia). Tavecchio (assente a Torino e presente a Scutari) chiede la massima concentrazione per l’ultimo sforzo da compiere negli spareggi di novembre. Subito dopo, valutato il risultato (positivo o negativo che sia), prenderà di petto la questione. L’ingaggio, quasi 2 milioni all’anno (fino al 2020) condiziona la Figc. Ma il discorso di Buffon dopo il match contro la Macedonia (ieri pomeriggio al Filadelfia mezz’ora di colloquio solo tra giocatori) ha lasciato il segno. Fuori e dentro il gruppo. Il capitano ha chiamato in causa soprattutto il ct. Che, ultimamente, ha dato la priorità alle parole più che alle idee: «Se cominciamo a piangerci addosso e a credere che qualcuno remi contro, facciamo la fine di perdenti. Adesso ognuno di noi cominci a fare quello che sa fare e vedrete che le cose miglioreranno. I primi che devono far sì che le cose cambino siamo noi giocatori, soprattutto i più esperti per sgravare i più giovani. In Albania e il prossimo mese ai playoff ci si gioca veramente tanto. La sconfitta in Spagna ha minato le nostre certezze. Ci eravamo illusi. Così, contro la Macedonia, ci siamo quasi impauriti e non capisco il perché».

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