Tiago Pinto

Dopo aver chiuso la sua avventura alla Roma, Tiago Pinto ha intrapreso una nuova sfida assumendo la guida dell’area sportiva del Bournemouth. Il dirigente portoghese si è subito messo in evidenza sul mercato: nelle ultime settimane ha definito la cessione di Semenyo al Manchester City per una cifra monstre da 72 milioni di euro, ha anticipato la Lazio nell’acquisto di Toth e sta lavorando su altre operazioni con l’obiettivo di rafforzare la rosa inglese.

In una lunga intervista concessa a Marca, Pinto è tornato a parlare con grande emozione degli anni vissuti nella Capitale. «Non dimenticherò mai il giorno in cui me ne sono andato. È stato strano: vuoi andartene, ma dall’altro lato speri che non accada. Avevo bisogno di farlo perché non avevo più una vita. Lavoravo 24 ore su 24, sette giorni su sette. Volevo costruire una carriera internazionale e lavorare in diversi Paesi», ha raccontato.

Il dirigente ha poi tracciato un bilancio della sua esperienza romana, sottolineando luci e ombre: «Penso che avessimo una squadra capace di fare di più in Serie A, ma in Europa abbiamo ottenuto risultati importanti. Con Paulo Fonseca abbiamo raggiunto le semifinali di Europa League al primo anno, con Mourinho abbiamo vinto la Conference League il secondo, e il terzo anno abbiamo perso la finale di Europa League contro il Siviglia».

Parole di grande stima anche per José Mourinho, con cui ha condiviso uno dei periodi più intensi della sua carriera: «Roma è una città estremamente passionale, ma è difficile unire tutti attorno a un obiettivo comune. Mourinho ci è riuscito». Sul presente dello Special One, oggi alla guida del Benfica, Pinto non ha dubbi: «È una scelta naturale: il club più grande per il più grande allenatore».

Tra passato e presente, Tiago Pinto guarda ora avanti. L’esperienza romana resta una tappa fondamentale del suo percorso, ma il nuovo capitolo inglese rappresenta l’occasione per consolidare una carriera internazionale costruita passo dopo passo, con ambizione e visione globale.



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