C’era una volta Edin Cieco: “Voglio vincere”

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Edin Dzeko e Stephan El Shaarawy

(Leggo – F. Balzani) Quasi cinquanta giorni di digiuno. E non accorgersene (o quasi). Edin Dzeko durante questa sosta ha ripreso fiato e ora punta il derby per tornare al gol che in campionato manca dal 1° ottobre a San Siro contro il Milan. Nel frattempo però è arrivata la doppietta al Chelsea e tanto lavoro per la squadra. Il bosniaco non si preoccupa e in un’intervista a Kicker ha rivelato: «Se Messi e Ronaldo non segnano per due partite si parla di crisi. Non siamo robot, abbiamo alti e bassi. I tifosi a Roma sono incredibilmente fanatici. Il calcio qui, a volte, assume un’importanza esagerata. Allo stesso tempo però giocare davanti a loro ti trasmette entusiasmo e ti dà una spinta in più».

Contro la Lazio Dzeko (che ha già segnato due gol al derby) ne troverà tanti sugli spalti (saranno più di 35 mila i romanisti): «Per chi non lo vive è difficile da capire. Se vinci per i tifosi la vita è più bella. Finalmente le proteste della Curva (per le barriere, ndr) sono finite, quindi vivrò il derby più caldo. Sfide così in uno stadio semi-vuoto erano tristi. Saranno una bella gara tra due squadre in forma». Che puntano a riprendere il Napoli in vetta. «Io ho ancora due anni per portare lo scudetto a Roma e anche se questo campionato è più equilibrato la Juve è sempre la favorita».

Il bosniaco non dimentica le critiche dello scorso anno quando addirittura giravano foto con il nome “Edin Cieco” in riferimento ai gol che spesso sbagliava: «Con i nuovi mezzi di comunicazione hanno tutti qualcosa da dire. Se un addetto ai lavori mi critica lo accetto, ma purtroppo giudicano molti che in realtà non capiscono nulla. Avrei potuto lasciare la Roma dopo il primo anno ma non sono uno che molla». Ultime riflessioni su Neymar e sulla Var: «Nessun giocatore dovrebbe valere 222 milioni. Sei anni fa prendevi un top-attaccante per 30 milioni, ora ne spendi 50 per un difensore. Però ormai il calcio ha imboccato questa strada legata al business. Il Var? A volte dopo un gol è strano perché non sai se esultare o aspettare che l’arbitro abbia controllato l’azione. Deve essere ben dosato».

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