Roma a catinelle

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Radja Nainggolan

(Gazzetta dello Sport – M. Cecchini) Forse non è ancora arrivato l’amore, ma la consapevolezza che si potrà fare un ottimo lavoro, quella sì. La Roma centra la sua prima vittoria stagionale all’Olimpico, battendo per 3-0 un malinconico Verona, grazie alla rete di Nainggolan e alla doppietta di Dzeko, e si scrolla di dosso la polvere delle polemiche. Vero che l’impresa contro la penultima in classifica non appariva titanica, ma la squadra di Di Francesco è parsa più vivace nella manovra offensiva, che affonda nel burro della retroguardia gialloblù. D’altronde, dopo i ringhi delle rispettive conferenze della vigilia, entrambi i tecnici scelgono di andare avanti per la propria strada, senza farsi condizionare dalle critiche. Se Pecchia in partenza cambia 3 giocatori rispetto ai titolari della disfatta interna contro la Fiorentina – facendo sedere ancora una volta misteriosamente in panchina Pazzini e schierando per la prima volta in gialloblù il «millennial» Kean da titolare in campionato -, Di Francesco ne cambia 5 dell’undici di partenza visto martedì contro l’Atletico Madrid, dando fiducia anche agli ottimi baby Pellegrini e Ünder e ritrovando Florenzi dopo l’infortunio del 26 ottobre scorso. Un recupero prezioso sia per lui sia per la Nazionale di Ventura, orfana per sei mesi di Conti, la quale si giocherà il Mondiale ai playoff.

DZEKO NON PIU’ SOLO Mossa saggia, visto che Dzeko – dopo le lamentazioni post-Champions – dimostra di non soffrire più di solitudine. Motivo? Se El Shaarawy si muove più dentro l’area di rigore rispetto alle evoluzioni di Perotti, anche Ünder taglia più spesso verso il centro per lasciare libera la corsia di destra – la più assaltata nel primo tempo – alle accelerazioni del pimpante Florenzi. Visto che in mediana, poi, l’ottimo Pellegrini e Nainggolan prendono presto il sopravvento sui dirimpettai Buchel e Zuculini, si capisce perché ai giallorossi basti la prima frazione per mettere in ghiacciaia il match. Comprensibile, notando come Ferrari, Heurtaux e Souprayen patiscano parecchio, mentre Caceres almeno prova a farsi vivo con qualche scorribanda sulla fascia. Poca roba, visto che il Verona nei primi 45’ non tira neppure una volta nello specchio (solo Bessa al 30’ è pericoloso da fuori), mentre la Roma segna due reti e colpisce un palo. Raccontiamo prima la polpa, cioè al 22’ Dzeko ruba palla a Buchel al limite dell’area, serve El Shaarawy che imbuca per Nainggolan. Gol facile facile come quello del 34’, quando Florenzi – servito da De Rossi – si beve Valoti sulla fascia e mette al centro una morbida palla che Dzeko spinge in porta. E’ il raddoppio, che santifica una gara che già in avvio aveva visto il centravanti bosniaco fermato due volte da Nicolas (7’ e 9’), mentre al 17’ è Ünder, servito da Nainggolan, a colpire il palo sinistro di Nicolas.

ESORDIO SCHICK Nella ripresa il monologo prosegue pressoché ininterrotto almeno fino alla terza rete, propiziata da un’incursione di Kolarov e realizzata sempre da Dzeko in scivolata. Tra l’altro, visto che al 21’ Souprayen annega la sua partita in un doppio giallo, il rischio della goleada pare dietro l’angolo. Buon per il Verona, però, che la Roma rallenti i ritmi e Pecchia decida di inserire Verde e Pazzini, che in pochi minuti tiene in apprensione la retroguardia giallorossa assai più di Kean. Il centravanti, per giunta, segnerebbe anche un gran gol al 29’, ma la partenza è in fuorigioco e quindi la rete viene annullata. Per i gialloblù, comunque, non è tempo di recriminazioni perché l’inferiorità numerica e l’allungamento delle squadre fanno sfiorare alla Roma altri 3 gol, che non si materializzano solo per l’imprecisione di Ünder (22’), Dzeko (38’) e per la reattività di Nicolas, a cui sia il bosniaco che Schick (all’esordio così come Moreno) tirano addosso. In serate del genere, comunque, i rimpianti finiscono in fretta, perché il presidente Pallotta stavolta ha potuto ammirare una squadra in crescita di condizione ed entusiasmo, fatto salvo per lo screzio finale tra Gerson e Bruno Peres. Entusiasmo ormai assente nel Verona, che in 4 partite ha subito 11 gol, segnandone la miseria di uno. Nessuna sorpresa, visto che all’Olimpico ha tirato nello specchio solo una volta. Impressioni? Nonostante la difesa del club, il doppio turno interno contro Samp e Lazio potrebbe essere decisivo per Pecchia, che pure ringhia su Pazzini: «Non è un caso, da lui pretendo di più». Speriamo anche dagli altri.

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