Davide Zappacosta

Se oggi si giocasse regolarmente, la Roma si ritroverebbe un calciatore in più: Davide Zappacosta. Preso la scorsa estate in prestito dal Chelsea per fare il titolare sulla fascia destra in difesa, l’esterno di Sora ha vissuto una stagione sfortunatissima: è sceso in campo solo per 12 minuti, nella prima di campionato contro il Genoa all’Olimpico.

Poi, l’inizio del calvario: un infortunio muscolare nel riscaldamento del derby in cui sarebbe partito titolare, e dopo la rottura dei crociati del ginocchio destro in allenamento. Prima dell’interruzione di tutte le attività a causa del Coronavirus, si parlava di lui come di un uomo in più per Paulo Fonseca nella seconda parte della stagione. E invece, sarà costretto ad aspettare ancora, ammesso che si possa riprendere a giocare.

Sono chiuso in casa da solo – ha detto qualche giorno fa su Instagram – mi alleno il pomeriggio, poi passo il tempo giocando alla Playstation. La mia ragazza ed i miei genitori sono ad un’ora da qui ma non li posso raggiungere perché ci è stato detto di rimanere fermi. La situazione è grave: vedo gente che esce per andare a correre. Non corriamo noi, che lo facciamo per lavoro, e lo fanno loro…è una follia».

Il suo prestito scadrà il 30 giugno, ma Roma e Chelsea sono già al lavoro per prolungarlo anche per il prossimo anno. Lui, però, vuole farsi trovare pronto anche per il finale di questa stagione, se si dovesse riprendere a giocare a maggio. Ipotesi, questa, a cui non crede più di tanto il brasiliano Juan Jesus, un altro che ha trovato pochissimo spazio, ma soprattutto per scelta tecnica.

«È molto difficile – le sue parole rilasciate a Fox Sports Brasil – che il campionato possa riprendere, c’è in gioco la vita di tutti. La mia condizione fisica? In questo momento il calcio deve passare in secondo piano. La situazione è drammatica, anche perché l’Italia ha superato la Cina per numero di morti e sfortunatamente non sappiamo quando tutto questo finirà. Siamo di fronte a una “guerra invisibile”: siamo in quarantena, siamo tutti molto preoccupati, ovviamente . È difficile stare sempre dentro casa ma dobbiamo starci perché è un sacrificio necessario per salvare il maggior numero di vite».

(Corriere della Sera)

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