Italia, Malagò: “Fossi Tavecchio mi dimetterei”

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Questa mattina nel Salone d’Onore del Coni è stato presentato il progetto del nuovo stadio dell’Atalanta alla presenza del presidente Giovanni Malagò e del ministro per lo Sport Luca Lotti. A margine della conferenza, il Presidente Malagò ha rilasciato alcune dichiarazioni:

“La delusione, sia sportiva che umana, è clamorosa. C’è amarezza. Un uomo delle istituzioni deve ascoltare tutti ma poi deve ragionare col buon senso. Cerchiamo di essere concreti. Oggi il presidente del Coni – che ha 64 Federazioni – può commissariare, anzi, deve commissariare se accade almeno un fatto di 3. 1) Se non c’è il funzionamento della giustizia sportiva. Anche lì uno può dare opinioni concordanti o meno, però di fatto esiste. 2) La regolarità dei campionati. 3) Se ci sono gravi irregolarità amministrative, sostanzialmente di carattere finanziario. Oggettivamente nella Federcalcio ad oggi non c’è nessuno di questi 3 fattori, quindi non ci sono gli strumenti giuridici, tecnici, formali e procedurali per portare avanti un commissariamento. Poi c’è un altro discorso che riguarda la sfera delle competenze sportive e delle responsabilità, che sono sotto gli occhi di tutti. Dal 1958 non ci era mai successo di non qualificarsi ad un Mondiale. Tra l’altro all’epoca solo 16 squadre andavano al Mondiale, mentre oggi ci sono maggiori possibilità di farlo. Poi si viene da un periodo in cui la stessa Nazionale non ha fatto grandi risultati al Mondiale. Stamattina ho sentito Tavecchio, gli ho chiesto che intenzioni avesse, e mi ha detto che domani ci sarà questa riunione in Figc. Voleva confrontarsi con i suoi interlocutori sul modo di procedere. È padrone di assumersi le sue responsabilità, ma se fossi in lui mi dimetterei. Mi dimetterei perché facendo così si attesta anche la validità delle cose buone fatte in questo periodo. Oggettivamente, però, la situazione sportiva è quella che è. In questo paese il calcio rappresenta tante altre cose”.

Ieri sera si sarebbe aspettato le dimissioni di Ventura?
Non credo che questo sia il punto. Se è vero, e do per scontato che lo sia, che Ventura ha un contratto che sarebbe stato rinnovato solo ed esclusivamente in caso di qualificazione al Mondiale, di cosa stiamo parlando? La sostanza cambia poco. Di fatto Ventura non ha il rinnovo. Che si dimetta oggi o tra un mese, cambia poco. Su di lui gli elementi sono abbastanza acclarati. Non credo che il problema sia solo Ventura, anche se l’inizio del percorso del progetto di Ventura, era legata ad un’altra filiera di carattere tecnico, che prevedeva un ruolo significativo di Marcello Lippi, che poi però non è più andato a buon fine. Probabilmente questo ruolo di Ventura, diventato a tutti gli effetti responsabile di tutte le squadre nazionali, è stato impostato in modo sbagliato. Questo non significa cambiare un giudizio su Ventura. Facciamo un esempio: prima c’era un direttore generale che prevedeva di avere anche un amministratore delegato. Poi il dg si è ritrovato senza l’ad ed è stata una scommessa purtroppo persa.

Prandelli e Abete si erano dimessi subito dopo il fallimento in Brasile.
Non c’è una regola. Ci sono stati casi in cui presidente federali e allenatori sono rimasti al loro posto e si sono assunti questa responsabilità, ci sono invece altre persone che hanno deciso di farlo. Sono scelte della propria coscienza. Se il signor Tavecchio ritiene di essere ancora la persona maggiormente deputata per portare avanti il nuovo corso della Figc, si assume la responsabilità di questa decisione.

Se arrivassero le dimissioni, vede figure in grado di dare una svolta a questo calcio?
Ci porremo il problema quando ci saranno queste dimissioni, ammesso che avvengano. Il compito del presidente del Coni non è quello di fare campagna elettorale per qualcuno, ma è quello di individuare la migliore forma commissariale, perché di questo oggi si parla.

“Vorrei ringraziare Buffon. Ieri ci ha messo la faccia, come ha sempre fatto in tutti questi anni. Sentiva il peso della sconfitta non solo per se stesso ma per tutto il Paese, per i giovani. Ha parlato anche di responsabilità sociale. Complimenti a lui e a tutta quella generazione che ci ha dato soddisfazioni enormi, da quello che ho capito più o meno tutti hanno deciso di ritirarsi dalla Nazionale. Sento parlare di Chiellini, Barzagli, De Rossi… tutto si può dire tranne che ieri non si sono impegnati. Hanno dato il massimo. Complimenti a Milano, a San Siro. Un tifo strepitoso. Si sono messi a cantare l’inno d’Italia all’81’. Una prova strepitosa di provare a spingere la Nazionale. A memoria non ricordo una cosa simile. Il rammarico cresce, mi sembra evidente che qualcosa non è andato come ci si aspettava”.

Può essere Buffon la figura intorno a cui ricostruire il calcio? Una figura alla Zoff?
Si possono fare tanti nomi. Mi risulta che Buffon abbia dato l’addio alla Nazionale, ma continua a fare il calciatore. Non so se solo per quest’anno o per altri anni. Le persone devono sempre passare per determinate dinamiche elettorali.

Aveva definitivo singolare la decisione della Lazio di aprire la Sud con la Nord squalificata. È arrivata la decisione del Procuratore Pecoraro che non ha deferito Lotito. Cosa ne pensa?
Ogni giorno mi capitano sentenze di giustizia sportiva. Se mi metto a dire se sono d’accordo o meno, si apre un altro polverone. Mi rendo conto che ci saranno opinioni diverse.

Il problema sono i troppi stranieri nel calcio italiano come ha detto Matteo Salvini?
Ci sono troppi stranieri? Penso che in assoluto in troppi sport ci sono troppi stranieri. C’è una legge Bosman, bisogna capire cosa si intende per straniero. Un cittadino comunitario non è considerato straniero. Per quanto riguarda gli extracomunitari, chi mi segue al Coni sa che ogni anno abbassiamo la quota degli extracomunitari. Sistematicamente. Se un giocatore africano riesce a prendere un passaporto tedesco, austriaco, olandese o belga – e basta guardare quelle nazionali -, se voi quello lo considerate straniero, giuridicamente non lo è. Il problema esiste, sicuramente bisogna tenerne conto.

Basterà un nome importante sulla panchina della Nazionale per cancellare questa ferita?
Direi che è una componente fondamentale, ma non può essere l’unica.

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