Daniele per sempre. L’elogio della Sud: De Rossi è il romanismo

Daniele De Rossi

NOTIZIE AS ROMA DE ROSSIVentimila bandierine metà gialle e metà rosse con la scritta DDR. Uno striscione gigante: “Ci hai rappresentato in campo per 18 anni da oggi la tua curva ti rappresenterà per sempre. Siamo tutti DDR”, gigantografia del Capitano aperta come i cuori dei tifosi in Curva Sud. E il coro incessante per tutta la partita. Dal riscaldamento delle squadre fin dopo il triplice fischio finale: Pallotta pezzo di me… Mentre i tabelloni mandavano a raffica le immagini di un altro Roma-Parma l’esultanza era tutta per lui, per De Rossi. Ogni tiro, ogni punizione, ogni passaggio fatto nell’allenamento pre-gara era un pretesto per urlare Daniele De Rossi, eheh ohoh.

Quando inizia la partita anche il cielo inizia a piangere. Sarà il preludio di quello che succederà 90 minuti dopo. Terminata la partita inizia lo strazio. Proprio come in quel Roma-Genoa di due anni fa, quando lasciava la bandiera delle bandiere: Francesco Totti, un altro figlio di Roma che ha sposato la Roma a vita Con De Rossi, queste nozze non sono state per sempre. Non c’era la musica di Via col vento a far da colonna sonora alla disperazione di una tifoseria intera. Totti e Conti a fine gara lo abbracciano e gli consegnano la targa con il 16 di cristallo. Il giro d’onore – sulle note rock degli Oasis – con moglie e figlie ha il sapore della disfatta.

Lui non piange, sorride ed è sereno. Sugli spalti, però, nessuna voglia di festeggiare, perché cosa c’è da festeggiare in fondo? Alla prossima partita quel biondino con il 16 sulle spalle non ci sarà. Lo sanno tutti. I compagni, gli amici, i ragazzi delle curve, i signori delle tribune, le mamme a casa. Mancherà quella scivolata provvidenziale, quella vena giugulare che sembra scoppiare, quella grinta da leone e quell’intelligenza nel sapere quando e come. Ci mancherà Daniele De Rossi. Ci mancherai Daniele De Rossi. Mancherà la serietà della sua spensieratezza. L‘incoscienza della sfrontatezza.

Mancherà quel passaggio filtrante e quelle frasi a effetto. Perché De Rossi era quello che alla fine di un derby con la Lazio a 16 punti di distacco attaccò un meno davanti al numero della sua maglia. E allo stesso tempo era quello che difendeva un compagno di squadra non proprio impeccabile dalle critiche. “Ogni cartellino, gomitata e scivolata: tu in campo come noi dietro la vetrata”. De Rossi è il romanismo, recitava uno striscione apparso in Curva Sud a metà primo tempo.

Ma De Rossi è un po’ tutto. È il Capitan futuro di una vita che una volta entrato nel presente si è trasformato in infinito. Ma Daniele non è un verbo. E’ il verbo di chi ha tatuati nel cuore il giallo e il rosso. Nella lettera di sabato ha ringraziato Ostia, la sua Ostia. Quel mare dentro che si è portato anche quando è andato a vivere in uno dei posti più belli del centro storico di Roma. La sua casa futura dove sarà? In ogni parte del mondo, sicuramente lontana da Roma. Un finale che poteva (doveva) esser diverso. Forse perché la parola fine stona sempre con la parola amore. Forse perché in una Roma forestiera, come scritto su una gigantografia apparsa a Testaccio, non serviva altro che DDR unica bandiera.

(Leggo – F. Pasqualetti)

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