La Raggi vuole lo stadio ma non puó dirlo

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Virginia Raggi, sindaco di Roma

Una parte della base 5stelle va in fibrillazione sullo Stadio della Roma di Tor di Valle. E Virginia Raggi si affretta a gettare acqua sul fuoco. «Non ci sarà assolutamente alcuna colata di cemento, anzi francamente mi dispiace molto che come al solito alcuni giornali abbiano inventato verità che non esistono. Non c’è alcun accordo, stiamo lavorando per capire se sia possibile trova re una via di mezzo. La revisione del progetto si basa su tantissimi elementi. È un progetto partito con la consiliatura precedente e quindi stiamo facendo tutto il possibile per armonizzarlo con la nostra visione, finché è possibile». Per poi ribadire il concetto sul Blog di Grillo: «Sullo stadio questa amministrazione non ha alcun accordo con la società. Stiamo lavorando, alacremente e con grande serietà, attraverso una delicata trattativa – tutt’ora in corso con gli attori in campo. – E, in ossequio agli impegni presi, manteniamo il massimo riserbo su questa trattativa proprio per evitare speculazioni esterne». Per poi spiegare: «Ereditiamo il progetto da Marino. Ci siamo trovati un iter già avanzato e quasi a conclusione che, in altre parole, significa: causa multimilionaria all’orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune di Roma, per via degli atti amministrativi compiuti». Come al solito, i giornali cattivi hanno male interpretato le parole che il vicesindaco, Luca Bergamo, ha pronunciato martedì «la Roma ha risposto alle sollecitazioni dell’amministrazione capitolina» presentando «una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi». Parole che, vista la concomitante e fragorosa uscita di scena del più fiero e tecnicamente preparato oppositore del progetto, l’ormai ex assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, era suonata come un fortissimo avvicinamento fra le posizioni del Comune e della Roma.

Al netto del chiacchiericcio politico, la questione da risolvere è sempre la stessa: il taglio delle cubature. Si delineano, intanto, un po’ meglio i contorni dell’affaire: non solo un semplice taglio delle cubature, oscillante intorno al 20% o poco più, quanto, come spiegano dal Campidoglio, un approccio più «verde»e «tecnologico» dell’intero masterplan. Al momento non si è ancora discusso del taglio delle opere pubbliche che originano le cubature a compensazione tanto che è molto alta la possibilità che i proponenti finanzino direttamente una quota in più di opere. Ma c’è anche la possibilità di operare un taglio. È il più indiziato è il Ponte carrabile sul Tevere (valore 93 milioni di euro). Una ipotesi con talmente tanti problemi da essere più che residuale: va cambiata la delibera Marino e l’idea potrebbe essere inserire questo cambiamento dentro la variante urbanistica. Un percorso rischioso e che il Tar potrebbe annullare ritenendolo illegittimo. Economicamente, poi, il Ponte vale molto di più del 20% del taglio delle cubature e contraddirebbe il parere reso dal Dipartimento Mobilità in Conferenza di Servizi. E infine, problemi di sicurezza: la Prefettura potrebbe non autorizzare l’apertura di impianti con un’unica strada di accesso e uscita, la via del Mare-Ostiense, dove dovrebbero arrivare e defluire anche i mezzi di soccorso e di emergenza. Ancora: la Roma si impegna a mettere i soldi per acquistare i treni per la Roma-Lido. Ma, in più, si parla anche di un intervento da fare sulla stazione Magliana della metro B per adeguarla come nodo di scambio. Insomma, se l’accordo politico di massima forse è stato raggiunto, ora va trasformato in atti scritti da portare in Conferenza di Servizi il 3 marzo.

(Il Tempo – F. Magliaro)

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