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Roma, caso Koné e tensioni con lo staff medico: lesione al bicipite femorale, verso rivoluzione a Trigoria
La doccia è freddissima per la Roma e per Manu Koné. Gli esami strumentali hanno confermato una lesione di secondo grado al bicipite femorale della coscia destra, lo stesso problema già accusato due mesi fa. Uno stop di circa un mese che rischia di compromettere seriamente il finale di stagione del centrocampista francese.
Ma l’infortunio è solo la punta dell’iceberg. Il caso Koné si inserisce infatti in un contesto più ampio, fatto di tensioni crescenti tra Gian Piero Gasperini e lo staff medico, ormai evidenti da settimane.
Per comprendere la situazione bisogna tornare indietro di qualche giorno. A Bologna, Koné non era stato impiegato per un semplice affaticamento muscolare. Una scelta apparentemente normale, se non fosse che Gasperini lo ha visto in campo durante il riscaldamento, episodio che ha lasciato perplesso il tecnico. La sorpresa è aumentata il giorno successivo, quando il giocatore è stato regolarmente presente in allenamento. Una contraddizione difficile da spiegare: se non poteva giocare, perché allenarsi subito dopo?
Nonostante i segnali d’allarme, Koné è stato schierato titolare a Como. Poi un nuovo stop, allenamento differenziato e infine la decisione condivisa — tra allenatore, giocatore e staff medico — di utilizzarlo nuovamente. Il risultato è stato inevitabile: dopo appena 15 minuti in campo è arrivato lo stop, con una ricaduta che rischia di chiudere anticipatamente la sua stagione.
Il problema, però, non riguarda solo Koné. Le frizioni tra Gasperini e lo staff sanitario vanno avanti da mesi. I primi attriti risalgono a novembre con il caso Bailey, seguiti poi da divergenze sulla gestione di Wesley, rimasto fuori a Cagliari per una contrattura.
Con il passare del tempo, la situazione si è complicata ulteriormente. Le scelte di proseguire con terapie conservative per Dovbyk, Dybala e Ferguson si sono rivelate poco efficaci, alimentando dubbi e malumori. In questo contesto sono entrate anche consulenze mediche esterne, come quelle del chirurgo ortopedico Ahlbäumer e dello specialista finlandese Lempainen, decisioni che lo staff medico interno ha spesso dovuto accettare senza piena condivisione.
La gestione del caso Dybala ha rappresentato il punto di rottura definitivo, facendo emergere tutte le criticità di un sistema che non ha funzionato come previsto.
Ora lo scenario appare segnato. A giugno è attesa una vera e propria rivoluzione a Trigoria, soprattutto nell’area medica. Gasperini, arrivato da Bergamo con parte del suo staff di fiducia, convive attualmente con figure ereditate dalla precedente gestione. Proprio queste ultime sembrano destinate a lasciare il club al termine della stagione.
La Roma, dunque, non si trova soltanto a fare i conti con i risultati del campo, ma anche con una situazione interna delicata, che richiederà interventi decisi. Il caso Koné è solo l’ultimo segnale di un problema strutturale che la società non può più ignorare.
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