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De Rossi e la legge degli ex: quando i figli di Roma fanno male ai giallorossi
Nel calcio esiste un dolore particolare, diverso da tutti gli altri. Non è semplicemente la delusione per una sconfitta o l’amarezza per un gol subito negli ultimi minuti. È qualcosa di più profondo: il colpo che arriva quando a ferirti è uno dei tuoi.
Alla Roma e ai suoi tifosi è successo più volte nella storia. Il capitolo degli ex che colpiscono i giallorossi è lungo e pieno di episodi dolorosi. Ma quello vissuto domenica a Genova ha avuto un significato ancora più forte.
A infliggere il colpo non è stato soltanto un avversario, ma un figlio di Roma, una bandiera, un capitano: Daniele De Rossi. L’ex numero 16 giallorosso ha guidato il suo Genoa alla vittoria contro la squadra che rappresenta una parte della sua vita e del suo cuore. Una partita che rischia di pesare enormemente sulle ambizioni europee della Roma di Gian Piero Gasperini. Non è la prima volta che un ex romanista lascia una cicatrice così profonda.
Uno dei casi più emblematici nella storia giallorossa è legato al nome di Agostino Di Bartolomei. Capitano del secondo scudetto romanista e figura leggendaria per il popolo giallorosso, “Ago” affrontò la Roma nel 1984 con la maglia del Milan a San Siro. In quella partita segnò e festeggiò con una rabbia che sorprese tutti.
Non fu un’esultanza casuale. Fu una rivalsa. Di Bartolomei si sentiva ferito per essere stato allontanato troppo presto, e quel gol rappresentò una risposta emotiva a una separazione dolorosa. L’Olimpico non dimenticò quella scena e mesi dopo lo accolse con una durezza che racconta quanto possano essere complicati certi amori calcistici.
Un’altra ferita arrivò qualche anno dopo con Roberto Pruzzo, il bomber simbolo dello scudetto del 1983. Nell’estate del 1989, l’ex idolo della Curva Sud si trovò davanti alla Roma con la maglia della Fiorentina nello spareggio per la qualificazione alla Coppa UEFA.
La scena fu quasi surreale. Cross in area, stacco imperioso e gol “alla Pruzzo”, uno di quelli che per anni avevano fatto esplodere l’Olimpico. Solo che quella volta la rete non fece gioire i romanisti: mandò in Europa la Fiorentina e lasciò la Roma fuori dalle competizioni continentali.
Ci sono poi episodi in cui gli ex fanno male anche senza segnare. Uno dei più dolorosi per i tifosi romanisti è legato a Marco Storari. Cresciuto nel vivaio giallorosso e romanista dichiarato, non ha mai giocato in prima squadra con la Roma. Ma il suo nome è rimasto impresso nella memoria dei tifosi per una notte amarissima.
Era il 25 aprile 2010. Storari, allora portiere della Sampdoria, fu protagonista di una prestazione straordinaria contro la Roma. Una serie di parate decisive che contribuirono a togliere ai giallorossi uno scudetto che sembrava ormai vicino, nella stagione di Claudio Ranieri.
Tra le storie più simboliche c’è anche quella di Daniele Conti, figlio della leggenda romanista Bruno Conti. Sembrava destinato a diventare un protagonista della Roma accanto a Francesco Totti, ma il destino prese un’altra strada.
Trasferitosi al Cagliari, Conti è diventato una vera bandiera del club sardo. E contro la Roma ha segnato cinque gol, alimentando quel paradosso tipico del calcio in cui i legami più profondi finiscono spesso per trasformarsi in rivalità sportive.
Anche tra i giocatori cresciuti nel settore giovanile romanista non mancano esempi simili. Matteo Politano, ad esempio, non ha mai giocato in prima squadra con la Roma ma ha segnato due gol contro i giallorossi, uno con il Sassuolo nel 2015 e un altro con il Napoli nel 2020.
Altri ex provenienti dal vivaio hanno colpito la Roma con minore frequenza ma comunque lasciando il segno. Gianluca Caprari ha segnato quattro reti contro i giallorossi, mentre Marco D’Alessandro e Simone Pepe si sono fermati a un gol ciascuno. Sono storie diverse, ma tutte unite da un filo comune: quando a colpire è uno dei tuoi, il dolore è sempre più forte.
Ed è proprio questo il sentimento che molti tifosi romanisti hanno provato domenica a Marassi. Perché perdere una partita può capitare. Perdere contro Daniele De Rossi, invece, fa un po’ più male.
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