“Habemus stadium”, “Sei il vero Totti”. Così esultavano il Parnasi e Lanzalone

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Luca Parnasi

NOTIZIE STADIO ROMA PARNASI LANZALONE – Messaggi quotidiani, consigli sull’affaire stadio, favori. La rete di contatti tra politici e funzionari, costruita a suon di tangenti e gentilezze illegali, permetteva a Luca Parnasi di essere sempre un passo avanti. Notizie rivelate in anticipo, aiuti nel risolvere cavilli burocratici. Quando l’assemblea capitolina, nel giugno 2017, approva la delibera sul progetto Tor di Valle, per esempio, Parnasi lo scopre in tempo reale: «Approvata! Habemus stadium!», gli scrive l’avvocato Luca Lanzalone, super consulente della sindaca Virginia Raggi, remunerato dall’imprenditore con consulenze lucrose.

Lo scambio su whatsapp è agli atti dell’inchiesta. Parnasi è incontenibile: «Sei stato un fenomeno. Il vero Totti fuori dal campo». È solo una delle centinaia di conversazioni tra i due captate dai carabinieri. Il 22 maggio scorso, per esempio, Parnasi chiede dell’assessore allo Sport Daniele Frongia e Lanzalone spiega «che può essere utile». Per gestire altri progetti in cantiere, andrebbe invece «fatto un passaggio con Montuori – assessore all’Urbanistica, ndr – come è stato fatto con… sul discorso Mercati Generali, che in tre mesi si è sbloccata una cosa ferma da 10 anni», spiega il superconsulente.

Parnasi chiede: «Ci parli tu?». «Gliel’ho già accennato – risponde Lanzalone – se ritieni faccio da raccordo». Parnasi punta anche a realizzare il palazzetto del basket a Roma e Lanzalone è ancora disponibile a dargli una mano, suggerisce di parlarne alla sindaca in caso di feedback positivo con l’assessore: «La devo vedere e glielo accenno».

«CONTROINFORMAZIONE» – Il 22 febbraio 2017, Parnasi commenta stizzito la dichiarazione appena fatta da Beppe Grillo: «Sì allo stadio, ma non a Tor di Valle». L’imprenditore scrive: «Abbiamo fatto il botto». Ma Lanzalone lo rassicura: «Lascia perdere Grillo… manteniamo la linea concordata». «Stasera vedo Giampaoletti – il dg del Comune, ndr – poi facciamo un po’ di controinformazione», dice l’imprenditore commentando un articolo che non gli è piaciuto.

Più avanti, è a Boston e grazie a Lanzalone incontra Pallotta. «Sei stato un grande innesto», scrive all’amico. In cambio dei favori, oltre alle consulenze, Parnasi procura all’avvocato anche agganci che contano: «Se vuoi conoscere un po’ il mondo della Chiesa ti presenterei Monsignor Liberio Andreatta, rettore dell’Opera romana Pellegrinaggi».

Lanzalone, però, è solo uno dei personaggi influenti che fanno parte della rete dell’imprenditore. D’altronde per il gruppo Parnasi fare favori e pagare in cambio di agevolazioni – almeno per l’accusa – era una prassi. «Che assessorato devo scegliere?», gli chiede Adriano Palozzi, ex vicepresidente del consiglio regionale, accusato di corruzione.

IL VINCOLO – È invece Luca Caporilli, uno dei collaboratori di Parnasi, a raccontare ai pm di altri legami e altre gentilezze illegali. Ricostruisce come il gruppo Eurnova decise di conferire un incarico – inutile – da 200mila euro a Paolo Desideri, datore di lavoro della figlia del Soprintendente Francesco Prosperetti.

Quest’ultimo, in cambio, avrebbe proposto l’archiviazione del procedimento di apposizione del vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle, che avrebbe bloccato il progetto. «Desideri venne nei nostri uffici e ci disse che il Soprintendente gli aveva detto che avremmo dovuto ricostruire parte delle tribune. Ci fece capire che avrebbe dovuto progettare lui la ricostruzione – spiega Caporilli – apparve chiaro che l’idea proveniva da Prosperetti… l’abbiamo vista come una cosa che dovevamo fare per venire incontro alle richieste della Soprintendenza, che abbiamo ritenuto di dovere soddisfare per non scontentare Prosperetti».

(Il Messaggero – S. Menafra / M. Allegri)

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