Re Carlo non molla: oggi caccia Ventura per salvare se stesso. I club di A con lui

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Carlo Tavecchio

(Il Messaggero – E. Bernardini) Le 48 ore di riflessione sono scadute. Oggi si conosceranno i destini del calcio italiano. Carlo Tavecchio, presidente della Figc, non vacilla nonostante gli attacchi che arrivano da ogni parte. Il silenzio assordate dopo la mancata qualificazione al mondiale, rotto solo ieri mattina per una comunicazione di “servizio” «un insuccesso sportivo che necessita di una soluzione condivisa e per questo ho convocato una riunione con le componenti federali per fare un’analisi approfondita e decidere le scelte future», suona come il tentativo disperato di un uomo “solo” di salvare il fortino ormai deserto.

LE POSIZIONI – Da una parte gli ex amici sono fuggiti, dall’altra i nemici hanno preso forza. La politica con il ministro Luca Lotti e il numero uno dello sport italiano, Giovanni Malagò a parole hanno già licenziato tutti. La realtà racconta però uno scenario differente e ben più articolato. Ma oggi, intanto, Tavecchio licenzierà Ventura, sborsando 875 mila euro di stipendio. Il presidente non emulerà l’esempio del suo predecessore Giancarlo Abete: niente dimissioni. E’ stato appena confermato sulla poltrona più importante del calcio di casa nostra e ha molti progetti da portare avanti. La prima mossa è quella di dare all’opinione pubblica un ct di grande spessore. Un nome altisonante: Carlo Ancelotti. Non sarà facile. Il progetto iniziale di Re Carlo da Ponte Lambro prevedeva Marcello Lippi direttore tecnico e Gian Piero Ventura ct (con limitata autonomia). Il progetto è naufragato ancor prima di iniziare visto che a via Allegri era sfuggita qualche norma, tipo quella sul conflitto d’interessi (Davide Lippi è procuratore). Difendere Ventura, rinnovandogli di altri due anni il contratto prima della sfida con la Spagna, è stato il passo falso ma obbligato.

E adesso cosa succede? Sono le tre opzioni per le quali potrebbe cambiare il vertice della Federcalcio. Scartata quella delle dimissioni spontanee. Impossibile il commissariamento visto che mancano presupposti per l’ ingovernabilità: «Mancato funzionamento della giustizia sportiva, dei campionati o per gravi irregolarità amministrative». Ad oggi questi tre fatti non ci sono. La terza via prevede la sfiducia da parte del Consiglio federale. L’articolo 28 dello statuto Figc prevede che: «qualsiasi organo federale collegiale decade di diritto al venir meno della maggioranza dei suoi componenti». Ipotesi al momento poco probabile. Tavecchio non ha avuto segnali di questo tipo: diversi club di serie A, alcuni anche molto importanti lo hanno chiamato rassicurandolo in merito. In seno al Consiglio nessuno vuole aprire un’altra criticità, visto che tra qualche settimana, dopo mesi di litigi, finalmente la Lega di A potrebbe avere un presidente e l’avvocato Mauro Balata sarà nominato numero uno della Lega di B. Al momento sono 17 i consiglieri federali in carica (mancano i 4 tra A e B) e basterebbero appena 9 voti per una eventuale sfiducia. Cosimo Sibilia, vice presidente vicario e numero uno della Lega Dilettanti è indicato da più parti come possibile “sabotatore”. Non è così. Non ha interessi, ora.

Basti pensare che Sibilia (grazie ai voti della sua Lega) è stato l’ago della bilancia per la rielezione di Tavecchio. Il tutto sotto lo sguardo complice del governo. Ma c’è di più perché il figlio dell’ex presidente dell’Avellino è senatore di Forza Italia dal 2008 e non vuole esporsi troppo visto che in primavera ci saranno le lezioni politiche e il suo partito lo appoggia convinto. Anche l’altro vicepresidente federale, Renzo Ulivieri, con delega proprio alla Nazionale, sarebbe al fianco di Carlo che dunque in consiglio avrebbe ancora la maggioranza. Sibilia, di fatto, non avrebbe la forza per sfiduciare Carlo e farsi poi eleggere, semmai ne avesse l’intenzione. E Malagò? Lui si è già espresso: «Fossi in Tavecchio mi dimetterei». Concetto ribadito in un colloquio privato. A fine novembre, a Bari, si terrà la Giunta Coni dove sono previste le ripartizioni e sono tanti i presidenti di altre federazioni che vorrebbero ulteriori tagli per la Figc. Oggi intanto in via Allegri ci sarà la riunione delle componenti per trovare una soluzione condivisa. Per molte sono proprio le dimissioni.

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