Nicolò Zaniolo, Eldor Shomurodov

ULTIME NOTIZIE AS ROMA TRABZONSPOR – «Le vacanze sono finite». Vero e José Mourinho il film della sua prima in giallorosso lo riannoda proprio dalla fine. Contava vincere, per partire con il piede giusto e ipotecare il futuro europeo. Ma la partita di ieri, nella nuova Conference League, dimostra anche come la Roma sia ancora un cantiere aperto e ci sia molto da lavorare, scrive La Gazzetta dello Sport.

Nei meccanismi da oliare, nei sincronismi da trovare, nella fluidità di gioco. Succederà presto, proprio perché le vacanze sono finite. Intanto Mou si gode la sua prima vittoria romanista e la voglia di andare oltre tutto. «Siamo stati squadra, soprattutto nel momento di difficoltà e nella stanchezza. Equilibrati e solidi, con gambe forti. Non avessimo vinto, avrei avuto lo stesso sensazioni positive».

Ieri la Roma ha cambiato volto per scelta. Niente più impostazione a tre, con lo scivolamento del terzino sinistro a centrale, ma l’abbassamento di Cristante tra Mancini e Ibanez a costruire gioco, un po’ come faceva con Fonseca. «Lo abbiamo fatto perché sapevamo che il Trabzonspor ci aveva studiato», ammette Mou. Così facendo, però, a giocare alto non ci si è trovato solo Karsdorp, ma anche Vina.

La conseguenza sono stati i tanti palloni messi in mezzo dai due terzini, non sempre però sfruttati a dovere. «E la cosa mi ha creato un po’ di frustrazione», dice il tecnico portoghese. Andando sempre, però, Karsdorp e Vina hanno lasciato spazio alle loro spalle, dove ci si è infilato spesso Nwakaeme a sinistra e Djaniny a destra, più bravo di un evanescente Gervinho.

Così è successo nel primo tempo, ma soprattutto nella ripresa, quando in quattro minuti i giallorossi hanno subito prima il gol del pareggio di Cornelius (entrato da neanche un minuto) e poi hanno rischiato di prendere il 2-1 (con Nwakaeme che ha calciato su Rui Patricio da posizione ravvicinata) proprio a causa degli sbilanciamenti degli esterni. Ecco, su questo ci si dovrà lavorare su, per evitare che si vada a due velocità diverse.

Quello di buono con cui torna la Roma da Trabzon è proprio la solidità di squadra, soprattutto a livello mentale. La Roma dello scorso anno, subito l’1-1, probabilmente si sarebbe persa. Questa, invece, ha ritrovato le risorse per andarsi a riprendere la partita. Lo ha fatto con Shomurodov, ancora una volta bravo a segnare di rapina (sul palo di Mancini) dopo una partita di grande sacrificio e di movimento perpetuo.

Per l’ubzeko è il terzo gol in tre partite con i giallorossi, un piccolo record. Anche se quello vero, nella Roma, se lo tiene stretto Lorenzo Pellegrini, che ha aperto le danze con un gol da calcio a 5 (palla tagliata di Mkhitaryan sul secondo palo e chiusura vincente del capitano) e che è il primo italiano della storia ad aver segnato in tutte e tre le competizioni europee: Champions, Europa League e Conference.

Un motivo in più per sorridere, in un match in cui Lorenzo era sembrato a volte lezioso. Esattamente come Zaniolo, che ci ha messo un po’ per entrare in partita, ma che poi ha avuto il merito di avviare il gol dell’1-0. Dopo un anno e 13 giorni di assenza, va bene anche così.

Se c’è una cosa che però è sembrata evidente ieri è la necessità di trovare un regista in mezzo al campo. La squadra ha accesso la luce a sprazzi, a volte è sembrata mancare di una mente che sapesse dettare ritmi e giocate. Xhaka è oramai nel dimenticatoio, ma lì Mou qualcuno lo vuole: «La società ha fatto un mercato fantastico, ma è stato un mercato di reazione. Qualcosa mi manca, spero che arrivi, magari per la prossima stagione. In questa pareggeremo o perderemo, ma lavoreremo sempre per vincere. Un trofeo? Bisogna andare piano».

Vero, ma intanto la partenza è stata giusta. Per intensità e carattere, che poi sono due delle caratteristiche che Mourinho sta infondendo in questa squadra. Il Trabzonspor? Buona squadra, organizzata, anche se gli ex sono andati ad intermittenza: bene Cornelius, Bruno Peres e Vitor Hugo, rivedibile Hamsik, male Gervinho. Giovedì prossimo, al ritorno, non ci sarà da fidarsi, questo è chiaro, ma su questo ci sono pochi dubbi. Le vacanze sono finite, del resto. E con Mourinho non sono ammessi cali di tensione.

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