Shakhtar, Palkin: “Nainggolan il mio rimpianto, lo stavo prendendo dal Cagliari”

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Sergei Palkin

Sergei Palkin, amministratore delegato dello Shakhtar, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport in vista del match degli ottavi di ritorno di Champions League contro la Roma, valido per l’accesso ai quarti, in programma questa sera alle 20.45 allo Stadio Olimpico. Queste le sue parole:

Ecco, come si costruisce una squadra più brasiliana che ucraina nell’Europa dell’Est?
«E’ stata sempre un’idea di Akhmetov. La sua filosofia è avere sempre uno stile di gioco offensivo. E chi meglio dei brasiliani incarna questo spirito? A noi non basta vincere. Vogliamo farlo divertendo: per noi il calcio è un festival».

Ma li scovate giovanissimi e poi li rivendete a peso d’oro. Come fate?
«Abbiamo 7-8 scout che lavorano per noi. Il resto lo fa una fitta rete di informatori. Non pensate però che certi investimenti costino poco: Willian lo pagammo 15 milioni. Certo, poi ne ricavammo molto di più (sorride: 35 milioni dall’Anzhi, ndr)».

La prossima plusvalenza arriverà da Fred, il match winner dell’andata. E’ già del Manchester City?
«No ma sicuramente andrà via a giugno. Se non al City, al Manchester United. E’ pronto per i migliori palcoscenici perché oltre a essere bravo è molto professionale. Se gli chiedessi di restare un altro anno con noi, lo farebbe».

Fonseca che allenatore è?
«Ha una mentalità simile alla nostra, farà una grande carriera. Per questo lo abbiamo scelto. Tutti insieme. Allo Shakhtar non esiste un direttore sportivo perché non serve, ma un gruppo di lavoro sì. E come dicevo prima, l’ultima parola spetta sempre al presidente».

Domanda banale: chi passa il turno?
«Cinquanta e cinquanta. Per noi è una grande occasione ma per la Roma è forse ancora più importante. Loro hanno un fatturato molto superiore al nostro e stanno costruendo il loro futuro».

C’è un giocatore della Roma che vedrebbe bene nello Shakhtar?
«Facile: Nainggolan. Ho provato anche a prenderlo quando era a Cagliari. Siamo arrivati vicinissimi ma poi l’affare saltò».

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