Tammy Abraham

AS ROMA NEWS TORINO ABRAHAM – Prendersi anche una discreta dose di tranquillità era fra gli obiettivi di questa Roma, tutti raggiunti. L’approdo in Europa già attraverso il campionato servirà a Josè Mourinho nell’avvicinamento alla finale di Conference League. Il posto sicuro nelle coppe per la nona stagione consecutiva, e conquistato con questo 3-0 senza badare ad altri, toglierà ansia alla finale di mercoledì in Albania contro il Feyenoord, scrive La Gazzetta dello Sport.

Un appuntamento che metterà certo in palio un trofeo, ma non avrà altre ripercussioni durature in caso di mancato successo. Mourinho chiude tra quinto e sesto posto, dipende da Lazio-Verona. Il portoghese raccoglie un punto in più del suo connazionale Paulo Fonseca, aggiungendo anche l’iscrizione all’Europa League, la seconda competizione continentale per importanza. Il giudizio definitivo sull’annata resta sospeso fino a mercoledì, però l’incremento del bottino segnala già un segno positivo, anche se l’ambizione massima era rientrare in Champions.

Malgrado la sconfitta che fa arrabbiare Ivan Juric per gli errori, il Torino esce da questo torneo con tutti gli indicatori che volgono al bello. E il giro di campo finale fra gli applausi lo conferma. Un anno fa i granata chiusero al 17° posto, salvandosi con Davide Nicola alla penultima partita. Adesso contano un +13 come punti e la posizione varia tra 10° e 11° posto. Il salto in avanti compiuto con Juric sarà un’ottima base di partenza per impostare la prossima stagione.

Nel chiudere questa, il Torino si inchina anche a Tammy Abraham: doppietta per l’inglese, a quota 17 in campionato e 27 in stagione. Gli osservatori del Feyenoord avranno sottolineato ancor più la sua pericolosità. E’ lui a rompere l’equilibrio, pur aiutato anche dalle distrazioni altrui. Secondo lo stile essenziale dei tecnici, per trequarti i disegni tattici si somigliano ma poi il Toro propone la solita apertura dei due trequartisti (3-4-2-1), mentre nella Roma Pellegrini si piazza al centro in avvio (3-4-1-2), ma si muove anche da interno destro.

Una mossa di Mourinho prima della mezz’ora però dà subito i frutti, perché il portoghese sposta Pellegrini a sinistra, fa allargare dall’altra parte Shomurodov tornando a un simil tridente – con Abraham più centrale – che se la gioca nell’uno contro uno con il trio difensivo. Da quella posizione Pellegrini raccoglie il passaggio errato di Brekalo e manda in area l’inglese, agevolato nella girata da uno scivolone di Zima (l’abitudine generale di innaffiare per bene il campo prima del via può portare anche a questi inconvenienti). Ma anche nel raddoppio prima dell’intervallo, è sempre un passaggio sbagliato da sinistra verso il centro (stavolta di Rodriguez) a costringere al fallo da rigore Berisha sull’inglese, che dal dischetto non sbaglia.

Il Torino talvolta è svagato. Il meteo balneare, da amichevole estiva, non aiuta la concentrazione a traguardo ampiamente raggiunto. Bremer, eletto dalla Lega miglior difensore della Serie A, viene applaudito quando riceve il premio (d’addio), ma è fuori per infortunio. Lukic viene retrocesso a marcatore di destra: una nuova proposta per la prossima stagione?

L’esperimento non convince, anche per quanto perdi in mezzo. Il ruolo di difensore puro attira Mourinho e lo spostamento citato di Pellegrini su questo versante ha anche questo motivo. Nella ripresa viene provato anche Praet esterno difensivo a destra, mentre ci sono fischi per Brekalo che lascia il campo e anche definitivamente il Toro. Per Belotti, dal futuro incerto, soltanto applausi.

Mourinho tiene fuori Smalling, Zaniolo e Karsdorp: quando l’azzurro entra dopo il danese si procura il penalty del tris, segnato da Pellegrini. Spinazzola è sulla corsia sinistra, a destra si sposta Zalewski che brucia Ansaldi in più di un’occasione. Alla Roma non conviene un ritmo alto: tra interruzioni per rinfrescarsi e crampi dopo un’ora, la squadra di Mou entra negli sbagli del Toro, si tiene più bassa, anche se non perde il controllo del match. Dopo 52 gare stagionali anche saper rallentare e poi ripartire è utile. La prossima partita sarà la più importante, e stavolta non è una frase fatta.

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