Roma-Benevento, l’analisi tattica: la svolta con Defrel, il 4-2-3-1 con lui è più efficace

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La formazione scesa in campo ieri per Roma-Benevento. Fonte: profilo twitter ufficiale AS Roma

Cinque gol fatti, per la prima volta in stagione, alla peggior difesa del campionato, ma anche due gol subiti, da quello che dopo la giornata appena conclusa è diventato il secondo peggior attacco della Serie A. Luci e ombre sul piano tattico per la nostra Roma, ombre soprattutto sulla prima frazione di gioco, dove il 4231 è stato troppo sbilanciato verso la parte sinistra, luci invece nel secondo tempo, con 4 gol e delle transizioni offensive molto rapide che possono far ben sperare.

Il primo tempo

Partiamo subito con il gol subito al 6° minuto. Bene Fazio a non uscire in raddoppio, evitando così l’imbucata di Brignola alle sue spalle, non benissimo Manolas che avrebbe dovuto essere quantomeno più vicino a Guillherme, visto che Fazio gli copriva le spalle e dall’altro lato aveva due compagni. Proprio loro potevano fare di più e parliamo di Florenzi e Gerson, il secondo in particolare. Il romano infatti stringe troppo in ritardo, ma il secondo passeggia letteralmente negli ultimi 20 metri, quando recuperando un minimo sarebbe potuto intervenire nel momento in cui Guillherme rientra sul sinistro per poi calciare il momentaneo 1-0.

Nei primi venti minuti la manovra offensiva risultava efficace soltanto sul lato destro; buona l’intesa fra Florenzi e Under, meno la prestazione offerta da Perotti che spesso andava a occupare il lato sinistro del campo, nonostante Di Francesco lo avesse posizionato al centro della trequarti. Se a questo aggiungiamo che Strootman e Gerson raramente si inserivano, capiamo perché il Benevento sia riuscito a mettere la Roma in difficoltà nei primi minuti, almeno dal punto di vista della tenuta del campo. Essendo sbilanciati sul lato sinistro infatti, il centro era spesso sguarnito e facile preda dei centrocampisti campani. Un altro merito di De Zerbi, inoltre, è stato metterci in difficoltà allargando la squadra nelle ripartenze, anche per sfruttare centralmente questa superiorità numerica, con inserimenti o veloci cambi di gioco.

Di Francesco prova ad aggiustare qualcosa dopo 30 minuti e comincia a far cambiare posizione in fase offensiva a Perotti ed El Shaarawy, ma è sempre l’italo-argentino a scalare a centrocampo quando si ripiega. Purtroppo per lui però, soprattutto per noi, il suo apporto in fase di pressing era pressoché zero, così come quello di Gerson, ieri troppo timido davanti e quasi nullo dietro, dove si è reso protagonista soltanto di un buon recupero nei primi 45′. I grandi difetti del 4231 nel primo tempo sono stati essenzialmente tre: l’atteggiamento difensivo identico al 433, ma con un mediano in meno e la difesa più alta, concedendo così diverse volte degli 1vs1 molto pericolosi; il poco dialogo con Dzeko, che invece sarebbe dovuto essere il principale punto di riferimento offensivo e invece era troppo solo; la mancata supremazia territoriale contro una squadra nettamente inferiore sul piano tecnico.

Il secondo tempo

Ma parliamo anche di cose belle, perché ieri si è vinto e ci siamo riaffacciati in zona Champions League. Cerchiamo dunque di capire soprattutto se possiamo affidarci a questo 4231 per il prosieguo della stagione.

Pronti via e Di Francesco capisce che Perotti non è capace di svariare centralmente senza finire costantemente a sinistra e allora ce lo sposta. El Shaarawy finisce così come trequartista, ma dura poco e di certo non per demeriti suoi. Fino all’exploit di Under infatti era stato l’avanti giallorosso che si era reso più propositivo. Al suo posto Defrel e da quel momento la Roma comincia a macinare più gioco. Bene infatti il lavoro di Grégoire come collante fra centrocampo e attacco, deve ancora trovare la forma migliore, ma al momento, fra i giocatori provati come trequartisti, mi è sembrato il più adatto. Le uniche cose in cui ha difettato sono stati i mancati inserimenti, ma qui si ritorna al discorso della forma visto che è tornato da poco da un lungo infortunio. Questo problema degli inserimenti è comunque una caratteristica comune al 433, nonché un difetto che Di Francesco si porta dietro dal Sassuolo. Lì, per forza di cose, doveva bloccare di più i due centrali di centrocampo, lasciando esclusivamente alle ali e alla punta il compito di rendersi pericolosi. Con giocatori del calibro di Strootman, Nainggolan, Gerson, Pellegrini però non puoi permetterti di sfruttarli poco in fase offensiva. Questo è anche uno dei motivi per i quali si macina tanto, ma si segna poco rispetto alla mole di gioco prodotta.

Molto bene le transizioni offensive nel secondo tempo, per velocità e qualità. I gol del 2-1 e del 3-1 sono nati proprio così. Il primo con uno scambio FlorenziUnder a destra, e conseguente assolo sulla fascia del turco prima di crossare al bacio per Dzeko; il secondo invece con il bosniaco che cambia gioco per Perotti sul lato sinistro completamente sguarnito, e il bel taglio di Under a centro area per raccogliere il servizio del numero 8 giallorosso. Questi sono stati i segnali più positivi, dai quali ripartire per le prossime sfide. Il 4231 però non mi sembra ancora lo schema della Roma, perché se proprio lo si vuole attuare al momento è imprescindibile un giocatore come Nainggolan, nei due di centrocampo o come trequartista. Il suo profilo unico infatti ci permette di essere al contempo più coperti dietro e pericolosi davanti, evitando sbilanciamenti e favorendo inserimenti.

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