Di Francesco: “Perotti e Nainggolan ci saranno”. De Rossi: “Più di chiedere scusa non posso fare”

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Eusebio Di Francesco

Eusebio Di Francesco e Daniele De Rossi hanno parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Champions League contro il Qarabag.

LE PAROLE DI EUSEBIO DI FRANCESCO

Un aggiornamento su Perotti e Nainggolan? Sono al 100%?
Sì, saranno entrambi convocati e a disposizione per il Qarabag. Ne siamo molto felici. Stiamo solo valutando Kolarov, oggi farà un ultimo allenamento. Era uscito un pochino affaticato dalla gara con la Spal, ma quasi sicuramente anche lui sarà della partita.

State pensando a un regalo che potrebbe farvi l’Atletico Madrid, battendo voi il Qarabag, per evitare una squadra inglese agli ottavi di finale?
Noi pensiamo solo a concentrarci su questa gara, alle nostre forze. Lo dico sempre ai miei calciatori, sia in Champions che in campionato. Il nostro destino passa dalle nostre mani e dalla nostra forza, poi quello che sarà sarà. Il nostro obiettivo è andare agli ottavi e vincere domani sera.

Quali rischi presenta la partita di domani?
Innanzitutto è una partita che va aggredita dall’inizio, con la nostra mentalità che ci ha accompagnato fino ad adesso. Cercheremo di non far respirare il Qarabag. Voglio una partenza determinata da parte della squadra, così i rischi saranno inferiori. Il Qarabag ha fatto molto bene in trasferta nell’ultimo periodo, soprattutto a Madrid dove stava anche vincendo una gara dove è rimasta per 30′ in 10. Non sono la squadra della prima gara contro il Chelsea, è da prendere con le molle con grande rispetto. Noi sappiamo che se giochiamo al massimo della nostra forza, possiamo prevalere.

Quanto è cambiata la sua squadra dalla vigilia della trasferta di Baku?
È cambiata tanto. Va dato anche grandissimo valore alla vittoria col Qarabag, che magari è stata un po’ sottovalutata inizialmente. In Champions e in Europa non è mai facile andare a vincere fuori casa. Quella vittoria ci ha dato consapevolezza e forza. La squadra sta assimilando al meglio quello che io sto chiedendo. Le parole di Daniele sulla mentalità sono emblematiche. La risposta la danno più loro che io.

Al sorteggio dei gironi c’era grande sfiducia data la presenza di Chelsea e Atletico Madrid. Passare il turno domani sarebbe un risultato normale nelle aspettative oppure sarebbe oltre queste aspettative?
Sì, aspettiamo la partita di domani. Preferirei rispondervi alla prossima conferenza dopo aver passato il turno. Non per scaramanzia, è giusto così. Mi piacerebbe dare questa risposta. Pessimismo a Roma? Non scherziamo. C’è sempre stato dall’inizio! Questo passaggio darebbe ancora più forza al lavoro che stiamo facendo, però aspettiamo. Godiamoci questo passaggio se dovesse arrivare. Io sono sempre stato ottimista e continuo ad esserlo. Oggi, domani e anche in futuro.

Quella col Qarabag sarà la quinta partita in 17 giorni. Sarri ha detto che l’Inter, giocando una sola partita a settimana, fa uno sport a parte. Lei cosa ne pensa?
Credo che ognuno di noi vorrebbe giocare in Champions e in campionato andando avanti. Questo è il nostro lavoro, non mi pongo questo problema. Cerco di ottimizzare al meglio gli allenamenti e i tempi perché ho il desiderio di andare avanti ancora per tanto. Voglio continuare a giocare ogni 3 giorni, sapendo che qualcosina ci può togliere, ma allo stesso tempo potrebbe darci grandi soddisfazioni. Sono felicissimo di poter lavorare un pochino meno sui miei concetti, ma poter giocare di più.

Ieri ha fatto il suo ingresso sui social dicendo che è pronto a cantare con la curva. Se dovesse succedere, si sente di fare questo voto di cantare sotto la curva? È una cosa che non ha mai fatto finora.
Questo non è un voto ma un piacere, io canto sempre quando non mi vedete. Prima e dopo la partita. È piacevole sentir cantare lo stadio, questo è stato il mio appello. Ho scelto di entrare sui social prima di tutto per eliminare quei profili falsi che esistono su di me, per tutelarmi. Ma li ho userò con molta parsimonia, non vi aspettato tantissimo in questo senso. Credevo di poter mandare un messaggio alla gente per il sostegno che ci sta dando fino ad adesso. Continua ad essere quello di sempre, come sanno fare solo i romanisti.

Florenzi ha giocato dal 1’ con la Spal, Peres domani è squalificato. Non ha pensato che stava correndo un rischio? Ha visto un giocatore in forma?
Se non corri rischi non fai l’allenatore. Ho visto Florenzi in crescita, in un’ottima condizione. Gli ho voluto dare continuità, non volevo fermarlo nella sua consapevolezza nell’interpretare questo ruolo. Avevamo avuto la possibilità di lavorare in settimana su concetti difensivi importanti, volevo che li mettesse in campo in una partita vera. Così è stato. Una scelta un minimo rischiosa ma l’ho voluta fortemente.

Quello che stanno facendo le squadre italiane in campionato forse è anche un po’ sottovalutato. C’è uno scoglio in particolare che lei ha superato in un momento particolare della stagione?
Ribadisco quanto detto in precedenza. Lo scoglio più grande è dentro lo spogliatoio. Daniele ha parlato del gruppo, del fatto che non volterebbe mai le spalle ai propri compagni. Il voltare le spalle ai propri compagni non significa giustificarli, ma cercare di capire il perché, magari anche bastonarli, per non farli sbagliare più. È un po’ lo stesso discorso di quanto successo a lui. Il nostro spogliatoio è una famiglia. Come nelle grandi famiglie, nel bene e nel male bisogna accettare quello che si fa, cercando sempre di rimediare fino a quando si può, e cercare di superare le difficoltà. La difficoltà era entrare nella loro testa, era lo scoglio più grande. Le parole di Daniele, che è il capitano, sono quelle che mi confortano di più. Credono in quello che stiamo facendo, poi il resto vien da sé. Si può vincere o perdere una partita. Spesso si devono avere le capacità di trattarle nello stesso modo, ma anche di saperle affrontare. Questo è lo scoglio più importante da superare e che mi auguro di aver superato. Magari non del tutto, ma siamo a buon punto.

Quale squadra sceglierebbe per contendersi lo scudetto tra Inter, Napoli, Juve e Lazio?
Mi interessa in maniera relativa. Chi è prima in classifica ora? L’Inter? Dico l’Inter.

LE PAROLE DI DANIELE DE ROSSI

Sull’ultimo episodio hanno parlato tutti tranne te, a parte le scuse che avevi fatto a caldo. Volevi aggiungere un’ultima riflessione su quello che è accaduto a Genova? Come si riparte?
Come hai detto tu, io ho parlato per primo, non è che non ho parlato. Ho chiesto scusa, di più non posso fare. Se potessi tornare indietro lo farei, ma questo è. L’unica cosa che posso fare è concentrarmi sulle prossime partite, come ho sempre fatto. La prossima è davvero molto importante, quindi pensare a quello che è successo a Genova di sicuro non mi aiuterà e non aiuterà i miei compagni.

Ti ha fatto piacere lo striscione della curva Sud? Cosa vuoi promettere ai tifosi per il futuro? Giocherai ancora per 10 anni?
Certo, mi ha fatto molto piacere. Quando ho avuto momenti di difficoltà, loro sono sempre stati chiari e fermi nello schierarsi dalla mia parte. Non può che farmi piacere. Ero a casa, non ero allo stadio perché non potevo scendere giù negli spogliatoi, ma sono stato felice. Mi ha fatto molto piacere. Promesse? Meglio non farne, soprattutto nel calcio dove non tutto dipende da te. Anche se domani sera dipenderà tutto da noi.

Come si prepara mentalmente una partita come quella di domani?
Come tutte le partite importanti che giochi. Non la prepari diversamente da un derby, da un Roma-Juve o un Roma-Milan. Sono partite importanti che a livello tattico sono abbastanza delineate. Devi vincere, devi aggredire. Soprattutto quest’anno, noi abbiamo un modo di affrontare le partite sempre molto simile che ci ha dato grande convinzione. Non abbiamo da preparare una partita di contropiede, o una offensiva, una di attesa. Bene o male siamo quelli, e credo sia anche uno dei nostri punti di forza in questo avvio di stagione.

Sedici anni fa facevi il tuo esordio assoluto con la Roma proprio in Champions League. Qual è il tuo rapporto con questa competizione?
Mi ha regalato grandi serate di gioia, ma anche grosse e cocenti delusioni e un paio di brutte figure. Ma sempre in linea con la nostra realtà, la nostra dimensione. La realtà della Roma è una realtà che non ti permette di fare troppi voli e troppi sogni su questa competizione, ci sono squadre più attrezzate. Secondo me la gara di domani è passaggio fondamentale per la nostra dimensione europea. Ci è capitato tante volte di passare il turno dopo il girone, di battere il Real Madrid agli ottavi, anche il Lione. Ma un girone del genere non me lo ricordo. Sarebbe una bella immagine da esportare in Europa, di una squadra che ha saputo eliminare l’Atletico Madrid, che ha saputo mettere in difficoltà il Chelsea. Una squadra che ha passato un girone di grande spessore. Ma prima passiamolo, poi potremo ricordarla come una delle mie migliori serate in Champions League.

Lei qualche mese fa disse che sarebbe stato molto complicato sostituire uno come Spalletti. Ora Spalletti è primo in classifica, ma immagino che Di Francesco le stia facendo cambiare idea. Aveva un po’ ragione e un po’ torto?
Avevo ragione, non avevo un po’ ragione e un po’ torto. Era complicato, non ho detto che fosse impossibile. In quei giorni si parlava di quell’allenatore, che passava anche come uno sprovveduto o come uno che aveva fatto danni a Roma. Qualche casino l’ha fatto lo scorso anno. Sapete cosa è successo, del clima un po’ particolare con Francesco (Totti, ndR). Ne abbiamo risentito un po’ tutti, però in quel momento ci tenevo a puntualizzare quanto fosse stato buono il suo lavoro. Il fatto che io abbia detto che fosse e non impossibile è la dimostrazione di quanto stiamo facendo quest’anno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora facciamo gli scongiuri per domani, ma credo che i primi 6 mesi del mister siano i migliori che abbia fatto un allenatore nei suoi primi 6 mesi a Roma. Anche lo Spalletti-bis non è iniziato così bene, l’anno scorso abbiamo zoppicato un po’ alla partenza. Purtroppo quest’anno ci sono squadre che hanno vinto praticamente tutte le partite, quindi non siamo primi in classifica. Se fossimo partiti così l’anno scorso, magari avremmo vissuto i primi 6 mesi da capolista.

Domani dovrebbe arrivare l’ok per lo stadio della Roma, si dice che sarà pronto per la stagione 2020/2021. C’è la speranza che possa giocarci De Rossi?
È sicuramente una cosa molto importante per la Roma, ma oggi non è la nostra priorità. Il futuro immediato lo costruiamo domani sera, uno stadio si costruisce in 3 anni. Nel 2021 avrò 38 anni, mi sembra un po’ difficile. Anche se mentalmente e fisicamente sto bene. Anche i dati che ha Nicandro, il suo preparatore, sono abbastanza confortanti dal punto di vista atletico, però poi ci sono altre problematiche e di qualità che devi avere per giocare fino a 38 anni. Non so se le avrò. L’importante è giocare gli ottavi di finale, non giocare nel futuro stadio.

Con la somma delle squalifiche di tutta la carriera, hai quasi perso una stagione. Questo tuo lato del carattere focoso ti ha più giovato o più nociuto in carriera?
Un giocatore che gioca 16 anni e prende 2 giornate di squalifica l’anno, perde 32 giornate, se la matematica non è un’opinione. Quella è quasi una stagione. Se in una stagione ne prende 3 perché è un po’ focoso, ecco che ne ha saltate 40. La matematica è evidente. Non ho saltato un anno della mia carriera, sono sempre stato molto presente nelle mie squadre Ho fatto cose che hanno fatto sembrare il tutto più grande. Se prendi una squalifica perché strattoni uno lanciato in porta è diverso se la prendi perché dai un pugno in faccia a Icardi. Non ho saltato un anno, avete scritto male. Sono sempre stato presente nel campo e negli spogliatoi. Ho anche pagato quando ho sbagliato. Domani sarò presente in campo (guarda verso Di Francesco, ndR), sarò presente negli spogliatoi in questa partita! Come sempre, sia dal campo che da fuori. Poi se sto qui significa che…
Di Francesco: “Ha fatto una buona scivolata…”.

Oggi Perotti ha detto che non sei un semplice giocatore, ma il capitano della città. Hai l’impressione che ci sia un calcio che conoscete voi che giocate, e poi un calcio di cui parlano tutti che però è un’altra? È questo che può penalizzarti?
Senza offesa e presunzione, è risaputo che il calcio che conosciamo e viviamo noi sia ben diverso da quello che conoscete voi, da quello che conoscono i tifosi. Ci sono giocatori eroici della storia del calcio che poi magari nello spogliatoio se la fanno addosso fino a un minuto prima della partita. Oppure giocatori che passano per antipatici, poco professionali, mentre in realtà sono tutt’altro. Ho fatto esempi stupidi perché noi sappiamo veramente quello che succede. Un po’ tutti quelli che mi conoscono mi considerano un bravo compagno, una persona seria e un amico, ma questo non vuol dire che io abbia dei jolly da giocarmi. Devo pagare e pagherò. Sto pagando. Mi fa piacere quello che ha detto Diego, so che loro sanno che io sono dispiaciutissimo. Ho la sensazione che i miei compagni mi ritengano una persona perbene, seria, su cui si può fare affidamento. Uno che non gli volterebbe le spalle se succedesse a loro. Tu dici ‘E grazie, ci mancherebbe…’. Però sono sempre uno che si schiera sempre dalla parte dei propri compagni e dello staff, di chi vive la mia quotidianità.

Si è posto un obiettivo da qui alla fine della carriera? Non smette finché non vince… cosa?
Non so se sarebbe realistico porsi un obiettivo di questo tipo. Non può sempre dipendere da noi. Ho sempre detto che vorrei smettere prima di iniziare a non farcela più, a non stare dietro ai miei avversari, e soprattutto prima di iniziare a non divertirmi più. Passino le stagioni, quando sei più giovane, in cui ti diverti di meno ma devi continuare per forza di cosa. Se invece vedi che fai più fatica e fai male e ti diverti di meno a 34/35 anni, dal mio punto di vista, per quello che ho fatto e per come sto a casa, non sarei mai condizionato e legato a questo lavoro a tal punto da farlo stando male. Quest’anno mi diverto, sto bene. Mi diverto quando le cose vanno bene, mi diverto meno quando non è così, però quello è il destino di noi calciatori. Dire ‘non smetto finché non vinciamo lo scudetto’ sarebbe da folli. Spero di vincerlo il prima possibile. Sicuramente se sapessi che non c’è proprio possibilità di vincerlo, magari avrei già messo o sarei andato da un’altra parte a fare qualche esperienza. Invece secondo me non è impossibile che succeda.

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