Gianluca Mancini

AS ROMA NEWS DERBY MANCINI BANDIERA – Storie di calciatori, sfottò un po’ spinti e mondo ultrà. Quello di Gianluca Mancini nel derby di Roma è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi. Il difensore giallorosso, nel dopopartita, ha festeggiato la vittoria sventolando una bandiera con un topo al posto dell’aquila biancoceleste, simbolo della Lazio, scrive La Gazzetta dello Sport.

Una leggerezza per cui si è scusato già l’indomani, ma che potrebbe costargli comunque una sanzione. Nella Capitale non sono nuovi a situazioni simili. Nel maggio 2022 Nicolò Zaniolo, allora giocatore giallorosso, venne punito con un’ammenda di 4mila euro per aver intonato un coro «dal contenuto ingiurioso e offensivo verso la società Lazio» (testuale dal comunicato federale di allora) durante i festeggiamenti per la vittoria della Conference League.

Dall’altra parte Paolo Di Canio, cresciuto in curva Nord e idolo del tifo caldo biancoceleste, fu protagonista di esultanze a dir poco eccessive nel derby vinto dalla Lazio 3-1 nel 2004-05, anche con un gran gol dell’attaccante sotto la curva giallorossa. E lo stesso Di Canio fu più volte pizzicato a salutare “romanamente” la sua di curva, non senza polemiche.

La rivalità da stracittadina ha visto spesso i protagonisti vestire i panni dell’ultrà o andare oltre nelle esultanze. A Torino è rimasta celebre l’imitazione del toro di Enzo Maresca, quando all’ultimo respiro realizzò il gol del pareggio della Juventus contro i granata, correndo con le mani a mimare le corna, tra l’altro sotto la Maratona. Era il 2001-02, ma i tifosi del Toro ancora oggi non l’hanno mandata giù.

Nella stagione passata Federico Dimarco ebbe addirittura l’idea di farsi consegnare un megafono per lanciare cori di sfottò contro i tifosi avversari (i “banditi” definiti “chiacchieroni che evitano gli scontri”) dopo che la sua Inter eliminò il Milan in semifinale di Champions (ma c’era già stato un precedente simile in Supercoppa a Riad). Il gesto scatenò la reazione della Sud rossonera, con tanto di striscione minaccioso sotto casa del laterale nerazzurro, che poi si scusò, anche su spinta del tifo caldo nerazzurro, in nome di un patto di non belligeranza tra le due curve che resiste da anni e anni. Pure Dimarco da ragazzino era solito frequentare San Siro da tifoso dell’Inter.

Un’abitudine comune a tanti calciatori. Il baby Francesco Camarda, che a 15 anni ha esordito con il Milan, il 27 gennaio era in curva per la sfida dei rossoneri contro il Bologna. Mentre nella Nord nerazzurra hanno fatto presenza gli ex Wesley Sneijder e, più volte, Marco Materazzi.

Domenica Stefan Radu ha assistito a Roma-Lazio nella Nord biancoceleste, sfoggiando (involontariamente?) una felpa degli ultrà dai connotati neonazisti. In passato poi, anche i giocatori di Inter e Milan hanno trasceso nei festeggiamenti, con cori insultanti e striscioni tenuti in mano chissà quanto inconsciamente.

Da Ambrosini (2007, «Lo scudetto mettilo nel c…» durante la festa per la Champions rossonera) al solito Materazzi (2009, «Nel mio c… c’è ancora posto» dopo il terzo scudetto consecutivo sul campo dei nerazzurri) sino ai quattro milanisti (Krunic, Hernandez, Maignan e Tonali) sanzionati dopo i festeggiamenti per lo scudetto vinto nel 2022. Leggerezze, momenti di eccesso che si potevano evitare.



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