Dica 33: De Rossi scarta l’ultima Roma

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In questa città che meravigliosamente e maledettamente ama discutere qualsiasi centimetro di strada e di vita, c’è persino chi è riuscito a bacchettare Kevin Strootman che sui social ieri ha voluto festeggiare il compleanno di Daniele De Rossi. Reo, l’olandese, di aver scritto «auguri capitano» su instagram, perché il capitano è solo Francesco Totti e sennò sono guai. De Rossi ha superato da tempo questa fase. La fascia al braccio la veste da tempo, simbolicamente leader ormai da anni di un gruppo che l’ha spesso portato a un passo dal trionfo, mai felicemente sopra quel trionfo. È l’ultimo compleanno di De Rossi con la maglia della Roma, perché tra un anno il suo contratto sarà scaduto e a oggi è difficile immaginare un colpo di scena in stile Totti. Per mille motivi e forse in fondo pure per la volontà di De Rossi, che non mai nascosto di voler chiudere la carriera dall’altra parte del mondo, magari nella Mls, chissà, forse insieme all’amico Pirlo a New York.

SUBITO IN CAMPO – Tra New York e Boston non c’è poi molta distanza. Tutte e due guardano dagli States l’Europa, come la Roma tutta mira il playoff Champions come spartiacque della stagione, già ad agosto. Strana condizione, come se il primo compito in classe dell’anno scolastico fosse già quello decisivo per la promozione dell’alunno. Così va il calcio. De Rossi lo sa. Ieri mattina a colazione si è preso gli auguri dei compagni, poi ha scelto un modo originale di festeggiare i 33 anni: si è infilato nella palestra dell’università di Harvard mezz’ora prima dei colleghi, di spontanea volontà, forse un modo per non perdersi niente, lui che è arrivato in gruppo solo da due giorni e ha una voglia grande così di rimettersi al pari degli altri. Non c’è tempo da perdere, la Roma ha bisogno di De Rossi e De Rossi ha già bisogno dei colori che ha sposato una vita fa. Un rapporto che si autoalimenta. Che magari un filo si raffredda quando il centrocampista veste l’azzurro, il suo mondo ideale: meno pressioni e testa più libera. Ecco, se una cosa potesse davvero chiedere a questi 33 anni, De Rossi si regalerebbe e regalerebbe al mondo giallorosso tutto un po’ della serenità che con l’azzurro ha spesso respirato, leggi gli Europei appena giocati.

PURE IN DIFESA – Ma sarebbe come chiedere l’impossibile. Meglio concentrarsi sulla quotidianità. E su una Roma che a Boston vive giorni importanti. Non una tournée qualsiasi, ma la preparazione di un playoff. La Roma si fa in Massachusetts, ai 30 gradi di Boston: temperatura alta, in campo e nella testa. De Rossi si prepara. A tutto. Anche a fare un passo indietro: la disponibilità ad arretrare in difesa l’aveva data a Spalletti anche la scorsa stagione, un ragionamento che il tecnico non può escludere neppure ora che la difesa è un reparto ancora da registrare, da mettere a punto, tra infortuni, malumori, nuovi acquisti e ritocchi ancora non completati. Spalletti lo sa, De Rossi c’è. Trentatré anni, il primo figlio maschio in arrivo ad agosto, 16a stagione dall’esordio in prima squadra. Sì, il suo 16. Credete ai numeri?

(Gazzetta dello Sport – D. Stoppini)

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