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Koné: “Spero di lasciare un segno nella storia della Roma. Giocarci è un grande orgoglio”
Manu Koné, centrocampista della Roma, si racconta e lo fa nel corso del programma ‘Le Grand Format’ dell’emittente televisiva francese Telefoot. Il classe 2001 si è soffermato sulla sua avventura nel club giallorosso e sulla vita nella Capitale. Queste le sue dichiarazioni:
Cosa fai durante il giorno per staccare dal calcio?
“Cerco di uscire un po’ con la famiglia, per esempio sono andato al Vaticano ed è stato molto bello. A volte esco con gli amici e facciamo una passeggiata. Qui si vive bene. Dove abito io c’è il mare e a volte vado in spiaggia anche con la famiglia”.
Tutti i tifosi ti riconoscono per strada…
“Qui è molto complicato passeggiare. La Roma è la squadra della Capitale, i romanisti sono veri tifosi e dimostrano l’amore per il club. Giocare nella Roma è un grande orgoglio”.
Il tuo legame con la Roma?
“Dal punto di vista umano vorrei lasciare il ricordo di una persona molto semplice, un grande lavoratore che dà tutto per la sua squadra. Dal punto di vista sportivo, invece, vorrei vincere trofei e arrivare il più lontano possibile con la Roma. Spero che così facendo potrò lasciare il segno nella storia del club e rendere tutti felici”.
Viene mostrato a Koné un videomessaggio da parte di Patrick Vieira…
“Ritengo che sia un centrocampista molto completo: è in grado di recuperare palloni, di spingersi in avanti e di servire l’ultimo passaggio – dice Vieira -. Credo abbia ancora un grande margine di miglioramento. Penso inoltre che goda del rispetto di tutti i compagni per il lavoro che svolge in campo e, alla fine, questo è l’aspetto più importante”.
Successivamente è il turno di Thierry Henry…
“Volevo solo dirti che sono davvero orgoglioso di te – le parole della leggenda dell’Arsenal -. Non c’erano molti dubbi, almeno per quanto mi riguarda. So di cosa sei capace e non hai ancora mostrato il meglio di te. E poi smettila di correre dappertutto. Ci vediamo presto e… buon Mondiale”.
Koné risponde: “Ci ha dato tanto alle Olimpiadi e mi ha subito affidato un ruolo da leader nella squadra. Ha avuto fiducia in me, mi parlava spesso e mi diceva che non ero così lontano dalla Nazionale maggiore. So che è orgoglioso di me”.
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